Sfratto al locale in via Ripetta 67, simbolo di mezzo secolo di vita culturale della città La galleria-libreria di Argan, Burri, Pasolini e Moravia SARACINESCA a terra in via Ripetta 67. Dopo mezzo secolo di incontri e mostre, la libreria dell'arte non c'è più. È stata sfrattata. Ma rivivrà, in autunno, sulle ceneri di un'altra libreria, l'Orologio di via del Governo Vecchio. «È questo un negozio del tutto particolare che, aperto di proposito nelle immediate vicinanze della Accademia di Belle Arti e del Liceo Artistico, vuole essere soprattutto un ritrovo di artisti», scriveva un cronista del Tempo, il primo novembre 1957, dando notizia dell'inaugurazione, la sera prima, del "Ferro di Cavallo" di Agnese De Donato e Gina Severini. E «ritrovo d'artisti» è stato. Lo dicono le ditate di colore sui cataloghi d'arte che gli allievi delle due scuole dirimpettaie venivano a sfogliare tra una lezione e l'altra. Lo dice il suggestivo film delle foto in bianco e nero che raccontano le affollate presentazioni dei libri, gli incontri di poeti, le vernici delle mostre. Libreria e galleria, insomma, unite e rigurgitanti folla sul marciapiede quando Giulio Carlo Argan e Lionello Venturi, Pier Paolo Pasolini o Alberto Moravia, Goffredo Petrassi e Giorgio Manganelli racconta il libro del 2005 della De Donato partecipavano alle serate di poesia e al premio letterario. Giornate, ormai lontane, animate dagli intellettuali del Gruppo 63, dai versi di Sandro Penna e Valentino Zeichen, dal passaggio di Ezra Pound portato da Vanni Scheiwiller, dai pittori della Scuola di piazza del Popolo e dagli artisti di quella di San Lorenzo, dai ragazzi sfornati dall'Accademia (che poterono qui allestire la loro prima mostra: come Alessandra Giovannoni, Maurizio Pierfranceschi, Enzo Scolamiero, Paolo Ficozza), ai giganti del Novecento, come Alberto Burri che qui presentò un suo libro d'artista stampato in 15 copie: andarono tutte invendute e chi partecipò alla serata ancora si morde le nocche per non aver messo, allora, mano al portafoglio. Il "Ferro di Cavallo" però non ce l'ha fatta a festeggiare il mezzo secolo di vita sulla piazzetta semicircolare che ha dato il nome al "negozio". Lunedì scorso, 20 anni dopo l'ingiunzione di sfratto, Sergio Mazzocchi, Lena Salvatori e Peppe Orlandi hanno abbassato la saracinesca e cominciato a fare i pacchi. Domenica riconsegneranno le chiavi. I tre hanno rilevato l'impresa nel 1982, trasformando in libreria specializzata in arte quella che, negli anni Sessanta, si era occupata anche, se non soprattutto, di poesia. Nella galleria underground, dove si giungeva per una stretta scala, facendo attenzione a non sbattere la testa, Giuseppe Gallo fece «la prima mostra» ha raccontato il pittore calabrese. «E qui conobbi poi Ceccobelli, Dessi, Bianchi e infine Nunzio». Una galleria atipica, di promozione libera (tra i libri) dell'arte, dove nel 1985 venivano esposte le, allora pionieristiche, "Immagini al computer" di Paul Thorel. E dove la politica passava per il "Que viva a Fidel Castro!" che vide Capogrossi, Mauri, Rotella, Novelli, e altri ancora, esporre nel 1961 per il Lidér Maximo. I tre librai non sanno che merce verrà venduta, da lunedì, trai vecchi muri del locale iscritto nella lista dei "negozi storici". Sanno però che il "Ferro di Cavallo" vivrà altrove: «Da settembre spiega Sergio Mazzocchi riapriremo l'antica libreria dell'Orologio, chiusa da tre anni, ma l'inaugurazione la faremo in ottobre». Giusto in tempo per la cerimonia dei cinquant'anni. Un pezzo di ferro che porta fortuna. In bocca al lupo. LE TAPPE L'INAUGURAZIONE. I FOTORITRATTI Il "Ferro di Cavallo" apre il 31 ottobre 1957 con la mostra di fotoritratti di Alfredo L. Ferretti IL MARCHIO. IL PORTAFORTUNA Il logo della libreria fu disegnato da Gino Severini, padre di una delle due proprietarie GLI ARTISTI. POETI E PITTORI Tra i protagonisti delle serate, i poeti del Gruppo 63 e i pittori della Scuola di San Lorenzo LO SFRATTO. L'ULTIMA MOSTRA Domenica chiude la libreria. L'ultima mostra è stata di Lu Tiberi. Lo sfratto risale al 1987