-------------------------------------------------------------------------------- Corso Calatafimi, civico 90a. Accanto a un cancelletto chiuso da troppo tempo un avviso per niente veritiero - se non beffardo - fa sapere testualmente: "Per la visita alla Necropoli Punica rivolgersi al personale di custodia in servizio presso la Cuba, al civico 100". Cartello di primo acchito convincente, anche perché firmato dallassessorato regionale ai Beni culturali e dalla Sovrintendenza. Invece fino a domenica scorsa gli impiegati in servizio alla Cuba spiegavano che non è possibile accedere agli scavi, peraltro a dispetto di un contiguo e più elegante cartello, con tanto di logo Por 20002006 e scudetto assessoriale, nel quale si informa la cittadinanza che i più recenti lavori di valorizzazione e fruizione della Necropoli, consegnati il 19 dicembre 2003, dovevano durare 18 mesi. In che cosa siano consistite tali opere, che rendono ancora più inesplicabile lostinato "off limits", abbiamo potuto constatarlo aggregandoci a una visita guidata eccezionalmente concessa a una fondazione privata. Però marcati stretti da un signore col badge regionale e che, se prima aveva cominciato col lasciarci fare «solo qualche foto», aveva poi finito per vietarci di riprendere perfino i cartelli che descrivono il monumento. Mentre il divieto di fotografare le fosse e i sarcofagi di arenaria ci fu giustificato dal fatto che là il cantiere era fermo da parecchio e che perciò il conseguente degrado, documentato da certe immagini, non sarebbe piaciuto ai superiori. Non mancavano, infatti, pezzi di carta e plastica oltre alle erbacce e a un gran tavolo polveroso circondato da sedie dallimbottitura sbrindellata. Personalmente ci colpì lo shopper vuoto che, a differenza di alcune lattine di bibite, a ogni soffio di vento cambiava posto. E che abbiamo lasciato accanto ad un grande scheletro, incredibilmente intatto e degno di diversa pìetas trattandosi dei resti di un antenato morto circa 2.500 anni fa e recuperati nello straordinario cimitero dove i rinvenimenti, iniziati nel 1746, si sono moltiplicati fino ai nostri giorni. Come testimonia la relativa raccolta di reperti al museo regionale "Salinas", capace di rivelare quasi tutto sul tenore di vita, sullattività lavorativa, artigianale o contadina, che si svolse nel contesto dellantico popolo punico. Né va dimenticato che quel vasto riquadro di città, compreso nella caserma Tukory, è tanto più prezioso in quanto esso non è che una minima parte dellenorme sepolcreto punico che, delimitato a sud da corso Pisani e Piazza Indipendenza, si stendeva verso nord oltre corso Calatafimi e fino alle contrade dei Cappuccini e della Vignicella gesuitica. Sicché resta arduo capire perché la necropoli non sia fruibile da tanti mesi, visto che già due delle guide della Cuba ce ne hanno dato altrettante ragioni. Una accennava a mancanza di fondi, laltra a scarsa disponibilità di custodi. E va da sé che a tutti piacerebbe conoscere la ragione della non praticabilità delle eleganti passerelle che permetterebbero ai visitatori di accostarsi meglio alle tombe e ai sarcofagi di pietra. Allassessorato qualcuno ci ha detto che ciò dipende dalle mancate autorizzazioni dei vigili del fuoco. Che però, come è noto, potrebbero anche essere provvisorie e rinnovabili. Mentre a quelli che volessero farsi solo unidea del patrimonio negato dal cancelletto chiuso in corso Calatafimi possiamo dire che per questo essi potrebbero recarsi, tutti i giorni, al museo Salinas. Là, in una saletta affacciata sul bellissimo atrio, cè un piccolo sarcofago di pietra coperto da un vetro. Contiene i resti perfettamente conservati di unantenata di circa cinque anni, morta venticinque secoli fa e del cui mesto corredo rimangono anche due orecchini e alcuni grani di una collana di turchesi. Vicino alla mano destra, una stoviglia giocattolo in terracotta. Anche se tanti palermitani adulti non lo sanno, lei è la bambina punica più amata dagli scolari che tutto lanno vanno a lasciarle un bacio e un saluto.