È lastricata di delibere la strada che conduce verso il degrado. A Maddaloni, non c'è monumento, avente pregio artistico, storico o architettonico, che non sia accompagnato da regolare delibera indicante progetti virtuali di recupero o restauro. Solo che i buoni propositi non bastano perché quasi sempre mancano i soldi, e spesso le idee. Così, accade che la caserma Annunziata, il più grande complesso militare borbonico dismesso della provincia di Caserta, è stato prima trasformato in deposito per i compattatori dei rifiuti e oggi in discarica delle suppellettili gettate dal comune. L'edificio, tormentato dai cedimenti statici, è stato oggetto di numerose ipotesi prima di acquisizione dal demanio e poi di nuova destinazione d'uso. In mezzo secolo di abbandono, non si contano gli atti deliberativi per l'acquisizione, l'azione di tutela e di conservazione del castello, delle torri medioevali e del parco collinare. Una delibera per monumento. Così, a salvaguardia delle circa 40 luoghi di culto (chiese, congreghe e conventi), la giunta Lombardi produsse ovviamente una delibera, caduta nel vuoto, per un'azione di tutela concertata con la Curia vescovile. Il record però spetta al sito archeologico dell'antica Calatia: c'è un progetto per il parco archeologico, uno per il recupero dell'Appia antica e uno per ampliare gli scavi. Mancano i soldi e le condizioni tecnico-giuridiche per riesumare i resti del centro abitato. Unica eccezione è il recupero del complesso monumentale di Santa Maria de' Commendatiis: saccheggiato dai ladri di opere d'arte, è oggi le sede del museo civico. gi.mi.
CAMPANIA Una pioggia di delibere ma i monumenti muoiono
A Maddaloni, la strada del recupero è segnata da delibere, ma i progetti non vengono mai realizzati. La caserma Annunziata, un complesso militare borbonico, è stata trasformata in deposito per rifiuti e discarica. L'edificio è stato oggetto di numerose ipotesi di recupero, ma non è mai stato salvaguardato. A differenza, il sito archeologico dell'antica Calatia ha un progetto per il parco archeologico, uno per il recupero dell'Appia antica e uno per ampliare gli scavi. Tuttavia, mancano i soldi e le condizioni tecnico-giuridiche per riesumare i resti del centro abitato.
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