La riorganizzazione dei Beni culturali raccoglie commenti positivi da parte di Cgil e Uil e critiche dalle rappresentanze di base (Rdb). Per le due sigle confederali, la riforma rappresenta un buon inizio. Anche perché la situazione attuale sta diventando ingestibile. «Siamo stati sempre contrari spiega Libero Rossi, della Cgil alla figura del segretario generale, che avrebbe dovuto fungere da coordinamento del ministero. In realtà ha bloccato tutto. I dirigenti generali, che avrebbero dovuto rispondere al segretario generale, hanno finito per andare per la loro strada e riferire all'ufficio di gabinetto e al ministro». «Il segretario generale concentra troppe funzioni gli fa eco Gianfranco Cerasoli della Uil e in un ministero multiforme come quello dei Beni culturali questo è un elemento di freno». Sì, pertanto, alla nuova struttura divisa in dipartimenti: «apprezziamo la filosofia dell'interdisciplinarietà», sottolinea Rossi. Meno gradita la moltiplicazione dei dirigenti generali di prima fascia: «Sulle prime si pensava addirittura a tredici direzioni generali spiega Cerasoli . Alla fine siamo scesi a dieci, mentre avrebbero dovuto essere non più di otto. Ma i dirigenti generali centrali continuano a essere troppi». La riforma prevede che anche i soprintendenti regionali, che ora sono dirigenti di seconda fascia ma con la retribuzione percepita dai dirigenti di prima fascia, vengano inquadrati in quest'ultimo livello. «Aver potenziato le strutture periferiche afferma Cerasoli è il vero fulcro della riorganizzazione. 1 soprintendenti regionali acquisiscono un profilo certo e maggiore autorevolezza, che gli deriva anche dal nuovo inquadramento». «Si tratta di un aspetto positivo aggiunge Rossi ma è fondamentale che il ruolo dei soprintendenti regionali non rimanga, com'è stato finora, solo una buona intenzione». I giudizi di Cgil e Uil non trovano conferma in casa Rdb, «Non siamo soddisfatti della riforma commenta Ciro Borrelli che ci sembra più congegnata per mettere d'accordo i sindacati che per incidere effettivamente sui problemi del ministero. In settimana faremo il punto sulla riorganizzazione proposta da Urbani, ma posso già dire che ci preoccupa la cancellazione del dipartimento riservato agli archivi e alle biblioteche, le cui direzioni sono state accorpate sotto il grande dipartimento delle antichità, le belle arti e il paesaggio. Ciò potrebbe preludere a un ulteriore taglio di fondi per gli archivi, che già versano in condizioni precarie». . Sul fatto che si tratti di una riforma a costo zero, Cgil e Uil si dividono. Per Cerasoli la riorganizzazione costerà da 1,5 a 2 milioni di euro, ma le spese si compenseranno con il taglio dei dirigenti di seconda fascia. Rossi ha altre certezze: «Non si andrà in pari. Quella delle riforme a costo zero è un'illusione».