Sconcerto. È il sentimento che in questi giorni archeologi, architetti, storici dell'arte, archivisti e bibliotecari del ministero dei Beni culturali stanno esprimendo nei confronti del vertice dì via del Collegio romano. Sconcerto per i due bandi di concorso (emanati uno di seguito all'altro dal ministero) dove si prevede che basta una laurea triennale perché sia possibile essere reclutati nei ranghi della dirigenza tecnica che dovrà rivestire responsabilità di primo piano nella cura e nella tutela del patrimonio culturale e artistico italiano. Questi bandi infatti non modificano solo i parametri di valutazione dei titoli professionali culturali e scientifici dei candidati. Essi prevedono anche nuovi requisiti di ammissione per la partecipazione al concorso che vengono ritenuti inadeguati rispetto alla elevata professionalità tecnico scientifica che si richiede a questa figure. Tanto più che diplomi di specializzazione specifici e dottorati di ricerca conseguibili con percorsi formativi post-lauream triennali vengono considerati orpelli e quasi inutili optional da questi bandi di concorso. Titoli che all'estero, in tutti gli altri Paesi europei, sono addirittura imprescindibili per chi intraprende la carriera della tutela Una protesta quella delle categorie del ministero che sembra dunque molto fondata e che segue quella delle soprintendenze e quella dell'assemblea degli archeologi universitari delle settimane scorse. I soprintendenti hanno detto chiaramente che questa mìni-riforma indebolisce ulteriormente la categorìa già duramente provata dal riordino di via del Collegio romano. Da parte loro gli archeologi universitari hanno invece fatto sapere di ritenere del tutto inadeguato il profilo richiesto dai concorsi, denunciando lo svilimento dell'alta qualifica scientifica e professionale connessa al ruolo di soprintendente Archeologo, in evidente contraddizione con le regole di reclutamento del personale scientifico delle Soprintendenze attualmente in vigore. Una scelta che anche secondo molti membri del Consiglio superiore dei Beni culturali, in testa il presidente Salvatore Settis, penalizza oggetti va -mente le professionalità esistenti nello stesso ministero.