Nella stessa zona tre chiese paleocristiane sono chiuse da tempo per mancanza di fondi Un'atmosfera da lento e inarrestabile declino avvolge il castello medioevale e l'intero quartiere che vi sorge a ridosso. Santa Margherita, conosciuto nei secoli come il quartiere dei Formali, dal nome dei vicoletti, appare come un corpo estraneo rispetto alla Maddaloni moderna. Un corpo che si va decomponendo progressivamente in tutte le sue parti. È così che, a distanza di pochi metri l'una dall'altra, tre chiese del periodo paleocristiano sono abbandonate per mancanza di fondi, molte abitazioni medioevali che potrebbero attirare schiere di turisti perdono pezzi giorno dopo giorno. E il castello (ancora di proprietà della famiglia De Sivo) e le due torri, la più antica realizzata dai Longobardi intorno all'anno 1000 d.C., la seconda, nel 1400 dal Conte Artus, sono ormai ruderi per i quali servirebbero anni e molti milioni, che non ci sono, per riportarli all'antico splendore. Con tali premesse, di turismo non si parla, anche perché, l'idea di recuperare il sito è stata abbandonata, forse, definitivamente. L'ultimo progetto è del 1997, fu presentato dall'ufficio della Sovrintendenza di Palazzo Reale; Maddaloni rientrava infatti nel «Piano di recupero dell'orizzonte visivo delle delizie borboniche della Reggia di Caserta». Il progetto non ebbe però seguito. E da allora, la situazione è peggiorata. «Ogni giorno, dalle 15 fino a notte fonda - dice Nicola, una sorta di guardiano dell'area attorno al castello - arrivano nel piazzale della parrocchia di San Benedetto (a ridosso della collina dove sorge il sito medioevale, ndr) auto e motorini. I ragazzi vanno poi a fumarsi gli spinelli o a bucarsi». Eppure, la zona, non è completamente abbandonata visto che, accanto al sentiero che si inerpica sulla collina del castello, ci sono le scale usate dai pellegrini per raggiungere il Santuario di San Michele Arcangelo, patrono di Maddaloni. Destini diversi per il sito medioevale e quello religioso, separati da poche centinaia di metri in linea d'aria. «La gente del quartiere Santa Margherita è rassegnata - dice don Angelo Delli Paoli, rettore del Santuario - ci vorrebbe una riscossa morale che purtroppo non arriva anche per colpa delle classi dirigenti. È normale che il recupero del castello diventa così un'utopia». Qualche anno fa, in effetti, un comitato di quartiere cercò, tramite i privati, di presentare un piano ma l'indifferenza delle istituzioni fece naufragare il sogno di ridare nuova vita allo storico complesso. Oggi, recarsi al castello vuol dire, prima di tutto, districarsi tra i mille sensi unici istituiti dal comune di Maddaloni; quindi, scegliere la strada giusta. Più di una via d'accesso infatti è chiusa per crolli. È il caso di via Maddalena e di via Alturi, dove qualche casa dell'antico borgo è crollata. Lungo i vicoletti, si scorgono tre chiese antichissime, risalenti ad un periodo che va dal '300 al '600 dopo Cristo, e rigorosamente chiuse. Santa Caterina dei Marrocchi (dal nome degli artigiani che lavoravano la maiolica), Sant'Aniello, la più antica, e San Giovanni, con la cripta caratteristica dei primi periodi cristiani. Ma Maddaloni non è solo il castello e il suo quartiere. La caserma borbonica dell'Annunziata, usata per l'aqquartieramento delle truppe dell'Italia meridionale, è abbandonata. Un vero e proprio record di siti storici dimenticati ma con un'eccezione: la casina ducale sull'Appia antica dei Carafa, in cui soggiornò Carlo III di Borbone, oggi trasformata nel Museo Archeologico Calatia grazie alla determinazione della Sovrintendenza dei Beni Argheologici di Napoli. Dall'inizio degli anni '90 vanno avanti, sia pur con enormi difficoltà, i lavori di recupero; oggi è aperto solo il primo piano. «Vengono solo le scolaresche - dice l'addetto alla vigilanza Riccardo D'Abruzzo - purtroppo siamo un po' oscurati dalla Reggia. Nel 2009, anche se la data è orientativa, dovrebbero finire i lavori». Vanno a rilento anche gli scavi dell'antica Calatia, città sull'Appia distrutta dai Saraceni nell'880 d.C.. Qui c'era l'idea di creare un Parco Archeologico, come quello di Pompei, ma la mancanza di fondi, la presenza di abitazioni civili e, soprattutto, la vicinanza della discarica di Lo Uttaro, hanno reso l'ipotesi ormai impraticabile.
CAMPANIA - La lenta agonia del castello
Il quartiere di Maddaloni, in provincia di Caserta, è in declino. Il castello medioevale e le tre chiese paleocristiane vicine sono chiuse per mancanza di fondi. Il castello, con le sue torri Longobardi e Conti, è in stato di rudore. La zona è frequentata da auto e motorini, ma il recupero del sito è un'utopia. Il comune di Maddaloni ha istituito molti sensi unici, rendendo difficile l'accesso al castello. Le chiese antichissime sono chiuse, ma la caserma borbonica dell'Annunziata è abbandonata. I lavori di recupero del castello e delle chiese sono in corso, ma sono molto difficili.
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