Alla Gallerìa degli Uffizi con una sovrattassa di 3 euro si può evitare la coda: ma chi non paga aspetta il doppio Musei: prezzi medi alle stelle in Italia per visitare gli istituti culturali. Il costo di un biglietto si aggira sui sette euro ma può arrivare fino ai 13 che servono per accedere ai Musei Vaticani. E sull'accesso grava il peso delle file infinite ROMA - La Costituzione italiana sancisce, all'art.9, il compito della Repubblica di promuovere la Cultura e di provvedere alla tutela del patrimonio storico-artistico della Nazione, due principi fondamentali che trovano congiunta applicazione in un luogo fisico: il Museo. Esso rappresenta, infatti, uno degli istituti che realizzano il fine della cultura, affiancando alle tradizionali funzioni di studio, ricerca e conservazione delle collezioni, una serie di attività tese alla conoscenza e alla trasmissione culturale delle testimonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente. Che sia chiuso o «a cielo aperto» (rientrano nella definizione di Musei anche i siti e i parchi naturali, marini, archeologici ed etnografici), che sia artistico, scientifico o archeologico, è innegabile il ruolo preponderante che questo «tempio laico del sapere» ha assunto in qualità di attrattore di una domanda turistica fortemente in espansione e di catalizzatore per l'avvio di opere di risanamento ambientale e di recupero urbano delle aree circostanti. In ragione della notevole rilevanza economica dell'organismo museale e della sua identificazione come centro didattico alternativo o integrativo delle tradizionali strutture scolastiche e universitarie, si spiega il crescente interesse che ha suscitato nelle autorità politiche, amministrative e legislative competenti. Lungi dal voler, in questa sede, fornire un quadro completo ed esaustivo degli attuali indirizzi della politica gestionale dei musei italiani, varrà forse la pena citare qualche caso emblematico che attesti quanto, tuttavia, il cammino da percorrere, in termini di qualità dei servizi offerti al pubblico, sia ancora lungo e tortuoso. Nella fattispecie, le maggiori perplessità riguardano le modalità di fissazione del prezzo del biglietto d'ingresso ai vari istituti culturali e la difficoltà di gestirne gli accessi, a causa dei limiti strutturali posti dagli edifici storici in cui le collezioni sono prevalentemente ubicate. A fronte di un costo medio relativamente contenuto (circa 6,50 euro per un biglietto"intero"), si configurano gli enormi disagi legati alle chilometriche code che si snodano dinanzi ai più frequentati musei d'Italia. Poiché, tra molti degli «addetti ai lavori» vige la logica secondo cui sono proprio i prezzi elevati e le lunghe file a connotare i luoghi più ambiti di un elevato valore culturale, accade che, ad esempio, per accedere alla Galleria degli Uffizi aggiungendo 3 euro ai 6,50 del biglietto ordinario si possa evitare la coda, noncuranti dell'ulteriore disagio che ciò comporterà per quei turisti che, non volendo cedere al «ricatto»del sovrapprezzo, vedranno ulteriormente prolungati i loro tempi d'attesa per quello che, forse non a torto, è stato recentemente definito «l'ingresso all'Inferno dantesco». Nessun sovrapprezzo è previsto, invece, per l'accesso al più costoso organismo museale d'Italia, i Musei Vaticani (13 euro per il biglietto intero). Neanche qui, come nella maggior parte dei musei italiani, esiste un servizio di prevendita o di prenotazione on line, né altri sistemi che evitino le file, a meno di avvalersi, a partire da una spesa minima di 23,50 euro, di una guida turistica. Tali tariffe sono soggette ad aumento in caso di mostre in corso, nella cui eventualità l'acquisto del biglietto risulta obbligatorio dovunque. Ci si chiede, visti i parametri stimati, quale possa essere la propensione al turismo culturale quando, data la mole dell'offerta museale italiana, la spesa giornaliera pro capite risulti particolarmente onerosa, specie per le categorie meno abbienti; quando il biglietto costituisca non il «corrispettivo di un servizio» ma l'equivalente di un disservizio; quando le interminabili, sfinenti attese incidano negativamente sul grado di soddisfazione della visita, riducendo, d'altro canto, il tempo a disposizione dell'utente, che vedrà sfumare la possibilità di conoscere i siti museali «minori» quand'anche questi siano stati inglobati, insieme ai poli di maggiore attrattività, in un circuito culturale integrato. Sarà forse il caso di riflettere più a fondo sui temi della gestione del nostro patrimonio, se preme davvero garantire il diritto alla cultura, rendendolo un bene sociale accessibile a tutti.