Per la città dei due mari una delle possibili vocazioni sta proprio nella riscoperta del turismo e nella valorizzazione del patrimonio storico. A Taranto, infatti, come tutti sanno c'è uno dei più importanti musei d'Italia che contiene tra l'altro, una delle più grandi collezioni di manufatti dell'epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi «Ori di Taranto», un patrimonio che il mondo intero invidia all'Italia. Questo museo, però, è chiuso da sette anni per ristrutturazioni. E quegli ori, da sette anni, sono segregati. Chiusi. Se non per una minima parte in esposizione in un palazzo della città vecchia, palazzo Pantaleo. Prima della tornata elettorale, l'assessore regionale al Turismo, Massimo Ostillio, e il sovrintendente Andreassi hanno annunciato a gran voce per dicembre la riapertura almeno di un piano. E il resto? Grandi progetti di restauro, elaborati ambiziosi mostrati, lucidi da far sognare ma con tempi tecnici ovviamente tutti da definire. Basti pensare - non per sfiducia - a quei sette anni già trascorsi senza che nulla sia accaduto. Ecco allora che se il ministro per i Beni culturali Rutelli, invece, mostrasse attenzione, certamente si potrebbe imprimere un'accelerazione ai lavori così da dare immediati segni di rinascita al vero simbolo della città. Senza mancare di costruirci attorno un indotto che farebbe rifiorire alberghi e industria del turismo culturale. Alla domanda di intervento si schermisce Rutelli: «Piano, piano. Non conosco nel dettaglio la situazione del museo, e sono abituato, come ho fatto oggi (ieri alla Fiera n.d.r.) per il Petruzzelli ad annunciare fatti. Posso dire, però, che stiamo già trasformando la nave Vittorio Veneto in museo del mare, che è un progetto bellissimo. Adesso arriva con l'aeroporto di Grottaglie anche una nuova prospettiva per il turismo e c'è anche il museo della Magna Grecia, certo. Sono tutte cose da mettere insieme e voglio farlo con serietà, come ho fatto per il Petruzzelli. Posso però già dire che voglio incontrare subito il sindaco Stefano e costruire con lui un programma di lavoro, anche con il presidente della Provincia e con il presidente della Regione. Sarà un lavoro importante e mi impegno fin d'ora: lo faremo». Il testimone ora passa nelle mani del neosindaco e delle istituzioni locali e regionali. La pietra nello stagno è stata lanciata e l'attenzione del vicepremier sollecitata. Spengeranno questa fiammella per mantenere accese le diatribe interne? Il museo nazionale di Taranto è un gioiello. Collocato nel centralissimo corso Umberto e fondato nel 1887, occupa la sede dell'ex convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel diciottesimo secolo. L'archeologo Luigi Viola voleva farne un museo della Magna Grecia, ma è sempre stato dedicato alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Prima del restauro il primo piano ospitava la sezione greco-romana, mentre il secondo piano ospitava quella preistorica. Non resta che crederci per davvero. Il gioco è tutto qui. D'altra parte la Regione aveva già deciso di agire per la risalita su tre fronti: industria, porto e turismo. Proprio l'assessore regionale al Lavoro, Marco Barbieri, all'inizio del mese in un'intervista al Corriere del Mezzogiorno aveva osservato: «Mentre le altre città della Puglia sono riuscite a costruirsi un proprio spazio di attrattiva, a Taranto non ci va più nessuno. Quella del polo museale, allora, potrebbe essere una carta da giocare». Se i tarantini ci sono ancora battano un colpo e, questa volta, tengano desta l'attenzione sull'operato e la prontezza di azione dei propri politici.