Lo sta preparando la Soprintendenza con l'aiuto della Procuratoria che, per difendere la Basilica, passa dagli aghi all'elettricità Un dossier da inviare al ministero ai Beni culturali per documentare, dati scientifici alla mano, i danni che il guano dei colombi sta causando ai monumenti dell'area Marciana. Lo sta preparando la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Venezia, d'accordo con il Comune che ormai da mesi ha annunciato di voler bandire dalla Piazza i venditori di grano. Ma di fronte al rifiuto di buona parte di questi ambulanti, l'operazione sgombero si è arenata. Passare dalle buone alle cattive, si sa, non è facile. Ed ecco che in questo impasse di Ca' Farsetti, un "aiutino" da parte del ministero dei Beni culturali sarebbe gradito.Per questo si sta muovendo la Soprintendenza, che ha già in cassetto un paio di studi dell'università di Ca' Foscari sui danni causati ai delicati marmi della Piazza dagli escrementi dei piccioni. Ora, però, per completare quello che vuole essere un rapporto tecnico-scientifico dettagliatissimo, ha chiesto un aiuto anche alla Procuratoria di San Marco. E il proto, l'architetto Ettore Vio, sta prerando un rapporto, completo di resoconto fotografico, su Basilica i piccioni. Storia di una battaglia cominciata oltre un quarto di secolo fa, e ancora aperta. La prima arma erano stati gli aghi, poi si sono usare pure le reti, e ora si punta sui fili a basso voltaggio. «É dall'81, da quando sono iniziati i restauri della facciata, che abbiamo cominciato a posizionare dei sistemi anti-piccioni - ricorda il proto -. Gli aghi, con il tempo, si sono rivelati insufficienti, oltre ad essere troppo visibili (sulle teste delle statue, piuttosto che sui capitelli). Qualche piccione, infatti, riesce ad appoggiarsi comunque e con il suo stesso guano alza la quota che da 8 centimetri passa a 6, 4, 3: a quel punto anche gli altri colombi ci camminano tranquillamente». Per questo si sono provati altri sistemi. «Per l'arcone dei Mestieri abbiamo posto delle reti invisibili che hanno tenuto lontano i volatili - continua l'architetto Vio -. E ora, con i lavori di restauro della facciata nord, stiamo passando al sistema dei cavi a basso voltaggio. L'avevo introdotto in città all'inizio degli anni '90, per il restauro della Scuola Grande di San Rocco. All'epoca veniva realizzato con dei cavi in alluminio e per questo giudicato poco adatto a Venezia. Ma in quell'occasione lo feci realizzare in acciaio inossidabile e ha funzionato. Ma il problema di tutti questi sistemi sono gli alti costi di installazione. Per posizionarli bisogna approfittare di un restauro generale». Insomma, il passaggio dagli aghi ai cavi in Basilica non potrà che essere graduale. Mentre il guano resta un'emergenza. «I danni provocati dai colombi sono altissimi - conferma anche il proto -. Questi escrementi sono molto acidi e deteriorano i marmi, in particolare quelli greci della Basilica».
VENEZIA Dossier al ministero sui danni dei colombi
La Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Venezia sta preparando un dossier per documentare i danni causati dai colombi ai monumenti dell'area Marciana. Il problema è che i venditori di grano che vengono banditi dalla Piazza non si ritirano, causando un impasse. Per risolvere il problema, la Soprintendenza sta chiedendo l'aiuto della Procuratoria di San Marco e dell'architetto Ettore Vio, che sta preparando un rapporto tecnico-scientifico sui danni causati dai colombi. La storia di questa battaglia inizia dall'81, quando sono iniziati i restauri della facciata della Basilica, e si è passati dagli aghi ai reti e ora ai cavi a basso voltaggio.
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