Sino a domenica la grande rassegna dedicata al maestro genovese Un percorso avviato da Van Dyck e rilanciato con il 2004 "capitale" Lo "zoccolo duro": ogni anno ottocentomila visitatori nei musei civici Le forme opulente che guidano allAppartamento del Doge, ricche, sfrontate e smisurate, sono il segno, buon segno, della città nella cultura. La mostra Luca Cambiaso. Un maestro del Cinquecento europeo chiude domenica a Palazzo Ducale in un trionfo di colore, luce e qualche spruzzata polemica (troppa carne, troppi glutei femminili al vento) a conferma di questa maturità. Cambiaso chiude anche un ciclo politico amministrativo, meglio sarebbe dire conclude un progetto culturale intorno alla città capitale della cultura europea con Palazzo Ducale epicentro. Un progetto che Van Dyck apre dieci anni fa, prosegue con il Futurismo. I grandi temi (fine '97-marzo '98, prima rassegna dellamministrazione Pericu); quindi El Siglo de los Genoveses (1999, mostra culminata nellatelier dello scultore Lorenzo Garaventa per la ricostruzione delle statue dei Doria), Viaggio in Italia, curata nel 2001 da Giuseppe Marcenaro e Piero Boragina per il G8, giungendo al 2004, tra LEtà di Rubens e ArteArchitettura nel Palazzo e Transatlantici al Galata Museo del Mare (prima apertura centrifuga) e negli ultimi due anni - restando al Ducale - Tempo Moderno. Da Van Gogh a Warhol, nel centenario della Cgil, Romantici e Macchiaioli. Mazzini e la grande pittura europea, RussiaURSS e questo Cambiaso, mostra realizzata con il Blanton Museum of Art di Austin, in Texas e curata da Piero Boccardo, Franco Boggero, Clario Di Fabio, Lauro Magnani e la collaborazione di Jonathan Bober. Luca Borzani, già assessore alla Cultura nellultimo scorcio - il più significativo, in prospettiva - di questo decennio, può tracciare un bilancio: «Il Ducale - spiega - da un lato si è inserito in un sistema culturale più forte, costituito dai musei genovesi, dallaltro ha messo in moto un percorso tra la scoperta del patrimonio ligure (i secoli doro) e del rapporto con Genova di grandi pittori (la città al centro del mondo, Van Dyck e Rubens) e una riflessione che ha portato alla Genova dei Rolli nel 2006». Un disegno approntato a più mani, dalla giunta Sansa in poi (e che coinvolge linizio dellamministrazione Vincenzi), non limitato al passato: «Cè lapertura alla contemporaneità (ArteArchitettura ma anche Genova del saper fare) con grandi curatori come Germano Celant, cui si collegano gli eventi a Villa Croce, come Peter Greenaway o Fluxus. Quindi la cultura politica, con un richiamo internazionale, appunto Genova del saper fare ai Magazzini dellAbbondanza, Transatlantici, Tempo Moderno e RussiaURSS. E la cultura politica della città dellinno nazionale, con Mazzini: filoni, questi, tutti legati dalla valorizzazione di tratti profondi della cultura, non però in chiave localistica». Approccio che ha permesso al Ducale una più agevole manovra, interna e no: contenitore di cultura e referente privilegiato di istituzioni internazionali. La visibilità paga, e le relazioni interessano gli Uffizi per Reni come lErmitage di San Pietroburgo, la Estorick Collection e il Blanton Museum di Austin per Cambiaso. Generando un circolo virtuoso: «Dal 2004 le mostre hanno inciso positivamente in termini di bilancio, pagate totalmente da privati, mentre lamministrazione cittadina ha finito per pagare i soli costi di gestione». Le risorse sono così andate a sostegno di iniziative locali, eventi e soggetti di cultura meno visibili. Di nicchia, insomma. Il futuro sembra avere comunque il Ducale protagonista («Sono state realizzate le fondamenta»), su cui erigere ledificio cultura. Ma la base resta importante: «Nellarco di questi anni si è determinato un turismo culturale non coincidente con lAcquario, legato anche alla scoperta della città. E le mostre hanno così riassunto lo slogan del 2004, GeNova. Poi sono arrivati gli interventi di riqualificazione urbana. Il risultato è lacquisizione di uno zoccolo, con una media di circa ottocentomila visitatori - scuole comprese - ripartiti in tutti i musei genovesi, ogni anno, dal 2004». Dieci anni fa Van Dyck superò il quarto di milione di visitatori, sfamando dopo anni di briciole un pubblico evidentemente dallappetito culturale robusto. Ottimo esordio, poi confortato dallampliamento dellofferta, col Ducale come motore, dando nuovo impulso allintero circuito (cresciuto anche numericamente: Strada Nuova, Gam e Wolfsoniana, Raccolte Frugone, Luxoro e Chiossone, Castello dAlbertis, Navale e Archeologico, Accademia Ligustica e villa Croce, cui si aggiunge il polo del mare intorno al Galata). «I genovesi hanno consapevolezza di vivere in una città visitabile, la città ha trovato la consapevolezza di possedere qualità, e vuole farsi scoprire».