Strano paese il nostro dove davvero i Beni Culturali non godono molta fortuna, da una parte li vendono e dall'altra eliminano i vincoli, come mi era capitato di prevedere, quelli del paesaggio, quelli della inedificabilità, magari attraverso la veniente sanatoria, il tutto per far soldi. Meraviglia però che vengano progettate e si stiano per realizzare cose che i soldi li fanno perdere, e pure l'immagine, e che sono un impoverimento enorme della nostra stona, e meraviglia che siano portate avanti con una superficialità da lasciare perplessi. Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli interessano in un primo tempo Walter Gropius e lo portano, nel giugno 1960, a Roma facendogli studiare il problema dell'ampliamento della Gnam; le lungaggini burocratiche impediscono di andare oltre e, alla morte del maestro, si assegna a Luigi Cosenza, uno dei cinque o sei protagonisti del razionalismo italiano, la progettazione dell'ampliamento. Lo si realizza in buona parte e tutto è perfetto e funzionale. Ebbene, adesso, di fronte all'opera importante di un grande architetto, la sola cosa che si decide (ma chi?) di fare è di proporre la distruzione del vecchio e di inventarsi 24,4 milioni di euro di spesa per una nuova costruzione? E perché invece non completare con pochissima spesa l'esistente? Bella gestione del patrimonio storico che dovrebbe essere comunque tutelato, a prescindere dai fatidici 50 anni, quan-tomeno dal ministero per i Beni culturali! Credo che il ministro Urbani debba intervenire, non farlo sarebbe colpevole. Mi domando, a questo punto, in Italia che cosa stiamo facendo. Se lo Stato vuole distruggere una delle poche architetture importanti della nostra storia museale, che cosa ci possiamo allora aspettare per il futuro, per i pochi allestimenti museali superstiti di Carlo Scarpa, di Franco Albini e Franca Helg, di Ignazio Gardella? Mi stupisce poi il livello di disinformazione: nei libri che stanno in ogni biblioteca di storia della architettura la Gnam di Cosenza è pubblicata, c'è persino un volume delia Gnam stessa (1988), diretta allora da Augusta Monferini, che illustra la figura del progettista. Qui Palma Bucarelli fra l'altro scrive «Cosenza era un fautore dello spazio architettonico; nell'addizione che fece alla Galleria nazionale, lo spazio è regolabile per ampiezza e per figura, è studiato in rapporto alla manovrabilità della luce artificiale, ma non esclude la relazione con l'esterno». E Argan aggiunge: «Cosenza, come Gropius, ha prediletto gli edifici di carattere pedagogico, educativo» e fra questi appunto oltre a scuole e uditori, e la Gnam, il suo museo. Scriveva poi nella relazione sul suo progetto Cosenza: «Abbiamo dei monumenti trasformati in Musei, dei Musei costruiti come monumenti; invece si vuole, a servizio dell'arte figurativa moderna, realizzare un Musco senza Monumento». Ebbene, vogliamo distruggere proprio questo importante edificio? Qualcuno blocchi questo scempio. Pena la vergogna e lo scandalo.