Da Londra a Catania, ecco le 100 più belle "dismissioni creative" Nellex manifattura tabacchi di Cagliari il festival degli spazi industriali riconvertiti Da Rieti a Bassano del Grappa, sono ormai una ventina gli esempi italiani Primo censimento per un boom da grandi numeri: 2,6 del Pil europeo, 6 milioni di occupati -------------------------------------------------------------------------------- ROMA - Intanto le dimensioni. Spazi di cinquanta, centomila metri quadri. Ex concerie, macelli, raffinerie di zolfo, centrali a carbone. Che farne, una volta finite le produzioni e restituite alle città? Queste gigantesche rovine, ribattezzate ormai "archeologia industriale", e quindi nobile e da conservare, come possono essere usate, senza alienarle o farne degli shopping centre? Qualche città intelligente, da Berlino a Catania, ci sta pensando da tempo. E così cementifici lituani e fabbriche di birra inglesi, concerie umbre e manifatture tabacchi marsigliesi si sono trasformate in "fabbriche della cultura": case per artisti, studi per artigiani, centri di produzione di arti varie, dalla danza alla fotografia. E poi ancora: sale prove, teatri, residenze internazionali, laboratori permanenti. Spazi così ne sorgono ormai ovunque in Europa, finanziati dalle amministrazioni locali spesso con lotterie pubbliche. Sono oltre cento, venti già in Italia, quelli censiti per la prima volta dalla società di progettazione culturale Goodwill in occasione del festival di architettura Festarch che ha aperto ieri a Cagliari (fino al 2 luglio). Luoghi "contaminati", come dicono gli architetti: a Lipsia (lo Spinnerei Cotton Mill), a Vilnius (il Menu Spaustuve Art Printing House), a Farnham, ad unora da Londra (il Farnham Maltings). E non crediate che siano progetti a fondo perduto: le "fabbriche creative" rappresentano il 2,6 del Pil europeo, e danno lavoro ad ameno 6 milioni di persone. In Italia gli esperimenti sono piccoli ma vivaci. Cè una fabbrica creativa a Monteleone Sabino, in provincia di Rieti, sorta grazie a unalleanza tra performer e artigiani, in un ex fabbrica di caramelle. Un altro è in fase di ristrutturazione a Bassano del Grappa, per iniziativa di un imprenditore locale innamorato della corrente artistica Fluxus e gran collezionista. Lavora in open source, a Catania, il Majazè, ex deposito di arance ora trasformato in magazzino di arti varie. Per tutti, il modello è la Factory di Andy Wharol, dove si girava, creava, dipingeva, suonava, ballava: e dove gli artisti passavano a vedere cosa facevano gli altri artisti. Uno dei casi di "dismissioni creative" presentato al convegno organizzato di Cagliari è quello della Cable Factory di Helsinki, ex fabbrica di cavi elettrici, con 50.000 mq costruiti negli anni Trenta e abbandonati negli anni Ottanta. Acquisita dalla Nokia che lha poi affittata agli artisti finlandesi, oggi la Cable di Helsinki dà lavoro a mille professionisti tra designer, pubblicitari e illustratori. Ci sono cinque scuole di teatro, tre musei contemporanei, due stazioni radiofoniche indipendenti, un paio di ristoranti.
Ex fabbriche, qui ora si produce cultura
In Europa, ci sono oltre cento "dismissioni creative", spazi industriali riconvertiti in luoghi di cultura e creatività. Questi spazi, finanziati dalle amministrazioni locali, ospitano artisti, artigiani e professionisti. In Italia, ci sono venti esempi, tra cui una fabbrica creativa a Monteleone Sabino e un altro in fase di ristrutturazione a Bassano del Grappa. I "dismissioni creative" rappresentano il 2,6 del Pil europeo e danno lavoro a 6 milioni di persone. Gli spazi sono stati trasformati in case per artisti, studi per artigiani, centri di produzione di arti varie e laboratori permanenti.
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Bene culturale
Luogo