Incisioni settecentesche stampe e oli su tela accanto a 35 vasi del V secolo a.C. di un corredo funerario Una ricca collezione monografica di capolavori unici al mondo. Un prezioso patrimonio composto da oltre 150 incisioni, oli su tela, stampe, acqueforti e acquetinte dal 1765 alla fine dell'Ottocento (Giovan Battista Piranesi, Jean Richard de SaintNon, Thomas Major, Franz Ludwig Catel, Abraham Louis Ducros-Giovanni Volpato, Paolantonio Paoli, eppoi Morghen, Achille Vianelli, Antonio Coppola, Giacinto Gigante, ecc.), accanto a vasi del V e IV secolo a. C., provenienti da un corredo funerario dell'area archeologica di Paestum e dei quali uno - pare - dipinto dallo stesso autore della celebre «Tomba del tuffatore». Sono i «pezzi» del Museo Paestum nei percorsi del Grand Tour, realizzato dal 2003 all'interno del complesso monumentale del convento e chiostro di Sant'Antonio a Capaccio, a circa 5 km dal sito archeologico pestano. Visitato nei primi tre anni di vita da ospiti d'eccezione (dal premio Nobel Rita Levi Montalcini alla scrittrice premio Strega Melania Mazzucco), diretto da Eustachio Voza e realizzato dalla Fondazione Giambattista Vico in collaborazione tra gli altri con la Provincia di Salerno e il Comune di Capaccio-Paestum, il Museo documenta l'eccezionale fortuna iconografica e turistica del sito pestano tra i viaggiatori del XVIII e XIX secolo, sedotti dal fascino del viaggio in Italia (e soprattutto nel Sud) che ha radici molto lontane: dai pellegrinaggi medievali attraverso la moda del viaggio di formazione (ma anche come strumento di scambio e commercio intellettuale), nata in Inghilterra a fine XVII secolo. Un turismo colto e raffinato, che riceve nuovo impulso e forte internazionalizzazione dopo le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, tra 1738 e 1748: il Museo sui percorsi del Grand Tour si trova nella parte del complesso conventuale settecentesco restaurata dall'architetto Ludovico Vincenzo Massimo Olivieri e oggi corredata anche da una sala per attività seminariali affacciata sulla piana di Paestum e sul Golfo di Salerno, su un nuovo giardino di erbe officinali, ripristinato nei suoi piantumati originari. Tra le opere di maggior pregio, le quattro tavole di Morghen del 1765, parte della serie «Vedute della città di Paestum», e il dipinto, ad olio su tela, del pittore tedesco Franz Ludwig Catel, raffigurante «La veduta di Paestum con i templi, la costiera amalfitana e Capri sullo sfondo» e realizzato nel 1838. Quasi una "summa" di una certa pittura di paesaggio della prima metà dell'Ottocento.