Leonardo da Vinci. L'impegno delta Fondazione Giunti per ritrovare l'affresco di Palazzo Vecchio La storia della Battaglia di Anghiari dipinta da Leonardo da Vinci in Palazzo Vecchio è una vicenda avvincente. E pensare di ritrovarla servendosi di sofisticati strumenti tecnologici è impresa ancor più straordinaria. Sergio Giunti, presidente del gruppo editoriale, conta di farcela e, per festeggiare i trent'anni della Fondazione Renato Giunti, sosterrà le ricerche dell'affresco. Al principio del Cinquecento, Firenze è tornata finalmente a essere una Repubblica, dopo tanti anni di dominazione Medicea. Pier Soderini, Gonfaloniere della Repubblica e Niccolo Machiavelli, segretario della Repubblica decidono di mettere in atto una campagna propagandistico-celebrativa a sostegno del nuovo Stato, nella quale rientra anche la decorazione della Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio. Chiamano al lavoro due giganti fiorentini: Leonardo da Vinci da una parte e Michelangelo Buonarroti dell'altra. A Leonardo si chiede di commemorare la sconfitta che le truppe fiorentine guidate da Niccolo Piccinino infersero sulla piana di Anghiari nel 1440 all'esercito milanese. Uno scontro decisivo, che salvò Firenze dalle mire espansionistiche dei Visconti nell'Italia centrale. A Michelangelo si chiese invece di immortalare un altro glorioso episodio della storia cittadina, la battaglia di Cascina, che aveva visto i fiorentini vittoriosi sui pisani. Secondo le testimonianze, Leonardo dipinse la sua storia sulla parete destra della sala, Michelangelo invece sulla sinistra. Entrambe i maestri vi misero mano attorno al 1505 ed entrambi però abbandonarono il progetto per recarsi a Milano (Leonardo) e a Roma (Michelangelo). Trovandosi a trattare un soggetto di battaglia, Leonardo da Vinci decise di focalizzare l'attenzione sul momento culmine della battaglia, quando un manipolo di armati fiorentini lotta furiosamente per conquistare lo stendardo dei Visconti. A questa scena Leonardo dedica una gran quantità di disegni preparatori, in parte ancora conservati nel Museo Nazionale di Budapest e nelle Gallerie dell'Accademia di Firenze. Il suo dipinto fece subito scuola e una frotta di copisti si assiepò immediatamente davanti alla pittura per cavarne copie e insegnamenti. Appena in tempo. Racconta Giorgio Vasari che la pittura murale di Leonardo manifestò precocemente seri problemi di tenuta, in quanto per realizzarla il maestro sperimentò una tecnica nuova e fallimentare che era consistita nel cuocere la pittura direttamente sul muro mediante delle "fochere" fatte passare in su e in giù davanti alla parete. L'esperimento non funzionò e la pittura cominciò velocemente a deperire, al punto che quando a Giorgio Vasari venne chiesto, nel 1563, di rinnovare completamente la Sala, non si esitò un attimo a far sparire il dipinto leonardiano. Far sparire non significa distruggere del tutto. È questa la segreta speranza che anima il comitato scientifico che coordinerà le ricerche. Che qualcosa di questo eccezionale dipinto, adesso a noi noto attraverso i disegni preparatori di Leonardo e le tavole dei copisti, sia in realtà sopravvissuto. La Fondazione Renato Giunti e il comitato scientifico appena insediato - di concerto con il ministro dei beni culturali Francesco Rutelli e con il sindaco di Firenze Leonardo Dominici - opereranno per stabilire i criteri e i metodi non invasivi per le indagini di ricognizione, realizzati con l'ausilio di sofisticati strumenti tecnologici appositamente studiati per la buona riuscita dell'impresa. Individuare i resti del capolavoro leonardiano è ormai una mission tutt'altro che impossibile. Compongono il comitato scientifico l'editore Sergio Giunti, Antonio Paolucci, già ministro dei Beni Culturali e già Soprintendente del Polo Museale Fiorentino, Paolo Galluzzi, direttore del Museo di Storia della scienza di Firenze e presidente della Commissione nazionale Vinciana, Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole-24 Ore e Corrado Passera, arriministratore delegato di Banca Intesa-San Paolo, i quali, assieme a Martino Montanini e a Bruno Mari fanno parte del consiglio di amministrazione della Fondazione. Battaglia di Anghiari La celebre tavola Doria, la più antica copia dell'affresco della Battaglia di Anghiari, dipinta in Palazzo Vecchio da Leonardo da Vinci attorno al 1505. La grande pittura murale di Leonardo raffigurante la Battaglia di Anghiari era destinata alla parte destra della parete est della Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio, mentre a Michelangelo era stato affidato l'incarico di rievocare la Battaglia di Cascina nella parte sinistra della medesima parete. L'impresa, nella cui progettazione Leonardo si impegnò findal l503 rimase incompiuta perché l'artista nel maggio del 1506 partì per Milano. Molti anni dopo, nel 1563, venne coperta dalla nuova decorazione murale del Salone ristrutturato da Giorgio Vasari. Anche il grande cartone predisposto da Leonardo e ammirato dai contemporanei è andato purtroppo perduto.