Salvatore Settis si scaglia contro la bozza del concorso per i nuovi funzionari dei Beni culturali: «È scandalosa Basterà la laurea triennale» «Scandalosa». È sferzante il giudizio del professore Salvatore Settis sulla bozza elaborata dal ministero per il concorso che dovrà riparare i vuoti d'organico dei Beni culturali. «Se verrà approvata», spiega il direttore della Normale di Pisa, «si potrà diventare soprintendenti con la sola laurea triennale». Ma a Settis, proprio nel Consiglio superiore, si ricorda che quello della scarsa qualificazione dei futuri soprintendenti è un problema subordinato a un altro più grave. I soprintendenti rischiano cioè di non avere più nessun peso politico e scientifico nell'organismo dei Beni culturali. Una condizione che il riordino di via del Collegio romano ha pienamente confermato negando agli uffici territoriali la condizione di stazione appaltante e trasferendo poteri, competenze e risorse alle direzioni regionali. Un problema che non è solo di forma perché a rischio come denunciava anche Legambiente è anche il paesaggio italiano. L'indeterminazione dei piani paesaggistici ha infatti lasciato un'assoluta discrezionalità a chi dovrebbe valutare la compatibilità dei paesaggi. E d'altra parte i comuni spesso non hanno la forza per resistere alle pressioni delle lobby del cemento. Ruggero Petrella, oggi soprintendente di l'Aquila, è stato fino al 1998 direttore del servizio tecnico ambientale dei Beni culturali. Sono passati dal suo ufficio tutti i più grandi progetti della penisola, dalle varianti di valico all'alta velocità al ponte sullo Stretto di Messina. Per lui è sconfortante vedere in che considerazione si tengano oggi i problemi relativi alla tutela del paesaggio italiano, una delle risorse principali del Paese. «Ha ragione Settis», dice, «le soprintendenze sono umiliate. Ma così il ministero rischia di perdere il controllo sul territorio, di non essere più in grado di incidere in termini di capacità giuridico amministrativa sul paesaggio». Come soprintendente di L'Aquila Petrella è reduce vittorioso di una battaglia contro la metropolitana di superficie: «Per due anni», racconta, «il Comune voleva utilizzare il progetto malgrado il parere della soprintendenza. Mi sono opposto pur avendo contro sia il sindaco sia la direzione regionale. L'ho spuntata perché ho 67 anni e ho una lunga esperienza in questo settore. Chissà come se la caverebbe un soprintendente depotenziato, con soli tre anni di università e inesperto». Intanto al ministero dei Beni culturali è esplosa la rivolta dei precari. Guidati dalla Uil hanno occupato il salone del Consiglio nazionale - dove sono asserragliati da due giorni - per protestare contro il rifiuto del ministero di assumere i 2174 lavoratori che da anni prestano servizio per via del Collegio romano. Un altro segnale del malessere che c'è al Mibac.