«I have a dream», dice il presidente del Museo del Cinema Alessandro Casazza. «Sì, è proprio un sogno, ma non così irrealizzabile. Dare una casa agli smisurati materiali e fondi documentari del museo depositati qua e là, che per di più rischiano di essere sfrattati». Il sogno è un edificio che dovrebbe sorgere nellarea di proprietà comunale ora adibita a parcheggio per i dipendenti Rai, tra via Ferrari e via Verdi, per il quale esiste dal 2004 uno studio di fattibilità finanziato dalla Compagnia di San Paolo. Ma il sogno, o la giusta ambizione, è anche linserimento del Museo della Mole tra gli oggetti del desiderio in vista del 2011, cosa che finora non è successa». Presidente, ci si è dimenticati del suo museo? «No, non voglio né posso dire questo, né intendo avviare polemiche. Intendo però segnalare unurgenza per uno dei fiori allocchiello della città. Si è arenata, dopo anni di fasi alterne, la trattativa con la Rai per realizzare il Cineborgo, un progetto di ampio respiro che prevedeva la creazione di una vera cittadella del cinema, con tra laltro lacquisto del palazzo della Radio e di ciò che rimane del Teatro Scribe e la ristrutturazione di un edificio basso in via Riberi. Ma allora perché non tentare almeno di portare avanti un progetto più contenuto, che risolva una parte dei nostri problemi? Ma lo sa a quanto ammonta il nostro patrimonio, disperso in sedi che presentano problemi di manutenzione e sicurezza, quando non di imminente sfratto?» Ce lo dica lei. «In via Sospello, in un fabbricato della Regione, si trovano più di 500mila tra manifesti e locandine pubblicitarie, oltre a 16mila film. La Biblioteca Mario Gromo, nellex chiesa di San Pietro in Vincoli, ospita 26mila volumi di cinema e 85mila tra periodici, riviste, documenti. Abbiamo inoltre 820mila documenti fotografici, di cui oltre 500mila provenienti dal Fondo Frontoni, acquistato nel 2005 in comproprietà con la Cineteca Nazionale, e di cui esponiamo delle parti nella mostra "Bellezze al bagno", che si inaugura proprio oggi alla Mole. Ancora, oggetti di valore artistico stanno in un caveau della Fondazione Crt, vecchie pellicole infiammabili al Borgo Castello della Mandria, mentre a Palazzo Chiablese rimangono oltre 19mila tra oggetti e macchine del precinema e del muto, tutto quello che non rientrava nellallestimento alla Mole. Ma per quel palazzo ci sono altri progetti, dovrebbe divenire uno dei fulcri del futuro Polo Reale: il direttore regionale dei Beni culturali Mario Turetta ha pazienza, ma a un certo punto saremo obbligati ad andare via di lì». Come potrebbe essere il nuovo edificio? «In base allo studio del 2004, affidato a un gruppo di lavoro diretto dallingegner Luciano Luciani dello Studio Icis, sono previsti 4 piani in superficie, incluso il piano terra, e 3 sotterranei, di cui 2 a parcheggio. La superficie complessiva è di 8.700 metri quadrati, sufficienti per ospitare la mediateca, fornita di una saletta per visioni individuali, laboratori didattici, depositi aperti per manifesti e altri materiali da consultare, piccoli spazi espositivi e uffici. Con il direttore Alberto Barbera, pur continuando a cercare altre sedi, abbiamo riaperto un discorso con lassessore Alfieri, ci sono state di recente riunioni e altre seguiranno». E che cosa è venuto fuori? «Guardi, il Comune finora ci ha sempre aiutato, spero continui a farlo. Credo poi che un intervento per la soluzione dei nostri problemi potrebbe giovare anche alla città. Si colmerebbe, con il nuovo edificio, il vuoto creato dai bombardamenti dellultima guerra, in cui è andata distrutta lex Casa Solej. E si creerebbe una continuità con la Mole e lUniversità, collegando museo, studio e conservazione: il nostro intento non è solo quello di immagazzinare i materiali, ma anche e soprattutto di renderli fruibili al pubblico e agli studenti. Insomma, chiediamo che il progetto vada avanti, anche svincolato dal Cineborgo». Vi hanno dato speranze? «I soldi adesso sono pochi e noi non rientriamo nei progetti per il 2011, ma la speranza è proprio quella di poterci entrare. Tempi, costi e burocrazie sono i nostri nemici, certo però che se Roma aprisse i cordoni della borsa noi saremmo molto contenti. Ledificio che chiediamo rappresenta un intervento strutturale destinato a rimanere, proprio di fronte e a vantaggio della Mole, un simbolo, oltre che il landmark della città».