«I lavori sotto il sagrato li abbiamo completati. E per quantoriguarda la competenza della Soprintendenza dei Beni Archeologici delle Marche, visto che abbiamo anche finanziato i lavori, il sotterraneo con i mosaici doveva essere aperto al pubblico. Per noi si poteva anche rendere visibile subito dopo l'inaugurazione del 21 giugno». Va dritto al cuore del problema, senza troppi giri di parole, il Sovrintendente ai Beni Archeologici delle Marche Giuliano De Marinis rispondendo alle osservazioni formulate da don Giuseppe Signoretti che aveva impedito le visite ai mosaici per il mancato completamento dei lavori sotto il sagrato e per una messa in sicurezza ritenuta incompleta. Per questo motivo don Signoretti, a nome della Curia pesarese, aveva deciso di chiudere il Sagrato al pubblico, fino a quando non fossero state definite completamente le due richieste. «Don Signoretti o la Curia - continua De Marinis - si assumeranno le loro responsabilità nei confronti della città se non apriranno al più presto al pubblico l'area sotto sagrato. Sia chiaro, ogni percorso archeologico non è un'autostrada, anzi quello che abbiamo realizzato per il Duomo di Pesaro è certamente fra i migliori in Italia. Il più riuscito. Quindi per noi il discorso è chiuso, chiuso dopo 12 anni di lavoro e di polemiche. Mi auguro solo che le opinioni di don Signoretti non siano identiche a quelle dell'Arcivescovo». In realtà, il pomo della discordia, sembra essere un gradino, abbastanza ripido e certamente pericoloso per le persone anziane che volessero visitare i mosaici sotterranei... «In questi giorni - precisa ancora De Marinis - ci incontreremo con la Soprintendenza ai Beni Architettonici per decidere insieme se togliere il gradino o trovare delle soluzioni alternative. Se don Signoretti o la Curia non si assumono la loro responsabilità per la presenza di un gradino, che cosa dovrebbero fare e dire i gestori di siti archeologici percorribili che si trovano in altre località italiane, che devono affrontare quotidianamente problematiche ben più serie, ma che hanno sempre mantenuto fin dall'inizio aperto il sito al pubblico?» «Ma ciò che mi dà fastidio in questa vicenda - conclude il sovrintendente ai beni archeologici - è che invece di valorizzare un lavoro che ha portato alla luce e reso visitabile la più grande basilica paleocristiana in Italia, si vogliono rinfocolare posizioni e polemiche. In questi giorni si è parlato anche di tagliare la trave orizzontale interna che si trova all'ingresso del Duomo per realizzare un'uscita al percorso archeologico. Ma in questo caso, giustamente, la Soprintendenza ai Beni Architettonici, ha bloccato il progetto adducendo seri motivi di sicurezza. ».