VENEZIA Le grandi navi nel mirino della Sovrintendenza. Oltre a cambiare radicalmente lo skyline veneziano potrebbero essere le principali responsabili di marmi anneriti e stucchi corrosi. A studiare per la prima volta in modo puntuale il fenomeno è il Cnr ma ad attendere i dati, oltre all'Autorità Portuale, è anche la Sovrintendenza decisa a capire, una volta per tutte, se esiste un nesso preciso fra la nafta bruciata dalle navi da crociera che passano davanti a San Marco e il degrado dei monumenti. IL MINISTERO Palazzo Ducale sceglie di usare toni cauti ma decisi: sulla base di quel che dirà il monitoraggio si aprirà il capitolo sulle grandi navi. E non solo sul fronte dell'inquinamento e del degrado. Si comincerà a valutare anche un altro tipo di inquinamento, quello «paesaggistico» previsto dal nuovo codice dei Beni Culturali. L'impatto visivo ma anche acustico dei bisonti del mare sarà valutato dalla Sovrintendenza. A quel punto, se i dati confermeranno un nesso di causa-effetto fra le ciminiere delle grandi navi e un'intera città monumentale minata dagli effetti chimici sulla pietra, la Sovrintendenza potrà far pesare le proprie va-lutazioni anche rivolgendosi al ministero per i Beni Culturali che si attiverà con il ministero dell'Ambiente per porre un freno all'invasione delle navi da crociera in laguna. I PRECEDENTI Il sospetto che sia il «bunker fuel» (una nafta che comporta il 35 per cento di emissioni in più di composti solforosi rispetto ai normali carburanti) il responsabile di bassorilievi cancellati e corrosi e stucchi pericolanti non è nuovo, negli ultimi anni il «Co-mitato di salute pubblica» ha messo in guardia più volte dal rischio di «gessificazione» della città. Il Comitato ha segnalato l'erosione di 15 centime-tri della facciata alla Ca' d'Oro ma anche la «cancellazione» di un angelo a bassorilievo lungo Rio Terà Barba Frutariol a Cannaregio, con esposti a Sovrintendenza, amministrazione e magistratura. Ora, però, dati alla mano si dovrà decidere il da farsi. Anche alla luce dell'imminente direttiva europea che impone l'utilizzo di un carburante a più basso contenuto di zolfo per le navi che entrano in porto. Il futuro delle gigantesche navi da crociera, uno dei capitoli più importanti dell'economia locale, insomma, è nelle mani di quattro centraline hi-tech posizionate in Sacca San Biagio, a San Marco, al porto nell'area di stazionamento (a motori accesi) dei giganti del mare e a Santa Marta. Centraline che registrano durante l'estate, quindi nel momento di maggiore transito e in tempo reale, le polveri sottili ma anche le micidiali nanopolveri, quel Pm 2,5 che ancora la legge non obbliga a misurare. Oltre alle polveri, però, i filtri posizionati a marzo raccoglieranno fino a fine luglio anche gli Ipa (idrocarburi poli-ciclici aromatici) e i metalli pesanti. Fra questi spicca anche l'So2, anidride solforosa da cui si sviluppa lo zolfo. E proprio lo zolfo è indicato dagli esperti come il killer numero uno dei monumenti lapidei. IL MONITORAGGIO Dati precisi, però, non ce ne sono e l'indagine commissionata dall'Autorità Portuale al settore Dinamiche dei Processi Ambientali del Cnr di cui è direttore il docente di Ca' Foscari Paolo Cescon servirà proprio a fornire una base scientifica indispensabile sia per la valutazione dei rischi per la salute, sia per le valutazioni che Palazzo Ducale si appresta a fare sul degrado dei monumenti. «Si tratta di un progetto di monitoraggio molto avanzato spiega il professor Cescon sono centraline che registrano continuamente i dati e consentono così di valutare l'impatto delle grandi navi nel momento esatto in cui passano». E si riuscirà anche a stabilire, una volta per tutte, se effettivamente sia lo zolfo il colpevole del degrado di facciate e stucchi. E i dubbi, anche in ambito scientifico, non mancano, come per il guano dei piccioni che, di per sé, non è pericoloso per la pietra d'Istria ma diventa letale per le maltine degli stucchi dove si trasforma in un vero e proprio fertilizzante per muschi e licheni, così lo zolfo, presente in natura, da solo non basta a innescare la reazione chimica che porta alla corrosione della pietra.
Grandi navi nel mirino della Sovrintendenza
La Sovrintendenza di Venezia sta studiando il fenomeno del degrado dei monumenti a causa delle navi da crociera. Il Cnr ha iniziato a monitorare le polveri e gli idrocarburi presenti nelle ciminiere delle navi. I dati raccolti saranno utilizzati per valutare il rischio per la salute e il degrado dei monumenti. La Sovrintendenza potrà poi decidere se esiste un nesso di causa-effetto tra le navi e il degrado dei monumenti. Il ministero per i Beni Culturali e l'Ambiente saranno coinvolti nella valutazione. Il monitoraggio è stato avviato grazie a centraline avanzate che registrano i dati in tempo reale.
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