Contro gli effetti del rischio terremoti sul patrimonio storico-artistico italiano è partita una campagna di prevenzione a tappeto. L'ha lanciata il ministero dei Beni culturali in collaborazione con la Protezione Civile e le soprintendenze: con la circolare n. 10175 del 5 giugno, la direzione generale per i beni architettonici e paesaggistici del ministero ha reso operative le linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, nella versione approvata nel luglio 2006 dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, senza attendere la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». Nonostante manchi ancora il parere del ministro delle Infrastrutture, da ora le soprintendenze dovranno «procedere con gradualità alla verifica della sicurezza sismica per tutti gli edifici compresi nel programma pluriennale dei lavori pubblici». Per facilitare loro il compito, il ministero ha predisposto una banca dati che conta 16.702 schede di beni immobili di interesse culturale, dei quali 4.000 in corso di valutazione e 3.519 già vincolati. Già accessibile dal sito www.benitutelati.it, il sistema nasce con la collaborazione del Sitap, che fornisce anche le indicazioni sui vincoli, le cartografie, i dati provenienti dalle Regioni, gli impianti elettrici forniti dal Grtn e le informazioni sul rischio paesaggistico. Soprintendenze e progettisti sono quindi tenuti ad applicare da subito le linee guida. «Il patrimonio culturale italianospiega il direttore generale dei Beni culturali, Roberto Cecchi, che ha firmato la circolare non poteva più aspettare: l'ordinanza della protezione civile del 2003 imponeva di valutare il rischio sismico dei beni d'interesse culturale entro 5 anni». I Beni culturali contano comunque di dare la veste di decreto ministeriale alle linee guida quanto prima, «appena le Infrastrutture daranno il placet», conclude Cecchi. Secondo calcoli del Ministero, sono 708 i comuni ad "alto pericolo" terremoti mentre 2.345 sono quelli in cui il rischio sismico è "abbastanza forte". In base alle linee guida, le soprintendenze devono eseguire tre tipi di verifica: una riguardante i beni tutelati che insistono sul territorio di competenza; una seconda su ogni singola parte di manufatto (se interessata da un restauro parziale); la terza, più accurata, quando l'intervento riguarda l'intera costruzione. I primi a essere valutati saranno gli edifici per i quali è già stato finanziato un intervento nella programmazione pluriennale dei lavori pubblici (circa 60 immobili nel 2007). La verifica antisismica fa perno sul concetto di miglioramento strutturale: non si tratta di adeguare a standard predefiniti la resistenza antisismica di un bene tutelato, ma di migliorarla tenendo conto anche delle esigenze estetiche. Si è già attuata una prima applicazione sperimentale in Lombardia e Molise, perii restauro di alcune chiese. È stato possibile effettuare interventi poco invasivi e con sensibile risparmio di risorse economiche. Tutti i casi sperimentati finora hanno dimostrato che, applicando le linee guida, si può arrivare a un risparmio medio che sfiora, e a volte supera, il 40 per cento.
Beni culturali. Pronte le linee guida per la valutazione del pericolo. Rischio terremoto in 708 Comuni
Il ministero dei Beni culturali ha lanciato una campagna di prevenzione per ridurre il rischio sismico sul patrimonio storico-artistico italiano. Le linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale sono state reso operative senza attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le soprintendenze devono procedere con gradualità alla verifica della sicurezza sismica per tutti gli edifici compresi nel programma pluriennale dei lavori pubblici. Il ministero ha predisposto una banca dati che contiene 16.702 schede di beni immobili di interesse culturale.
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