E' quanto emerso dalla capillare opera di catalogazione dei beni storico artistici voluta dall'Ufficio nazionale per i Beni culturali della Conferenza episcopale italiana che è stata presentata venerdì pomeriggio a palazzo Antaldi, alla presenza dell'arcivescovo Piero Coccia, del direttore dell'Ufficio don Russo, di Maria Rosaria Valazzi della Sovrintendenza di Urbino, di don Signoretti dell'Arcidiocesi di Pesaro e delle due studiose che, insieme a Danilo Conti, fanno attualmente parte dell'equipe tecnica (Katia del Baldo e Lucia Blasi). Gli oggetti sono stati rinvenuti e catalogati attraverso un lungo lavoro iniziato nel '98 e questa "avventura" è stata estesa a tutto il territorio di competenza dell'Arcidiocesi di cui fanno parte 56 parrocchie: tutto il materiale è stato selezionato, fotografato, studiato, censito e inventariato attraverso il tradizionale sistema cartaceo ma anche informatico, secondo un programma predisposto dall'apposito Ufficio della Cei. E gli oggetti, numerosissimi, sono tutti di gran pregio. Si tratta, in particolare, di 359 argenti tra calici, pissidi e ostensori, 272 bronzi tra candelieri, paci e busti, circa 5000 legni di cui fanno parte sculture, candelabri, reliquari e mobili ma anche 860 dipinti murali e non di cui numerose tele di gran pregio (come quelle del pittore Pandolfi e di Pietro Tedeschi) e ben 1398 reperti tessili tra pianete, piviali, stendardi e coltri funebri. «Il lavoro ha sottolineato don Signoretti - è stato portato avanti dall'Ufficio dei Beni culturali dell'Arcidiocesi attraverso uno staff di catalogatori coordinato, per la parte logistico organizzativa, da Renato Nardelli con la consulenza scientifica di Maria Grazia Calegari e composta, nel tempo, da Alberto Musoni, Lucia Blasi, Bruna Casiere, Elena Dai Pra, Katia del Baldo e dai fotografi Claudio Ciabocchi e Danilo Conti. I catalogatori, tutti laureati in storia dell'arte, sono stati reclutati mediante una borsa di studio della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro». Soddisfatto del lavoro svolto si è detto l'arcivescovo Piero Coccia che, durante il suo intervento, ha messo in luce come «questa avventura abbia permesso di mettere un tassello in più nel progetto di valorizzazione del patrimonio storico artistico sul quale l'Arcidiocesi sta facendo investimento». Ma non solo: secondo l'arcivescovo un patrimonio così cospicuo è il segno tangibile di una fede molto ben radicata nel territorio. «A monte di tutto questo c'è il patrimonio della fede vissuta dalla comunità di Pesaro e che, con il passare del tempo, va potenziato sempre di più».