Il quaderno-programma del nuovo festival internazionale di Villa Adriana si apre con una nota del ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Seguono scritti di Piero Marrazzo, presidente della Regione. Enrico Gasbarra, presidente della Provincia. Marco Vincenti, sindaco di Tivoli. E ancora: Gianni Borgna, presidente della Fondazione Musica per Roma, Carlo Fuortes, amministratore delegato della stessa Fondazione, e Giorgio Barberio Corsetti, definito curatore artistico del festival. A proposito di Barberio Corsetti, del quale ho molto ammirato lo spettacolo inaugurale Dionisiache, non posso non notare che i critici dei maggiori quotidiani, con poche eccezioni, si sono astenuti. Mi chiedo perché. Come si fa a trascurare uno spettacolo di Barberio Corsetti? Indipendentemente da ciò che ciascun critico pensa di Barberio in quanto artista, un suo spettacolo di solito si recensisce. Perché non lo si è fatto? Sfogliando il programma mi vengono dei pensieri. O dei dubbi. O addirittura dei sospetti. Constatando la sopraffazione della politica sull'arte, potrebbe essere stata una scelta «politica». O forse non sono state che le circostanze, per ciascuno diverse. O perfino una vera e propria valutazione artistica. A me sembra che quest'ultimo caso sia improbabile (la storia di Barberio è troppo illustre perché si pensi così). Allora, però, la scelta di non recensire equivale a una diversa forma di critica. Ma un conto è il lavoro di Barberio come regista e un conto il suo lavoro come curatore artistico. A proposito di questo, il quaderno da me citato poco fa è eloquente. Il festival di Villa Adriana ha un po' l'aria d'essere calato dall'alto, con l'impegno di tutte le forze politico-amministrative: l'ho detto, una specie di preponderanza della politica sul progetto artistico. Non a caso si parla di curatela, non di direzione. Quale festival non ha un direttore artistico, sul quale appuntare le eventuali obiezioni, o al quale rivolgere le eventuali lodi? E ancora: questo festival, nel cui cartellone la presenza di un Rodrigo Garcia (per fare un esempio) lascia forti perplessità, questo festival che cosa veramente è? Quali la sua forma e il suo fine? Non c'erano a Roma e nel Lazio una miriade di festival (più piccoli, ma anche con una certa storia) da impugnare e inverare con finanziamenti più sostanziosi? O, altrimenti detto, Barberio Corsetti è già consulente artistico di Musica per Roma, una città ricca di registi validissimi e senza lavoro. Era proprio giusto che la curatela dell'evento toccasse a lui? Perché accentrare le responsabilità (se le responsabilità sono tutte sue) su una persona, e non offrire ad altri artisti nuove opportunità? Se il problema del mezzo silenzio che ha accolto Dionisiache era questo, il vero problema non è Barberio Corsetti, è la gestione accentratrice dei promotori della nuova manifestazione. E se questa non c'è, se non c'è prevaricazione, c'è di sicuro un problema di comunicazione. Personalmente, finché non sono arrivato a Villa Adriana, non mi era ben chiaro neppure quale fosse il ruolo di Barberio Corsetti. Ma so benissimo di chi è il merito o il demerito, se le cose funzionano o non funzionano (per nominare due enti pubblici) al teatro di Roma o all'Eti.
Villa Adriana, domande sul festival
Il quaderno-programma del nuovo festival internazionale di Villa Adriana è stato pubblicato con una nota del ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Il festival è stato presentato da Piero Marrazzo, presidente della Regione, Enrico Gasbarra, presidente della Provincia, Marco Vincenti, sindaco di Tivoli, Gianni Borgna, presidente della Fondazione Musica per Roma, Carlo Fuortes, amministratore delegato della Fondazione, e Giorgio Barberio Corsetti, curatore artistico del festival. Il critico ha notato che i critici dei maggiori quotidiani hanno astenuto il loro recensione a Dionisiache, uno spettacolo di Barberio Corsetti. Il critico si chiede perché questo sia accaduto e se sia stata una scelta politica o una valutazione artistica.
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