In collaborazione con la Protezione civile e avvalendosi della capillare azione delle Soprintendenze, il ministero dei Beni culturali lancia la campagna di prevenzione contro gli effetti del rischio terremoti sul patrimonio storico-artistico italiano. Con la circolare n. 10175 del 5 giugno scorso, la direzione generale per i beni architettonici e paesaggistici del Ministero ha reso operative le linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, nella versione approvata il 21 luglio dell'anno scorso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Senza attendere la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del provvedimento. Da adesso in poi le Soprintendenze dovranno «procedere con gradualità alla verifica della sicurezza sismica per tutti gli edifici compresi nel programma pluriennale dei lavori pubblici», si legge nella circolare. Tutto questo, nonostante il testo in questione non abbia ancora una veste giuridica formale perché manca il parere del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Ma grazie a questa circolale firmata dal direttore generale del Ministero, Roberto Cecchi, Soprintendenze e progettisti sono tenuti ad applicare da subito le linee guida. «Il patrimonio culturale italiano - spiega Cecchi - non poteva più aspettare: l'ordinanza della Protezione civile 32742003 imponeva di valutare il rischio sismico dei beni d'interesse culturale entro 5 anni». Le verifiche In base a quanto previsto dalle linee guida, le Soprintendenze sono chiamate a eseguire tre tipi di verifica: una prima, riguardante tutti i beni tutelati che insistono sul territorio di propria competenza; una seconda, su una singola parte di manufatto, quando interessata da un restauro parziale; una terza, più accurata, quando l'intervento riguarda la costruzione nel suo complesso. I primi a essere valutati saranno gli edifici per i quali è già stato finanziato un intervento nella programmazione pluriennale dei lavori pubblici (circa 60 immobili nel 2007). La verifica antisismica fa perno sul concetto di miglioramento strutturale: non si tratta di adeguare a standard predefiniti la resistenza antisismica di un bene tutelato, ma di migliorarla tenendo conto anche delle esigenze estetiche. La sperimentazione Le linee guida hanno già trovato una prima, sperimentale, applicazione in Lombardia nel bresciano per i progetti di restauro di una decina di chiese. Grazie all'utilizzo dei metodi di calcolo per la riduzione del rischio sismico forniti dalle linee guida, è stato possibile effettuare interventi poco invasivi, con un grande risparmio di risorse economi-che. Il caso più emblematico riguarda la chiesa dell'Immacolata concezione nel Comune di Toscolano Maderno, sul lago di Garda, colpita dal terremoto del 2004. E stato sufficiente inserire dei contrafforti a sostegno delle strutture portanti per un costo complessivo di 18.856 euro, il 91 in meno rispetto ai 170mila stanziati dalla Regione Lombardia con l'ordinanza 362005. «La conoscenza del manufatto richiesta dalle linee guida - spiega Stefano Podestà, l'autore del progetto di miglioramento strutturale antisismico -consente di effettuare interventi mirati, che puntano a realizzare la massima sicurezza con il minimo dispendio di risorse». In media applicando le linee guida si può arrivare a un risparmio che sfiora il 40 (si veda la tabella). Oltre che nel bresciano, le linee guida sono state sperimentate anche in Molise, per il restauro della chiesa di San Giovanni Battista, nel comune di Colletorto, in provincia di Campobasso, colpito dal terremoto del 2002. Per la messa in sicurezza è bastato l'inserimento di catene longitudinali e la sostituzione di una guglia del campanile in cemento armato, frutto di un precedente intervento di restauro, con una struttura in acciaio. «Gli stanziamenti pubblici per il recupero dei beni colpiti da terremoti vengono effettuati tramite un computo metrico che si basa sull'entità del danno - spiega Podestà - ma spesso per la messa in sicurezza bastano cifre inferiori».