Il 26 novembre del 1962 avevano inizio gli scavi di Herdonia, la città romana posta nel cuore del Tavoliere, nei pressi del piccolo borgo di Ordona. A dirigere gli scavi era un giovane archeologo belga, Joseph Mertens, che avrebbe poi condotto le ricerche continuativamente per oltre un trentennio. Mertens era arrivato in Italia già nel 1950, chiamato dal prof. Fernand De Visscher, direttore dell'Academia Belgica di Roma nell'immediato dopoguerra, per effettuare gli scavi della colonia latina di Alba Fucens, avviati nel 1949, nel cuore dell'Abruzzo, a pochi chilometri da Avezzano. Da allora il rapporto di Mertens con l'Italia non si è mai interrotto. Aveva cominciato come archeologo del 'Servizio degli scavi di Stato' in Belgio, dove ha condotto numerosi scavi. Ha operato anche in altri paesi del Mediterraneo, come la Turchia. Ma la sua ricerca e la sua vita sono state profondamente legate all'Italia e in particolare a due città antiche, Alba Fucens e Herdonia, appunto, da lui scoperte e indagate per molti anni. In un periodo in cui, tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento, l'archeologia, in particolare quella del mondo classico, era ancora fortemente dominata dal binomio 'archeologia classica-storia dell'arte antica', Mertens ha rappresentato un'innovativa figura di archeologo militante, assiduamente presente sul cantiere di scavo e direttamente impegnato nelle attività documentazione. Gli splendidi e precisissimi disegni realizzati personalmente in tutti i suoi scavi, senza l'uso degli strumenti tecnologici oggi a disposizione degli archeologi, documentano un rigore e una competenza tecnica e metodologica assai rari per quei tempi. Da 'pioniere' della moderna archeologia ha manifestato un interesse per la diacronia. Pur essendo specialista del mondo romano, Mertens ha sempre riservato lo stesso grande rigore di analisi a tutte le fasi dell'insediamento, dalla Preistoria al tardo Medioevo, secondo una prassi ancora rara negli anni Sessanta e Settanta tra gli archeologi classici. Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere bene Mertens, di lavorare per anni con lui, di imparare molto da lui, di apprezzarne la generosità e la disponibilità. Diversamente da tanti archeologi che considerano quasi una 'proprietà privata' i risultati delle proprie ricerche, Mertens metteva sempre a disposizione di tutti i suoi dati, apriva gli archivi, invitava alla collaborazione. Così, nel 1993, per generosa e lungimirante iniziativa, aveva voluto garantire una prosecuzione del suo lavoro affidandomi la direzione degli scavi. Alla missione belga si era sostituita una missione italo-belga, dando vita, fino al 2000, ad uno dei più grandi campi-scuola internazionali di archeologia, cui hanno preso parte alcune centinaia di giovani studenti di molte università italiane e straniere. Ma il caso personale non è affatto isolato. I suoi cantieri di scavo sono stati una fucina di decine di archeologi. Mertens ha saputo inoltre costruire negli anni rapporti di amicizia, di stima e di affetto sinceri non solo con molti archeologi italiani ma anche e soprattutto con la popolazione locale. Mertens e la sua inseparabile moglie Claudine erano di casa a Ordona, conoscevano tutti ed erano conosciuti e ben voluti da tutti, perfettamente integrati nella vita del paese. Non era insolito vederlo, la sera, seduto accanto all'ingresso della casa del suo amico, coetaneo, e stretto collaboratore, Savino Piccolo, un operaio che con Mertens ha lavorato per oltre un trentennio fin dagli esordi, per fare due chiacchiere o semplicemente per guardare in silenzio il passeggio o per bere un bicchiere di buon vino. Esattamente come i tanti contadini e operai pugliesi con i quali ha diviso i suoi anni migliori. È la profonda umanità, celata dietro una scorza di apparente durezza e riservatezza, l'elemento che maggiormente resta impresso nella memoria di chi lo ha conosciuto e ha apprezzato le sue doti scientifiche. Enorme la sua bibliografia, con molti libri e centinaia di articoli. Tra tutti si segnalano i nove volumi, da lui curati tra il 1965 e il 1997, della collana Ordona e la grande sintesi dalla preistoria più remota all'età moderna, apparsa nel 1995, Herdonia, scoperta di una città, i due volumi del 1969 su Alba Fucens. In Daunia, oltre che di Herdonia, Mertens si è occupato anche di altre città antiche, in particolare di Vibinum, l'attuale Bovino. Per molti anni Herdonia ha rappresentato uno dei rari esempi di intervento archeologico scientifico e sistematico. Oggi, il bilancio è triste: ad oltre quarant'anni da quel lontano 1962, l'area archeologica insiste ancora su una proprietà privata, e, a causa del persistere di gravi difficoltà, anche di tipo legale, tra i proprietari dei terreni e la Soprintendenza, dal 2000 gli scavi archeologici sono stati sospesi, interrompendo una continuità di cui la Daunia poteva andare fiera. La scomparsa di Mertens, dopo quella, esattamente di tre anni fa, di Marina Mazzei (che a Mertens era molto legata), rappresenta un nuovo duro colpo per l'archeologia della Daunia. In un momento così triste, si può solo sognare che, secondo un suo desiderio, presto gli scavi possano riprendere e che si allestiscano il Parco archeologico e il Museo di Herdonia, da intitolare al grande archeologo belga. Mertens, rattristato dall'attuale situazione di abbandono, aveva recentemente confessato con amarezza di essersi pentito di non aver ricoperto con la terra tutti i monumenti da lui portati alla luce. Obscura Herdonea definì la città daunia Silio Italico nel I secolo d.C., quasi prefigurando un destino ancora attuale. Con la scomparsa di Mertens Herdonia è ancor più oscura. Giuliano Volpe Si è spento, dopo una lunga malattia, nel pomeriggio di domenica 1 luglio, nella sua casa di Wezembeek, non lontano da Bruxelles, il grande archeologo belga Joseph Mertens. Nato il 17 gennaio 1921 a Tienen, aveva studiato all'Università di Leuven. Prima archeologo nelle istituzioni di tutela Service des fouilles de l'Etat, poi professore sia nell'università di lingua francese di Louvain-la-Neuve sia nella fiamminga Università Cattolica di Leuven, che gli aveva riconosciuto, dopo il pensionamento, il prestigioso titolo di 'professore emerito', direttore dal 1988 al 1993 dell'Academia Belgica di Roma, ha legato il suo nome in particolare agli scavi di Alba Fucens in Abruzzo e di Herdonia in Puglia, cui ha dedicato oltre 40 anni della sua vita.