Il grande matematico Henri Poincaré nel 1929 scriveva: «Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili». Le categorie di «nuovo» e «utile» radicano l' attività creativa nella storia e nella società. Il «nuovo» è relativo al periodo storico in cui viene concepito e l' «utile» è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Le categorie di nuovo e utile estendono la sfera delle attività creative a tutto l' agire umano a cui sia riconosciuta un' utilità economica, o estetica, o etica e che sviluppi novità. Ed è appunto il legame tra creatività e utilità a caratterizzare un tempo, il nostro, in cui "creatività" non attiene più solo alle attività artistiche e culturali, ma anche alla crescita economica. Infatti, i luoghi in grado di valorizzare i propri talenti creativi registrano i maggiori tassi d' innovazione e di crescita economica. Coerentemente con questo nuovo approccio, la creatività non è il dono genetico, individuale, non trasferibile. Al contrario, occorre agire sul contesto e cercare di individuare le best practices affinché un territorio possa supportare e attrarre la creatività degli individui e dei gruppi. Lo sviluppo inizia dove gli abitanti di un luogo consapevoli delle sue risorse, dei suoi punti di forza decidono di metterli a sistema elaborando strategie condivise per utilizzare questo potenziale. In questo contesto la cultura è il vero collante che tiene insieme e motiva le persone, e la dimensione culturale del territorio diviene parte integrante delle strategie di sviluppo locale per contenuti e pratiche innovative in grado di rispondere a nuove sfide come quelle imposte dalla globalizzazione. Cultura, intesa come saperi tradizionali e nuove conoscenze sono le nostre risorse e tutti concordano che su questi assi vincenti si può costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo del nostro territorio. Eppure, Luca Cordero di Montezemolo parlando recentemente di sviluppo del Sud ha detto che «siamo rimasti fermi e questo in un mondo che va veloce significa essere andati indietro». Che cosa non funziona? Mancano due elementi fondamentali: consapevolezza delle proprie risorse e delle proprie capacità; condivisione di strategie e obiettivi. Il problema è che forse non abbiamo più l' orgoglio dell' identità, siamo solo gente non cittadini, questo luogo non ci appartiene più, le scelte passano sopra la nostra testa. Abbiamo perso la capacità di indignarci. Eppure, l' offerta culturale prolifera centinaia di eventi che si rincorrono e si sovrappongono, senza un senso, senza una strategia, senza una valutazione di impatto e di risultato. Una sorta di bulimia del nuovo che si manifesta con un affannoso prospettare, annunciare e proporre iniziative ed eventi spesso difficilmente comprensibili e collocabili nello scenario campano. A dispetto delle esigenze del territorio, a dispetto delle parole degli imprenditori, che per qualcuno non sono nemmeno imprenditori, a dispetto del fallimento di molte delle iniziative, a dispetto delle ingenti risorse impiegate, a dispetto di tutto andiamo avanti con iniziative ed eventi. Senza un dubbio, un ripensamento, un' assunzione di responsabilità. Quasi a voler segnare la distanza e la separatezza che c' è tra cittadini e i palazzi. Abbiamo appena scoperto che il successo di uno degli ultimi "eventi" è garantito da una sposa di Brescia che ha richiesto i biglietti per tutta la famiglia! Stiamo correndo verso un modello di disneyficazione, che banalizza e ingessa la cultura in una visione acritica dello sviluppo locale, che guarda al patrimonio culturale solo come uno stock di capitale su cui basare un' economia da rendita di posizione, secondo un sistema di sfruttamento degli interessi, senza che questo si trasformi in una risorsa per la produzione di nuova economia e quindi di sviluppo. La bellezza di un luogo o la preziosità di una collezione o di una chiesa, la valenza di una tecnologia o di un sapere non bastano ad attrarre. L' attrattività affonda le sue radici nella consapevolezza dell' importanza del bene per chi lo possiede, o meglio lo custodisce pro tempore per le generazioni future. Essere consapevoli del ruolo che la cultura ricopre nell' economia della Campania deve indurre a una particolare attenzione tutti coloro che hanno a cuore il futuro della regione. Proprio per questo offende l' uso provinciale e sciocco che si fa della grande risorsa culturale della nostra città, un tesoro inestimabile svilito bistrattato e sprecato con un danno enorme per la nostra economia e non solo. L' autrice presiede la fondazione Gens-onlus
NAPOLI - Ma questa città spreca le sue risorse culturali
Il testo discute l'importanza della creatività e dell'utilità nel contesto del sviluppo locale. Il grande matematico Henri Poincaré sostiene che la creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, utili. Il testo sostiene che la creatività non è solo un dono genetico individuale, ma anche un aspetto del contesto e della cultura di un luogo. La cultura è il collante che tiene insieme le persone e motiva le attività creative. Il testo critica il modello di sviluppo locale che si basa sulla valorizzazione del patrimonio culturale come uno stock di capitale, senza considerare la sua importanza per la produzione di nuova economia e sviluppo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo