Ministro Urbani, non mi dica che anche lei è soddisfatto di questo condono. «E invece sì, sono soddisfatto. E parecchio». Ma come? Il governo vara un condono da 3,5 miliardi di euro e lei, che è ministro dei Beni culturali e dovrebbe difendere il nostro Paese dagli abusi e dalle mostruosità edilizie, non solo non protesta ma dice anche di essere soddisfatto? «Guardi, quando mi si prospettò la necessità di un condono per fare entrare soldi nelle casse dello Stato, io feci subito il Pierino dicendo che un provvedimento generalizzato sarebbe stato una pessima cosa, oltre che ad essere molto rischioso per il paesaggio del nostro Paese e i nostri beni culturali». Si dice che gli scontri con i suoi colleghi dell'Economia e delle Infrastnitture siano stati anche aspri. «Ma alla fine sono riuscito a far passare i tre principi che per me erano fondamentali: esclusione delle aree protette, la demolizione degli eco-mostri e l'esclusione di tutte le zone boschive incendiate». Rimane tutto il resto, e non è poco, alla faccia di quel condono "leggero" che alcuni nel governo avevano prospettato una settimana fa. «Le assicuro che abbiamo comunque scampato un pericolo. Il consiglio dei ministri ha capito che non potevamo ricorrere ad un provvedimento a tappeto. Alla fine siamo riusciti a varare un condono che porterà soldi allo Stato e non sarà nocivo per il Paese». Quanto costerà allo Stato l'aver circoscritto il condono? «Non saprei dire con esattezza». Si parla di poco meno di mezzo miliardo di euro. «Lo ha detto lei, non l'ho detto io. Comunque l'ordine di grandezza più o meno è quello». Cosa sono le "aree protette" e come funzionerà l'esclusione per quelle zone? «Per aree protette intendiamo tutte quelle zone sottoposte a vincoli edilizi per motivi archeologici, monumentali o paesaggistici. Per esempio, chi ha costruito una villa abusiva sull'Appia antica non potrà ottenere un condono. Chi ha costruito un cavalcavia vicino ad una piazza storica non potrà ottenere un condono. Anzi, dovrà farlo demolire. Lo stesso dovrà fare chi ha costruito un albergo che rovina il paesaggio». Ma chi ci assicura che gli abusi in quelle aree verranno davvero demoliti? «Abbiamo finalmente gli strumenti per farlo. Il nuovo provvedimento ci dà il potere di avviare, con i comuni interessati, le procedure di demolizione, i cui costi saranno naturalmente a carico di chi avrà commesso il reato». Avete già pronte delle "liste" di edifici da demolire? «Le sovrintendenze le stanno preparando. La Sicilia non è inclusa nel provvedimento, avendo uno statuto regionale suo. Ed è un peccato perché lì ce ne sarebbero parecchi di edifici da buttare giù». Come mai era così importante escludere il condono dalle aree boschive incendiate? «Perché gli incendi intorno a costruzioni abusive sono quasi sempre dolosi. Estendere il condono a quelle zone avrebbe significato premiare quelli che hanno appiccato gli incendi». Signor ministro, lei dice di essere soddisfatto. Ma alla fine rimane la sensazione che per l'ennesima volta i furbi l'hanno fatta franca. «I condoni premiano sempre i furbi e quelli che prendono le scorciatoie: questo è certo. Ma bisognava portare soldi alle casse dello Stato e alla fine ha prevalso la volontà di prendere comunque una strada alternativa a quella delle tasse».