Uno scenario alpestre dincomparabile fascino Alla testata della Valle di Viù il panorama spazia dal Rocciamelone alla Lera Il delizioso Museo civico "Tazzetti" conserva piccole ma significative collezioni -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono luoghi delle Alpi piemontesi che hanno resistito pressoché indenni al travolgente sviluppo turistico-industriale degli anni 1960-90. Sono pochi, e sono sempre più preziosi per la loro autenticità e originalità. Uno di questi è certamente Usseglio, alla testata della Valle di Viù. Un gruppo di frazioni - Piazzette, Pianetto, Chiaberto, Cortevicio, Villaretto, Crot, per citarne alcune, distese attorno a quota 1250 metri, nel pianoro boscoso della Stura che un tempo veniva chiamata «Chiara». Nomi antichi che riconducono ai fasti dellimpero romano, rintracciabili sotto forma di lapidi e altaretti votivi lungo la via che conduceva in Moriana tramite il severo e glaciale colle dellAutaret. Uno scenario alpestre di incomparabile fascino, dalla vetta del Rocciamelone troneggiante a occidente, alle incombenti bastionate della Lera e della Torre dOvarda. Usseglio aveva 1700 abitanti nei primi anni del Novecento, oggi ne ha 255, e se non fosse stato per le opportunità di lavoro offerte dalle dighe idroelettriche di Malciaussia, della Rossa e della Torre costruite negli anni 1930 e ancora in servizio, forse ne avrebbe ancora meno. Ma restare appartati certe volte è una carta vincente, e oggi Usseglio, già meta decaduta di villeggiatura della nobiltà torinese, torna a riguadagnare una posizione di rilievo tra i cultori del turismo di qualità, forse più diffuso nel pubblico anglosassone, ma in graduale espansione. Non grandi condomini e rumorosi centri vacanze con parcheggi multipiano, bensì modeste locande e qualche agriturismo, adatti alla silente scoperta dei tesori ambientali e storici. Un segnale importante di questa nuova stagione ussegliese è la recente apertura di un delizioso luogo di apprendimento e di cultura, il Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti. La sede è stata posta nel complesso monumentale della vecchia parrocchia cimiteriale dellAssunta, ricostruita nel 1635 con il suo campanile di origine romanica, il portico datato 1768 detto «Ala», la cappella-oratorio della confraternita, già esistente nel 1547, tutti affacciantisi sulla piazzetta dedicata al senatore Luigi Cibrario (1802-1870), di famiglia ussegliese, nome noto solo per la frequentata via di Torino. Il complesso architettonico è impreziosito da unara romana del secondo secolo dopo Cristo dedicata a Ercole, proveniente dallalto vallone di Arnàs e incastonata nel paramento murario dellantica parrocchiale. Fino a qualche anno fa questo gioiello dellarchitettura alpina minacciava la rovina e gridava vendetta, ora anche grazie allimpegno del già sindaco Aldo Fantozzi è tornato a essere fruibile. Nei locali ristrutturati dove ha sede il museo vi sono piccole ma significative collezioni faunistiche, botaniche, mineralogiche, cè una sezione archivistica, una dedicata alle attività tradizionali quali la filatura della lana, la cardatura della canapa, lestrazione di minerali, e una originale vetrina di archeologia ed espressioni grafiche rupestri, frutto della instancabile e in fondo eroica attività dei curatori scientifici, Maurizio Rossi ed Anna Gattiglia, che hanno creduto in questo progetto laddove i più storcevano il naso. Al Museo Civico albergano anche mostre temporanee, come lattuale «Storie di pietra, terra e acqua», documenti dellarchivio storico del comune, visitabile nei weekend fino al 30 novembre. Piccole testimonianze di una lunga storia a lungo trascurata e oggi restituita al pubblico locale e turistico, nessun capolavoro travolgente ma tanti elementi che valgono la visita, che arricchiscono un soleggiato pomeriggio al ritorno da unescursione o che riempiono una noiosa giornata di pioggia. E poi, usciti dal museo, cè la rinomata toma di Lanzo, che da questi pascoli trae origine e va bene per colmare un altro aspetto non trascurabile della cultura alpina: quello gastronomico. Non di grandi opere ha bisogno la montagna, bensì di una capillare e diffusa opera di recupero e rivitalizzazione. Come, tra mille difficoltà ma pure molte soddisfazioni, sta facendo Usseglio.