L'ennesima bugia dell'Unione ai danni dei lavoratori viene a galla dalla contesa tra il ministro e leader della Margherita Francesco Rutelli e i precari del ministero dei Beni culturali, che ha visto, per di più, un comportamento vergognoso di quasi tutte le sigle sindacali. Una bugia che, adesso, potrebbe costare caro, anzi, carissimo allo Stato, vista l'intenzione dei danneggiati di ricorrere a tutte le forme legittime, ma dure, di protesta a cui potranno dare vita nell'ormai aperta stagione turistica estiva. Partendo dai fatti, la questione riguarda i precari dei Beni culturali che, solo sei mesi fa, pensavano di aver concluso il loro calvario occupazionale con l'approvazione della legge finanziaria, in cui gli elementi tecnici, giuridici ed economici per risolvere il loro stato di instabilità lavorativa erano stati considerati specificatamente. Qualche tempo dopo, poi, la possibilità per Rutelli di mettere fine a questa situazione che crea angoscia comprensibile a un paio di migliaio tra giovani e quarantenni è stata confermata anche nel provvedimento approntato da Tommaso Padoa-Schioppa. Invece, nei giorni scorsi, ministero e sindacati - con le sole eccezioni di Uil-Bac e Intesa - hanno firmato un accordo, definito da Luciano Schiada (Intesa) «a perdere», che risolverebbe solo, e per giunta parzialmente, la condizione dei cosiddetti «giubilari», circa la metà dei precari, assunti nell'anno 2000, quello del Grande Giubileo. Fuori da ogni prospettiva di stabilità, dunque, sia gli ex-lsu (i dipendenti precari del ministero che erano stati presi in carico come «lavoratori socialmente utili», alcuni dei quali anche vent'anni fa) sia i «tecnici museali» che, grosso modo, sono in forza ai Beni culturali dal 1999. Tutta gente - è importante evidenziarlo - che è stata assunta, seppur con contratti annuali con previsione di un solo rinnovo (a oggi, sono già a otto), dopo aver sostenuto un concorso di accesso. Inoltre, seppur era necessario, per partecipare al concorso, la sola licenza di studio superiore, la gran parte degli assunti è costituita da laureati in materie artistiche, archeologiche e storico-artistiche e questo ha contribuito enormemente a qualificare l'accoglienza nelle strutture espositive e museali del nostro Paese. La figura dei «tecnici» sta tra il guardiano e il dirigente e spesso ha svolto compiti di accoglienza particolare, come nel caso delle visite ufficiali o di protocollo, garantendo anche nella quotidianità un'assistenza in lingua straniera alla moltitudine di stranieri che affollano i nostri gioielli sparsi per la Penisola. Dunque, è proprio grazie ai 632 «tecnici» se la struttura territoriale dei Beni artistici è stata in grado di funzionare adeguatamente. Si tratta, insomma, di figure professionalmente qualificate e importanti all'interno di un sistema che ha anche una valenza economica primaria per l'Italia e che potrebbero ora essere assunte in via definitiva senza dover far leva su fondi straordinari, essendo già stati previsti da ben due finanziare i soldi per mettere la parola fine a questa storia. Una storia di persone che lavorano comunque al 50 per cento del contratto di categoria, essendo impiegate per non più di 18 delle 36 ore previste, portando a casa a fine mese un magro stipendio di non più di 650 euro. «Siamo pronti - dice uno di loro, che preferisce restare anonimo - a sviluppare azioni di protesta e agitazioni clamorose, ricordando come i due principali siti di interesse turistico, il Colosseo a Roma e gli Uffizi a Firenze, dipendono quasi interamente dai «tecnici museali» precari. Mediamente, questi due siti assicurano allo Stato e al ministero dei Beni culturali 400mila euro al giorno e, di conseguenza, basterebbero tre giorni di chiusura per determinare una perdita pari a quanto costerebbe l'assunzione dei precari stessi per diversi anni». «Ovviamente - dice ancora il tecnico - i precari, che amano i luoghi straordinari in cui prestano servizio da quasi un decennio, si risparmierebbero e risparmierebbero volentieri ai visitatori un disagio di questa portata, ma la difesa delle prospettive occupazionali, dopo una presa in giro di queste colossali dimensioni, si merita anche forme di resistenza dura». Inoltre, secondo la Uil-Bac, a giocare a sfavore dei lavoratori precari, sarebbe anche l'intenzione di Rutelli di utilizzare le risorse disponibile per gratificare alcune figure di vertice del ministero, il cui costo è enorme, ma inversamente proporzionale all'effettiva utilità che quei ruoli possono avere in questo momento nell'organizzazione dei Beni culturali. «H giudizio della Uil era e rimane negativo - dichiara Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil a proposito del progetto di riorganizzazione approntato dal leader della Margherita - poiché il testo del ministro Rutelli continua, e anzi per alcuni versi accentua, la logica di pensare alla riorganizzazione di una macchina pubblica complessa quale quella dei Beni culturali non in una visione legata alla missione istituzionale del ministero bensì quale mezzo per collocare persone, dirigenti schierati o in via di schieramento». I precari hanno già dimostrato tutta la loro decisione nei giorni scorsi, iniziando con l'occupazione dello stesso ministero dei Beni culturali. Quindi è chiaro che se non si troverà e presto una soluzione per i turisti potrebbe prospettarsi un'estate di delusioni e di vacanze andate a rotoli. Più o meno, insomma, una stagione torrida quasi quanto quella che, in ogni settore, caratterizza la vita del governo Prodi.