Lo spoglio della Lessinia Sparite 20 sculture popolari cimbre. Uscito l'inventario, per evitare altre ruberie Colonnette. Alto Veronese e Vicentino), catalogo ragionato edito dal Curatorium Cimbricum Veronense e stampato dalla Grafica di Vago. Risale al 1958 la prima mostra su queste sculture di arte popolare cimbra, presentata al Museo di Castelvecchio a Verona dal compianto Lanfranco Franzoni. Il catalogo della mostra diventò un volume fondamentale per gli studiosi. Rino Mecenero estese trent'anni dopo la ricerca nel Vicentino; a Carlo Caporal si deve poi la scoperta di alcune tavolette minori ignorate dallo stesso Franzoni. Oggi il lavoro è completo grazie al lavoro di Grazia Sparacino che con l'aiuto di Caporal ha raccolto la proposta del Curatorium, tramite l'allora presidente Giovani Molinari e in accordo con la Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio di Verona e l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del ministero per i Beni culturali, nonché il contributo della Fondazione Cariverona. Per il Vicentino ha collaborato Antonio Selmo. «La catalogazione è stata svolta sia con l'obiettivo di conoscere la consiste numerica delle opere ancora presenti sul territorio al fine di porvi un vincolo di tutela monumentale, sia per conoscenza, valorizzazione e divulgazione del materiale raccolto», spiega Sparacino. Ogni opera è fotografata e schedata: anno di realizzazione, definizione, dimensioni, stato di conservazione e ubicazione, caratteri stilistici, descrizione di scritte o altre particolarità. La scomparsa di 20 tra colonnette e tavolette, rispetto alla catalogazione del Franzoni, testimonia l'utilità e la necessità del lavoro di Grazia Sparacino. Un passo decisivo accanto alla catalogazione è stato fatto da Ivano Mancioppi, che ha messo in rete tutto il materiale del libro sul sito www.cimbri.it. «Utilizzando uno strumento informatico cartografico (browser Map Server), non si è solo riportato l'intero contenuto del libro, ma si è data anche una precisa collocazione territoriale a ciascuna opera», spiega Mancioppi, «fondendo tradizione artistica, toponomastica originale e innovazione tecnologica su una carta virtuale in scala 1:500, più particolareggiata di quelle a disposizione degli stessi Comuni». Vittorio Zambaldo Erano almeno 110, ne sono rimaste 90: 61 nel Veronese e 29 nel Vicentino. In cinquant'anni si è persa traccia di una ventina di colonnette della Lessinia: una decina per ciascuna delle due province, che nella loro porzione di territorio più alta, conservano ancora un patrimonio unico di pietà popolare scolpita nella pietra. È il dato che emerge dalla ricerca curata da Grazia Sparacino, architetta (