SUL RESTAURO DI PALAZZO REALE SGARBI HA RAGIONE -------------------------------------------------------------------------------- Inaugurando ieri a Palazzo Reale le prime due mostre della "Bella estate dellarte" Vittorio Sgarbi non si è proibito di dare lennesima picconata al recente restauro delle antiche sale di Palazzo Reale. Ha giudicato «schizofrenica» la ristrutturazione. Ha paragonato la rinnovata Sala degli Ambasciatori alla «hall di un albergo». Ha ribadito che per quanto lo riguarda, e finché resterà assessore, il Museo della Reggia - vanto dei suoi predecessori - perderà un nome che non merita e tornerà a essere utilizzato come semplice spazio espositivo (qui infatti ha allineato le sculture di Ivan Theimer) «perché non si possono chiamare museo cinque stanze ristrutturate di cui due ristrutturate male». Non è la prima volta che Sgarbi attacca, e non senza qualche ragione, sebbene spesso espressa con parole maleducate, il progetto del Museo della Reggia. Stufa di essere aggredita, la promotrice del progetto, Alessandra Mottola Molfino, storica dellarte e specialista in musei di fama internazionale, ex direttore centrale dellassessorato alla Cultura, qualche tempo fa lo ha addirittura querelato per diffamazione. Quel che sorprende, semmai, è il silenzio latitante del Ministero dei Beni culturali, che quel progetto a suo tempo aveva sostenuto, e nel quale si era impegnato, tantè che lallora ministro Giovanna Melandri partecipò personalmente allinaugurazione del primo lotto dei lavori. Il Museo della Reggia è stato concepito per restituire alle sale neoclassiche di Palazzo Reale lo splendore di un tempo, quando erano teatro di sfarzosi ricevimenti offerti dai regnanti di turno: austriaci, francesi, Savoia. Il progetto, firmato da consulenti illustri, come lo storico dellarte Fernando Mazzocca e lo scenografo Amilcare Pizzi, prevedeva di riportate a palazzo anche gli antichi arredi, dispersi in varie sedi. Condivido il giudizio di Sgarbi circa lesito deludente. Così comè, il museo più che stupore suggerisce malinconia. È triste, immobile, irrisolto. In certe sale, sfiora i confini del kitch (le colonne in vetroresina rifatte a imitazione del marmo). In altre, subisce laffronto di antiestetici estintori, modestissime lampade, mediocri poltrone moderne pensate più per il riposo dei custodi che per lo sguardo dei visitatori. E però: 1) Ogni fase del progetto, come ricorda lex assessore alla Cultura Salvatore Carrubba, che lo avviò con Mottola Molfino nel 1999, è stata concordata dal Comune con la Soprintendenza (ossia con il ministero) che spesso è stata protagonista in prima persona (dallarchitetta Gremmo alla De Francesco) delle scelte. 2) Il Comune ha investito nel Museo della Reggia due milioni abbondanti di euro, che così rischiano di essere buttati al vento. 3) A causa del blocco dei lavori, decretato da Sgarbi, sono fermi importanti restauri (il Trono di Napoleone, per esempio) già finanziati. Sgarbi come la pensa lo ha detto e ridetto, e quel che si può chiedergli è di attenuare la sua virulenza, rinunciare allennesima esternazione e pensare semmai a un nuovo allestimento, adatto alle esposizioni. Chi invece non ha ancora detto niente è la Soprintendenza, che finora, non si capisce se per imbarazzo o che cosa, ha preferito trincerarsi dietro il parafulmine della Mottola Molfino, sfortunato obiettivo degli strali dellassessore. Delle due luna. O Sgarbi ha ragione, e allora la Soprintendenza deve rimangiarsi un lungo e ambizioso e costoso lavoro che essa stessa ha voluto. Oppure ha torto, e siccome in materia di tutela dei beni culturali è la Soprintendenza (cioè lo Stato) che ha la prima e lultima parola, sarebbe ora che la pronunciasse. ARMANDO BESIO