"Rispetto ad altri luoghi siamo al di sotto della soglia della sufficienza" "La proposta delle piazze di Carriglio? Utile per la lista dei beni immateriali" "Risanare i luoghi storici ha un costo non sempre sostenibile" "Sarebbe necessario orientare tutte le scelte di governo in questa direzione" -------------------------------------------------------------------------------- Gianni Puglisi in genere è lesto di parola. Stavolta indugia. Si intuisce che segue più filoni di ragionamento e che vuole riflettere sulle priorità. Infine scandisce la risposta: «La rinascita la vedo nel degrado che, seppure lentamente, lascia posto a palazzi rimessi a nuovo; la vedo nel recupero di importanti monumenti. E soprattutto la vedo quando in giro per lItalia mi parlano bene di Palermo. Laltro giorno proprio alla Fondazione Banco di Napoli la nostra città è stata additata da intellettuali di primo piano come esempio positivo contrapposto al degrado del capoluogo campano. Vuoi mettere i nostri cassonetti ricolmi di spazzatura con lo sfacelo infernale sotto il Vesuvio? Tanto per non lasciare adito ad equivoci preciso subito, a costo di fare un conformistico ragionamento bipartisan, che questo circolo virtuoso è stato avviato dal sindaco Leoluca Orlando e poi continuato dal suo successore Diego Cammarata. Diciamo che lattuale inquilino di Palazzo delle Aquile in alcuni casi ha portato a compimento opere incanalate da Orlando e in altri casi ha messo in moto macchine che erano ferme». Senza negare i refoli positivi, comunque non si può sottacere dei venti negativi: smog, traffico, servizi carenti, risanamento a passo di lumaca. Non è poco quel che qui si fa in un mondo che avanza impetuosamente? «Con me sfonda una porta aperta: mai è sufficiente quel che si fa. Bisogna sempre proporsi di fare di più, meglio e più velocemente. Ci sono tante di quelle cose da fare che non cè spazio sufficiente per elencarle tutte. Se ci raffrontiamo con lo sviluppo di altri luoghi nazionali ed europei siamo al di sotto della soglia della sufficienza. Ma cè un ma. Nellesprimere un giudizio sereno ed equo non va dimenticato il punto da cui si è partiti. Vogliamo ricordarla quella Palermo abbandonata di appena un quindicennio fa? Vogliamo parlare delloblio che ammantava la sua esistenza fuori da ogni circuito internazionale? Vogliamo cancellare le distruzioni della crescita edilizia? E allora se pensiamo a questo, la prospettiva cambia. E di molto». Recentemente Pietro Carriglio, direttore del teatro Biondo Stabile di Palermo, ha acceso i riflettori su tre piazze - Quattro canti, Pretoria e Bellini - affinché vengano acquisite al Patrimonio dellumanità. Qual è il suo punto di vista da presidente della commissione italiana dellUnesco? «Il discorso è molto delicato e vorrei delinearlo con una certa cautela. Diciamo che Palermo è già nella lista di attesa con la dizione: "Centro storico di Palermo, Orto Botanico e complesso di Monreale". Tre punti di forza che insieme esprimono benissimo la nostra identità. La pratica, che è stata avviata anni fa dallallora sindaco Orlando, però non ha mai fatto un passo avanti. I motivi? LUnesco, come è noto, richiede una serie di garanzie in termini di qualità della vita che ruota intorno ai luoghi candidati, capacità di gestione dei siti e presenza di infrastrutture che ne consentano la fruizione a un ventaglio articolato di persone: diciamo dallAga Khan al "saccopelista". Ecco i problemi che si citavano prima sono una palla al piede che bloccano la candidatura. E nel contempo sono lo specchio del molto che cè ancora da fare per la rinascita del nostro centro storico, che ricordiamolo è il più esteso tra le città dEuropa». Allora non cè speranza? «No, non è questo il punto. Ma prima di arrivare al nocciolo voglio spiegare meglio quali sono i rigidi meccanismi dellUnesco. Nellultima sezione dellaltro ieri non è stato promosso nessun luogo italiano perché le relazioni degli ispettori non davano una piena liberatoria sulle condizioni generali delle Dolomiti e della Val Nerina. Questultima ad esempio è stata bocciata perché la cascata che alimenta una centrale idroelettrica spesso è chiusa per azionare gli impianti energetici. E gli ispettori hanno posto un diktat: se la cascata serve come elemento produttivo il discorso è chiuso. Se ritorna a essere solo un elemento di bellezza paesaggistica allora se ne può riparlare. E se è stata inserita nella lista dei "patrimoni in pericolo" la città tedesca di Dresda per laggravamento dellinquinamento, figuriamoci come ne esce malconcia Palermo che a livello ambientale non è per niente messa bene». Come si esce da questo vicolo cieco? «Palermo avrebbe tutte le caratteristiche per diventare "patrimonio dellumanità", ma se davvero si vuole perseguire questo obiettivo allora la politica deve orientare tutte le scelte culturali, urbanistiche, sociali, economiche e ambientali, in questa direzione. Allora diventa urgente dirottare più risorse possibili nellattività di risanamento». Mettendo da parte ogni discorso sui tempi - evidentemente lunghi - di questo percorso, qual è il senso delliniziativa del maestro Carriglio sulle tre piazze, visto che va a sovrapporsi alla candidatura già inoltrata di Palermo? «Se guardiamo alle tre piazze come a un insieme urbanistico - tre storie diverse in un unico splendore - in effetti sta dentro al progetto generale del centro storico messo a punto da Orlando. Ne è un segmento. Se invece dei tre luoghi vogliamo rimarcarne lidentità culturale e celebrarne la sacralità della memoria che contengono, allora, perfezionando la proposta, potremmo candidarle come "patrimonio immateriale dellumanità". Le piazze in questione, infatti sprigionano una forza morale ed evocativa che è un valore aggiunto per la città e quindi per lumanità. Carriglio è stato bravissimo a farne un luogo della rappresentazione e della vita. E allora sono qualcosa di più: memoria culturale oltre che urbanistica». Palermo è un museo a vista. Ci sono migliaia di finestre affacciate sui secoli. Lei è stato assessore alla Cultura e come tutti i suoi predecessori e i suoi successori non è riuscito a mettere in moto uno strumento definitivo per evitare scempi, sperperi e per rendere fruibili gli infiniti beni che da queste finestre si ammirano. Perché? «La cultura non si fa solo con le parole e con gli eventi. Ma rimettere a nuovo i luoghi storici ha un costo non sempre sostenibile. Per citare un proverbio non si fanno le nozze con i fichi secchi. Purtroppo nella nostra città e in tutto il resto del mondo la cultura si scontra con gli impellenti problemi della nostra epoca: sicurezza, salute, ambiente, lavoro. Per lei restano solo briciole. E poi cè la tragedia dei tempi burocratici. Adesso come Fondazione del Banco di Sicilia abbiamo deciso di finanziare la ristrutturazione di Palazzo Branciforti, e pazienza se alla fine resteremo senza più gruzzoletto in banca. Il progetto è pronto e presto daremo alla città una nuova struttura per larte. Se avessimo dovuto seguire liter dei finanziamenti pubblici saremmo ancora al punto di partenza e ci resteremmo chissà per quanto tempo ancora». Qual è la cosa di cui va più fiero della sua attività da assessore? «Lavere accelerato i lavori per arrivare allapertura della Galleria darte moderna a SantAnna». Anche questa opera era stata avviata da Orlando... «E chi lo nega? Comunque mi spetta il merito di averla posta come obiettivo prioritario. Grazie anche alla collaborazione intelligente di Nino Bevilacqua». Più di un critico ha però sottolineato i limiti della Galleria. In sintesi: buono lOttocento, carente il Novecento e risibile la sezione garibaldina... «Il guaio di Palermo è il provincialismo. Quando smette di misurarsi con il mondo e rientra nei suoi confini è finita. Ritorna a essere una provincia dellimpero. Se si crogiola nella gestione del quotidiano smarrisce la sua missione e comincia ad anteporre gli interessi di chi gestisce il bene a quelli dei fruitori. Bisogna ritrovare il coraggio di uscire da questa gabbia». Il più bel monumento di Palermo? «Il teatro Massimo». Il più sopravvalutato? «Non me ne viene in mente nessuno». Il più sottovalutato? «Tutto ciò che gira intorno a piazza Marina: Steri, Abatellis, lex Hotel de France. Se tutta questarea venisse davvero valorizzata e il tessuto interno reso omogeneo sarebbe davvero uno splendore. Farebbe impallidire realtà più celebrate come ad esempio la zona marittima di Barcellona. I primi segnali positivi ci sono. La riapertura dello Steri al pubblico ne è uno significativo». Come mai a Palermo manca un museo della scienza e della tecnica? «È una delle smemoratezze più vistose di tutte le classi politiche che si sono avvicendate in città. E dire che abbiamo avuto una ricchezza di vissuti davvero invidiabile: il circolo matematico conosciuto in tutto il mondo, i tanti laboratori scientifici e medici, lo stesso Orto Botanico. Basterebbe mettere insieme ciò che è sparpagliato nei vari dipartimenti universitari e negli ospedali. Cè ancora tempo per rimediare. Ma saremo capaci di fare un grande salto, cioè passare dalla politica degli annunci a quella del fare?» Per "fare" non ci vogliono grandi risorse? «Non sempre. Voglio citare un esempio di come a volte con poco si possa fare tanto. Mi riferisco alliniziativa intrapresa dal presidente dellAssemblea regionale Gianfranco Miccichè, che, cogliendo lopportunità delle celebrazioni per i sessanta anni dellArs, ha restituito alla città importanti beni - il portone principale del Palazzo Reale, larchivio, le segrete, la cripta della Cappella Palatina - che erano abbandonati da decenni. Certo poi cè stata anche la festa ispanica, e forse è anche giusto che si festeggino le cose belle. Una volta tanto però oltre agli svolazzi mondani per pochi cè qualcosa di concreto che resta a tutti noi».