-------------------------------------------------------------------------------- In effetti non sarebbe peregrino proporre un cambiamento al nome del Satiro, nostro inconsapevole e ignaro messaggero di sicilianità nel mondo. Ormai, in barba a ogni allarme avanzato dagli esperti esso viaggia anche se ogni volta si ripete il rituale della solenne promessa di concedere per lultima volta la pregevole opera ormai consacrata come pertinente lopera del famoso scultore Prassitele. Speriamo che uno degli ultimi importanti atti dellassessore Leanza di vietare lesportazione delle opere più a rischio possa porre fine a questo come ad altri gravi esempi di irresponsabilità istituzionale (anche se la lista delle opere da non concedere che è circolata andrebbe compilata in maniera più razionale e aderente alle caratteristiche dei reperti). Chi ha avuto modo di conoscere lopera da vicino e apprezzarne virtù e difetti, eccellenze e carenze, sa bene che si tratta di una statua il cui equilibrio è veramente precario. Basta il semplice tatto, ancorché con sfoggio di tecnicismo diaframmato da diafani guanti chirurgici, ad asportare minuscole (non tanto dato che si notano ad occhio nudo) parti di quella materia che un tempo fu metallo (bronzo). Oggi il Satiro non è altro che una serie di sfoglie sovrapposte o di aggregati di corrosione più o meno compattati (più meno che più) prodotto di decadimento millenario della materia originaria. Un irreversibile processo di degrado ne ha alterato la materia facendo scomparire loriginaria compattezza strutturale e lasciando soltanto prodotto di degrado chimico e fisico che miracolosamente si mantiene per uninerzia strutturale tuttaltro che stabile o, peggio, controllabile. Vistose crepe lo attraversano e si alternano a zone di spessore sottilissimo che una semplice e leggera pressione potrebbe incidere irreversibilmente. Montaggio e smontaggio dalla complessa struttura di supporto (ora semplificata e resa meno dannosa dallesistenza di un supporto parzialmente inamovibile) e «spacchettamento» e «impacchettamento», ancorché resi meno traumatici per la statua grazie al famoso corpetto in kevlar, tuttavia costituiscono un trauma per il nostro capolavoro che si dovrebbe e potrebbe assolutamente evitare. Lo abbiamo più volte ribadito, affermato in pubblico e in privato, ma la nostra è stata una voce nel deserto poiché è sempre prevalso finora un comune appiattimento ai voleri dei poteri forti che giudicano la cultura ed i beni culturali ancora come qualcosa da esibire al pari di fenomeni da baraccone, piuttosto che qualcosa da custodire e, soprattutto, vivere con rispetto. Sono passati circa due secoli dalle wunder Kammer che facevano strabiliare le ignare e ignoranti corti europee raccogliendo senza criterio e senza cultura tutto ciò che poteva «impressionare» un pubblico privo di sapere e di sensibilità artistica o scientifica. Ebbene in Sicilia sembra che due secoli di indubbio sviluppo nella sensibilità e nellapproccio ai saperi culturali siano sorvolati senza lasciare alcuna traccia. Si ripetono i riti cortigiani delle accozzaglie prive di logica scientifica, culturale e, soprattutto, di buon senso estetico. La mostra che ormai da oltre un cinquantennio altro non è nellintero pianeta che lapprodo di un percorso scientifico innovativo basato su ricerca, approfondimenti tematici e originalità interpretative trasferito al grande pubblico attraverso il linguaggio della divulgazione e informazione scientifica di qualità, in Sicilia sembra essere qualcosa di improponibile (che sofferenza questo continuo richiamo ai valori culturali!). Ed è pur vero che di progetti seri e scientificamente ineccepibili se ne sono prodotti da parte delle soprintendenze, dei musei e delle università. Ma in nome di un rigore economico tuttaltro che saggio poiché taglia laddove si dovrebbe investire (cioè in ricerca, innovazione, manutenzione e divulgazione scientifica) e spende laddove si dovrebbe economizzare o meglio tagliare (celebrazioni sontuose quanto vacue dal punto di vista culturale, faraonici progetti di comunicazione, trasferte inutili poiché non basate sullesportazione della nostra cultura), i progetti validi vengono accantonati e si procede, invece, a finanziare mostre e convegni privi di un background scientifico e culturale. In nome di queste banalità e superficialità sacrifichiamo anche il Satiro poiché deve figurare tra i «gioielli belli» di famiglia in un coacervo di «cose» (perché tali diventano allorché si decontestualizzano esaltandone solo il valore formale). Povero Satiro! Il tuo viaggio non finirà mai. Un destino crudele ti ha sballottato allora tra i mari come preda di qualche facoltoso romano che ti aveva adocchiato per adornare i luoghi dei suoi ozi. Oggi continui a viaggiare sulla spinta di identici principi: la pura esibizione come fenomeno da baraccone o come gioiello bello da esibire. Allora era un ricco romano che ti faceva pericolosamente sobbalzare tra le onde tanto da oltrepassare ogni limite di sicurezza perdendoti negli abissi del Canale di Sicilia; ora siamo noi poco accorti gestori di un patrimonio che, ahinoi, non comprendiamo nel suo pieno valore culturale. Non comprendiamo la tua essenza e, soprattutto, la tua fragilità tanto da costringerti a inutili quanto dannosi stress materici. Non sei più danzante, ormai la danza fa parte del tuo remoto passato, adesso sei viaggiante (come mi ha spiritosamente suggerito Riccardo Agnello). Ma in nome di che? E con quali benefici reali? Ci auguriamo (ma senza eccessivo ottimismo) che questo sia veramente lultimo viaggio del Satiro. Facciamolo finalmente riposare dopo poco più di duemila anni di stress ricoverandolo laddove sia possibile (perché non nel suo luogo naturale). Lautore è Soprintendente del Mare della Regione siciliana
PALERMO - Il destino del Satiro viaggiatore
Il Satiro, una statua di Prassitele, è stata oggetto di un'operazione di smontaggio e smacchettamento per essere trasportata in un museo. L'autore, un soprintendente, lamenta che questo processo ha causato danni irreversibili alla statua, che è stata alterata dalla corrosione del bronzo e dalle crepe che la attraversano. Egli sostiene che il processo di smontaggio e smacchettamento è stato troppo traumatico per la statua e che non è stato fatto abbastanza per proteggerla. L'autore critica anche il fatto che la statua sia stata trasportata per una mostra, anziché essere conservata in un luogo sicuro, e che il processo di smontaggio e smacchettamento sia stato finanziato con fondi destinati a progetti culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo