I dipendenti della Beni culturali spa avranno applicato il contratto dei regionali. I quattrocento custodi della società (partecipata dalla Regione, che ne è anche l' unico committente) lavoreranno come i loro colleghi regionali: con le stesse ore, lo stesso straordinario e avranno, come i dipendenti di Palazzo d' Orleans, un fondo aziendale per il salario accessorio, Famp. (segue dalla prima di cronaca) La Beni culturali è la prima azienda a partecipazione regionale che applicherà il contratto pubblico tout court. Addirittura nella contrattazione aziendale i rappresentanti dei lavoratori potranno avvalersi della consulenza dell' Aran, l' agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Un piccolo passo, ma importante, verso la completa parificazione tra dipendenti della società e quelli regionali. Ma anche il riconoscimento di una privatizzazione soltanto teorica, la Beni culturali infatti ha come unico committente la Regione. Al momento per i custodi dei siti archeologici della Beni culturali non è previsto alcun aumento in busta paga, visto che saranno inseriti nelle fasce descritte nel contratto dei regionali in base allo stipendio che hanno attualmente. Ma alla prima variazione del contratto dei dipendenti di Palazzo d' Orleans anche a loro spetteranno degli aumenti. Esultano i sindacati: «Viene finalmente riconosciuto il fatto che questi lavoratori hanno le stesse mansioni dei regionali e quindi devono avere gli stessi diritti e doveri», dicono in coro Cgil, Uil e Cobas. «Deve finire la stagione del precariato avallato dalla Regione - dice Enzo Abbinanti, della Funzione pubblica Cgil - Bisogna mettere ordine nelle società regionali che di fatto sono pubbliche e finanziate con soldi della Regione». E già i sindacati sono pronti a chiedere l' applicazione del contratto dei regionali anche per i dipendenti di altre aziende partecipate dalla Regione, su tutte la Multiservizi, 400 lavoratori: «Chiederemo subito che anche in questa azienda venga cambiato il contratto e applicato quello dei dipendenti regionali - dice Valerio Adragna, segretario dei Cobas Codir - Vogliamo subito un incontro con l' assessore all' Industria, Giovanna Candura». Di fatto la Beni culturali è un' azienda che ha come committente soltanto la Regione, e in particolare l' assessorato ai Beni culturali che versa ogni anno 23 milioni di euro per i servizi della società che si occupa della custodia dei siti archeologici. I 400 dipendenti (al netto degli altri 310 con contratto a tempo determinato) a oggi hanno avuto applicato il contratto del commercio. Un contratto molto differente rispetto a quello dei regionali: le ore lavorative sono 40 (e non 36 come per i regionali), gli straordinari hanno una retribuzione diversa e non c' è alcuna previsione di un fondo per il salario accessorio. Dalla prossima settimana invece (lunedì è prevista la firma tra azienda e sindacati) i dipendenti della Beni culturali spa avranno una busta paga base per 36 ore lavorative la settimana, gli straordinari saranno pagati da un minimo di 30 euro lordi (per i servizi notturni) a un massimo di 100 euro (per i superfestivi), esattamente come i dipendenti regionali. Inoltre saranno divisi per fasce (a, b, c, d) come i loro colleghi "nobili". Al momento il cambio di contratto, da terziario a regionale, non avrà alcun costo aggiuntivo per le casse sella Beni culturali: «L' inquadramento nelle fasce previste dal contratto dei regionali sarà fatto in base allo stipendio attuale - dice Pietro La Torre, segretario della Uiltucs - è chiaro che se tra due anni il contratto dei regionali registrerà degli aumenti questi dovranno essere applicati anche ai dipendenti della società. Comunque siamo in trattativa per un aumento in busta paga di 100 euro, che chiediamo dal 2002, questa azienda da anni non ha approvato alcuna contrattazione integrata. Adesso, con il contratto dei regionali, ci sono dei diritti che non possono più essere lesi da parte della società». Questo accordo mette fine alle continue tensioni che hanno portato spesso a disservizi nella gestione dei beni archeologici, tra custodi regionali e della società "privata". Questi ultimi spesso si rifiutavano di fare il servizio notturno perché pagati meno dei loro colleghi. Per il consigliere delegato, Roberto Celli, l' applicazione del contratto dei regionali è soltanto «un tassello per il rilancio manageriale dell' azienda»: «L' obiettivo è quello di migliorare l' efficienza del servizio e quindi rendere più fruibili i siti archeologici - dice Celli - Non ci sarà alcun aggravio delle spese del personale e comunque questo non significa certo che i lavoratori sono assunti dalla Regione». a. fras.
Beni culturali Spa contratto pubblico
I dipendenti della Beni culturali spa, una società partecipata dalla Regione, hanno applicato il contratto dei regionali. I 400 custodi della società lavoreranno con le stesse ore, lo stesso straordinario e avranno un fondo aziendale per il salario accessorio. La Beni culturali è la prima azienda a partecipazione regionale a applicare il contratto pubblico tout court. I sindacati elogiano il passo importante verso la parificazione tra dipendenti della società e quelli regionali. Tuttavia, non ci saranno aumenti in busta paga per i custodi dei siti archeologici, poiché saranno inseriti nelle fasce descritte nel contratto dei regionali in base allo stipendio attuale.
Artista / Persona
Bene culturale
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