«Villa Adriana? Quel festival è buona politica» di GIULIA RODANO assessore regionale alla Cultura La politica ha certamente molto da farsi perdonare. Ma non quando fa il suo mestiere. Questo vorrei sommessamente dire a Franco Cordelli che, su questo giornale, si è posto degli interrogativi sul ruolo della politica in rapporto al festival di Villa Adriana, che si sta svolgendo in questi giorni a Tivoli, nel grandioso scenario della antica dimora imperiale. È vero, la Regione Lazio ha fatto politica, politica culturale. Ovviamente non scegliendo spettacoli ed artisti, compito che spetta alle istituzioni e alle organizzazioni culturali, ma compiendo scelte di indirizzo e mettendo a disposizione risorse. Una sorta di moderno e democratico mecenatismo che non vuole certo mettere le braghe ai nudi della Cappella Sistina. In accordo con il Ministero dei Beni Culturali, la Regione ha promosso un nuovo festival, un nuovo appuntamento di teatro, musica e danza nel Lazio. Credo che abbia fatto bene, anzi abbia compiuto il proprio dovere. Perché ha creato un commessa, ha offerto una occasione di produzione di spettacoli, ha identificato un nuovo spazio per la creazione artistica, una opportunità di costruire coproduzioni con i grandi festival europei. Perché ha collaborato con una grande istituzione culturale romana, Musica per Roma, di cui la Regione è socia, non semplicemente per «regalare» in decentramento uno spettacolo alla Regione, ma a misurarsi con produzioni pensate per contesti esterni alla città, per altri cittadini, per altri pubblici, per altre realtà. Perché ha deciso di investire risorse e energie, come prevede la Costituzione italiana, per valorizzare, anche attraverso lo spettacolo dal vivo, i luoghi più belli e straordinari del suo territorio: aree archeologiche come il parco di Vulci, abbazie come Fossanova, paesaggi straordinari come quelli della Sabina. La Regione sta investendo e sta lavorando per farli conoscere, per farli uscire da un destino di silenzio e minorità che non meritano e per restituirli ai cittadini. Nel caso di Tivoli, abbiamo pensato al festival internazionale, a un evento, cioè, che fosse degno dello splendido contenitore costituito dalle ville storiche, riconosciute dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Infine la Regione ha scelto di non fare dell'estate soltanto la stagione dell'intrattenimento, ma di usare il tempo in cui lo spettacolo può animare i luoghi, per restituire loro il proprio senso, la propria identità, per offrire ai territori della regione la possibilità di parlare con i linguaggi contemporanei della creazione artistica, perché possano essere sempre più luoghi da vedere e da scoprire, luoghi per pensare, per imparare, per stare insieme, non solo luoghi per passare il tempo. Noi vorremmo insomma offrire a tutti i cittadini, anche quelli più lontani, la possibilità di incontrare la creazione e la produzione artistica, vorremmo valorizzare e far crescere tutta la nostra Regione e i luoghi straordinari di cui è così ricca, e infine vorremmo renderla veramente terra amichevole e ospitale per chi crea, inventa, produce nuovi linguaggi. Per questo abbiamo promosso le «officine culturali», esperienze di animazione e promozione e produzione culturale diffuse sul territorio, nei piccoli comuni e nelle grandi comunità disgregate della nostra Regione o abbiamo partecipato alla crescita dei teatri della cintura periferica romana. Per questo vorremmo costruire, raccogliendo l'opportunità aperta dalle risorse messe a disposizione dal Ministero dei beni culturali a progetti cofinanziati con le Regioni e gli Enti Locali, nuove possibilità per la danza contemporanea, per la giovane produzione teatrale, e per teatri importanti della nostra Regione, oggi permanentemente afflitti dalla mancanza delle risorse e impossibilitati troppo spesso a dar vita a vere stagioni teatrali. Dunque abbiamo compiuto delle scelte. Quelle che era nostro dovere compiere. Criticabili, naturalmente, ma non perché compiute dalla politica e dalle istituzioni. Se tutta questo lavoro produrrà frutti, se cresceranno i teatri, anche fuori dalla città e dai luoghi tradizionali, se crescerà nel Lazio un pubblico attento ed esigente, se, per tornare al nostro tema, il nuovo Festival di Villa Adriana riuscirà a diventare uno degli appuntamenti importanti nel mondo per lo spettacolo dal vivo, potremo dire con orgoglio di aver fatto una buona politica.