Polvere alla polvere. Dopo quaranta anni finisce finalmente in briciole, davanti agli occhi del ministro Francesco Rutelli, l'ecomostro di Gravisca, a Tarquinia Lido. Le ruspe sono entrate in azione alle 13.30 di ieri nell'area, a ridosso del mare, che era stata una volta sotto il controllo degli etruschi e poi dei romani. Il ministro ai beni culturali era giunto dieci minuti prima, giusto il tempo dei saluti ai suoi collaboratori della soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale e al neo sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, poi tutti col naso all'insù. Una quindicina di colpi più che dimostrativi al solaio del secondo piano, prima di spegnere i motori e trasferirsi al museo nazionale tarquiniese per conferenza stampa e rinfresco. I lavori di demolizione riprenderanno lunedì e andranno avanti per almeno una settimana. Un intervento necessariamente lento e meticoloso, al fine di non intaccare i resti dell'antica colonia romana edificata sui ruderi di un interporto etrusco venuti alla luce proprio sotto la palazzina. Più precisamente lo scheletro di un edificio a due piani, terza struttura di un complesso residenziale cui era stato dato regolare inizio alla fine degli anni sessanta. Poi la scoperta dei reperti, culminata nel ritrovamento di un vero e proprio tesoro, 174 monete d'oro di epoca tardo-romana ora esposte al museo di Tarquinia, e quindi il sequestro dell'area e l'esproprio. Solo negli anni novanta l'abbattimento delle prime due strutture, poi altri dieci anni di attesa per veder finalmente compiuta l'opera. «Si tratta solo dell'inizio - ha poi commentato il ministro - l'obiettivo è di riqualificare l'intera zona di Gravisca, dando nuovo impulso agli scavi e mettendola in rete con le altre aree archeologiche di Tarquinia e di tutta l'Etruria meridionale, da Cerveteri a Vulci». Promettendo altresì, supportato dalla soprintendente Anna Maria Moretti, che l'opera di demolizione riguarderà anche i resti dei plinti di cemento delle due strutture precedentemente abbattute e che erano rimasti in piedi, allora, per mancanza di fondi. Rutelli si è intrattenuto fino alle 15, cogliendo l'occasione per una visita al museo, braccato passo dopo passo dallo stuolo di giornalisti giunti a Tarquinia per l'evento e fatti arrivare in pullman da Roma dallo stesso ministro; una decina le televisioni accreditate. Non sono mancati spunti ironici e abbozzate polemiche. Divertente la battuta sulle 174 monete d'oro ritrovate a Gravisca ed esposte al museo: «Questo sì che è un vero un tesoretto, non quello di cui si parla tanto nelle stanze del Governo». Un po' più stizzita la risposta alle incalzanti domande di una rappresentanza dei movimenti che si battono contro la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia, venuti proprio per sollecitare il ministro. «Dire che con il carbone e la servitù energetica si compromette la vocazione turistica e culturale di questa terra - ha risposto - è come darsi la zappa sui piedi; io ogni estate faccio il bagno in mare a pochi chilometri dalla centrale di Montalto e continuerò a farlo. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è controllare le emissioni e intervenire qualora si superino i limiti di guardia».
Polvere alla polvere: finisce in briciole l'ecomostro di Gravisca
Il ministro Francesco Rutelli ha inaugurato la demolizione dell'ecomostro di Gravisca, a Tarquinia Lido, dopo quaranta anni. I lavori di demolizione sono iniziati alle 13.30 di ieri e si sono conclusi alle 15. Il ministro ha poi partecipato a una conferenza stampa e rinfresco al museo nazionale tarquiniese. L'intervento di demolizione è stato necessariamente lento e meticoloso per non intaccare i resti dell'antica colonia romana. Il progetto prevede la riqualificazione dell'intera zona di Gravisca e la creazione di un nuovo museo. Il ministro ha promesso di supportare gli scavi e la creazione di un network tra le aree archeologiche di Tarquinia e dell'Etruria meridionale.
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