QUELLA SOTTILE VERTIGINE DI CAMMINARE SULLA STORIA -------------------------------------------------------------------------------- Leffetto è quello di una improvvisa vertigine. Capita sempre a tutti. Anche le autorità che hanno tagliato metaforicamente il nastro, il 15 dicembre dello scorso anno, lhanno provata. Ora tocca al gruppo di signore, turiste italiane a giudicare dallaccento, uno di quei benedetti grappoli di forestieri portati dallonda olimpica, che hanno oltrepassato le monumentali cancellate di Palazzo Madama e sono entrate nel cortile degli scavi, in cerca di informazioni e di un po di fresco. «Mi sembra di cadere », dice una, guardando per terra. «Siamo sicuri che tenga? », chiede laltra allusciere in divisa, appoggiando i piedi con cautela - come una Cenerentola metropolitana - sul pavimento di cristallo. Camminare sugli scavi archeologici di Palazzo Madama, luogo di meraviglie a lungo attese, è ancora unemozione ma non più una sorpresa, per i torinesi devoti al loro patrimonio. Dallinverno scorso la corte medievale che custodisce le tracce archeologiche è aperta al pubblico. E dal prossimo 4 luglio (iniziativa che rientra nellampio programma estivo del Museo di Arte antica, dai laboratori per i ragazzi ai film dellepoca doro del muto, messi a disposizione dal Museo del Cinema) è possibile inoltrarsi allinterno negli scavi, tra lose, basole (pietre della Val di Susa usate dai Romani per lastricare le strade) e i resti delle antiche mura, per uninedita avventura archeologica fortemente voluta dalla direttrice Enrica Pagella. I visitatori scenderanno al livello della fondazione romana, tre metri e mezzo sotto lattuale manto stradale di piazza Castello, tra le pietre antichissime della Porta Decumana, posta a controllo dellingresso orientale che costituiva il primissimo accesso alla "città", benché non si possa ancora definirla tale, e scoprire la complessa stratificazione che da quellinsediamento ha portato al composito gioiello architettonico che è oggi Palazzo Madama. Un percorso consigliato alle famiglie, agli studenti, agli appassionati di antichità e di archeologia. Si risale ai tempi della gloriosa Julia Augusta Taurinorum, nome che sapore leggendario che piace moltissimo ai bambini, e alle tracce più antiche delledificio sabaudo, quello che meglio riassume tutta la storia della città, da quando Giulio Cesare la scelse - osservando il volo degli uccelli - per crearvi un insediamento di sostegno alle truppe impegnate in Gallia, fino allepoca contemporanea. Dallantichità al terzo millennio. Da porta romana a fortilizio medievale, poi castello degli Acaja, con lesatta simmetria delle quattro torri angolari, poi ancora residenza delle Madame Reali - Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, che trovò nellabbellimento dei palazzi Torino e nel talento dello Juvarra consolazione alla propria scarsa fortuna in politica -, da cui prende il nome e la forma di reggia barocca, infine sede del primo Senato del Regno dItalia e quindi Museo Civico passato allattuale consacrazione di Museo di Arte antica. Quasi duemila anni. Un lunghissimo percorso che ha attraversato i secoli e da questi ha assorbito, in una continua stratificazione, tracce dei tempi. La corte medievale è un luogo di grande fascino, nella sua estrema incoerenza architettonica, dove meglio si coglie il fenomeno della sovrapposizione. Sezioni dellantico muro romano su cui poggiano archi medievali, un susseguirsi di pietra e mattoni di argilla, un continuo salire e scendere di livelli, dai più antichi, via via riempiti per edificare i nuovi. Lungo il percorso archeologico si incontrano tracce che rimandano ad unantichità facile da immaginare, con la fantasia dellappassionato. Le grandi pietre che costituivano i paracarri dellantica porta, con i due passaggi pedonali laterali. I resti di un acquedotto che provvedeva agli approvvigionamenti idrici dellinsediamento militare, con una fistula, un tubo di piombo, prezioso reperto giunto fino a noi dal 70 dopo Cristo. Fino a metà del Seicento la corte rimase uno spazio a cielo aperto. La copertura fu realizzata nel 1638, per ledificazione dei piani superiori dellala occidentale, uno degli infiniti ampliamenti della residenza bifronte, un po reggia un po fortezza. Fu larchitetto portoghese Alfredo dAndrade, sovrintendente ai tempi di Re Carlo Alberto e responsabile dei restauri sabaudi in epoca ottocentesca, uomo di talento dalle scelte controverse, a riportare alla luce lo scavo, nel 1884 (come raccontano le piastrelle di cotto datate lasciate sul percorso a testimonianza del lavoro di recupero), eliminando le tonnellate di detriti che vi si erano depositati sopra nel corso dei secoli. Unoperazione in qualche modo divulgativa, benché ristrettissimo fosse allepoca il pubblico dei visitatori, che ci giunge come eredità dello spirito risorgimentale in vista delle grandi celebrazioni per il secolo e mezzo dallUnità dItalia.