E, improvvisamente, alle 12.07 di una tiepida giornata di inizio estate, il tempo tornò. A Villa Borghese mancava da circa un ventennio anche se, a più riprese, qualcuno aveva provato a metterci una «pezza» con restauri mal eseguiti che sono durati lo spazio di un mattino. Da ieri, invece, l'idrocronometro del Pincio, l'orologio ad acqua ideato nel 1897 dal domenicano (e professore di fisica) Giovan Battista Embriaco, è tornato a scandire i minuti grazie ad un lavoro da amanuensi della meccanica fatto dai ragazzi e dai professori del Centro Elis. Una «folle idea» nata circa tre anni fa, per curare una ferita troppo profonda per chi si occupa di orologi: non a caso il sindaco Veltroni, intervenendo (in giustificato ritardo, per uno strano gioco del destino...) alla conferenza stampa di presentazione del restauro lo ha chiamato «una parte del cuore di questa città». A settembre del 2004, i ragazzi della scuola dell'Opus Dei guidata dal preside Pierluigi Bartolomei, un istituto che forma talenti in tutti i campi e che crea posti di lavoro per ragazzi che si specializzano nei vari mestieri, si sono messi di impegno dedicandosi anima e corpo ad un progetto ambizioso: non solo restaurare l'Orologio del Pincio, ma riuscire a riproporlo così come lo aveva concepito il suo inventore. A coordinare i ragazzi, il professor Luigi Mercatili, 73 anni, figlio di un orologiaio dell'Atac, che ha l'idea un po' «baricchiana» in testa di girare con un camion per riparare gli orologi dei campanili rotti e che - come racconta lui - si è «messo il saio da domenicano, per capire l'opera di Embriaco». L'idrocronometro se lo è studiato giorni e soprattutto notti, passate a contemplare il soffitto con in mente le lancette del Pincio, tanto che i suoi ragazzi, alla scuola, lo prendevano in giro. Lui, il professore, passava e ripassava davanti a quell'orologio e loro lo sfottevano: «Professo', guardi che è sempre uguale...», gli dicevano. Fino a che, un bel giorno, la classica lampadina: «Ero alla lavagna e finalmente ho capito: il motore è l'acqua, il regolatore del tempo un pendolo. Quasi elementare, ma molto complesso». Così Mercatili si è messo al lavoro. L'orologio è stato smontato pezzo per pezzo, alcuni sono stati riparati, altri sostituiti, altri ancora creati ex novo perché non esistevano più: pare, infatti, che qualcuno se li fosse portati via. Due anni di lavoro, coi ragazzi che ieri sfoggiavano le loro belle magliette verdi dell'Elis e che - come suggeriva Veltroni ieri - da ora in avanti passeranno per Villa Borghese e potranno dire «questo l'ho fatto io». E finalmente, ieri mattina, il risultato con fuoriprogramma: l'Orologio ad acqua è di nuovo in attività, anche se nel trambusto della cerimonia ufficiale le lancette sono state spostate di 3-4 minuti. Il restauro è un'emozione che Veltroni ha sintetizzato citando il suo proverbio africano preferito: «A noi occidentali che andiamo sempre di corsa, loro dicono: voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo». Da ieri, nel cuore di Villa Borghese, sono tornate tutte e due le cose.
Villa Borghese, il tempo corre sull'acqua
Il Pincio, un orologio ad acqua ideato nel 1897 dal domenicano Giovan Battista Embriaco, è stato restaurato grazie ad un lavoro di amanuensi della meccanica dei ragazzi e dei professori del Centro Elis. Il progetto è stato iniziato circa tre anni fa e ha richiesto due anni di lavoro. Il professore Luigi Mercatili, coordinatore del progetto, ha studiato l'orologio notte e giorno per capire la sua funzione. I ragazzi della scuola dell'Opus Dei hanno lavorato anima e corpo per restaurare l'orologio, sostituendo pezzi e creando nuovi.
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