Tregua sul condono edilizio. I tecnici dei quattro ministeri competenti (Economia, Infrastrutture, Ambiente e Beni culturali) hanno raggiunto ieri una prima intesa sulle linee-guida della sanatoria, II gettito è stimato a 2,6 miliardi contro i 3,3 richiesti nei giorni scorsi dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Non sarà un condono "leggero", come chiedeva An, perché ricomprenderà anche le nuove costruzioni, le uniche che davvero fanno gettito, senza per altro un abbassamento del limite dei 750 metri cubi. Il ministro dell'Ambiente, Altero Malleoli, è comunque riuscito a piantare alcuni paletti sostanziali. Anzitutto, dalle nuove costruzioni sanabili saranno escluse quelle «non conformi agli strumenti urbanistici», per esempio quelle realizzate in aree rurali. Le aree demaniali saranno ricomprese nell'oggetto del condono solo in parte, con l'esclusione di quelle su cui gravano vincoli. Nessuna privatizzazione di aree demaniali nei pressi della «dividente». Esclusione delle aree soggette a vincolo assoluto e silenzio-rifiuto per gli abusi realizzati su aree soggette a vincolo relativo. Sulle aree demaniali sottoposte a vincolo relativo, la sanatoria sarebbe possibile a condizione di ottenere l'esplicito assenso dell'amministrazione competente. Nessun tipo di regolarizzazione sarà invece ammessa per gli abusi commessi su aree protette. La limitazione della portata del condono ha spinto invece verso l'alto l'ammontare dell'oblazione che sarà fissata a 150 euro a metro quadrato. L'intesa prevede inoltre l'istituzione di tre fondi: uno destinato a finanziare gli abbattimenti delle costruzioni abusive, un secondo gestito dal ministero dell'Ambiente e finalizzato a interventi di recupero ambientale e, infine, un terzo di competenza delle Infrastrutture che servirà alla riqualificazione delle aree. Non è però ancora chiaro a quanto ammonteranno le risorse a disposizione.