Il dietrofront della Regione è già stato pronunciato. Una nuova «marcia» sulle campagne toscane sembra «per il momento» scongiurata. Il professore Alberto Asor Rosa, paladino della battaglia di Monticchiello, preferisce così concedere il beneficio del dubbio ai protagonisti dell'ultimo allarme ambientale in Toscana. Ma sibila: «Evidentemente sul ponte di comando della Regione c'è un po' di confusione. Un po' di confusione, nel migliore dei casi». Professore, dopo «l'ecomostro» di Monticchiello, ecco una nuova minaccia per il paesaggio toscano. «Una grave minaccia perché si parla di un progetto di dimensioni addirittura provinciali. Il territorio interessato dall'operazione andrebbe da San Giminiano all'Amiata. Oltre mille e cinquecento chilometri quadrati che racchiudono le terre più belle della Toscana, con intere zone riconosciute patrimonio dell'umanità dall'Unesco». Prima è arrivato il via libera della Regione, poi la retromarcia. Si è parlato anche di errore degli uffici competenti. Lei che idea si è fatto? «Lascio ad altri le dietrologie. Io mi limito a constatare e a sottolineare pasticci e lacune dei vertici regionali. Solo una settimana fa ho sentito l'assessore all'urbanistica illustrare in un convegno a Roma le migliori soluzioni per proteggere il territorio della Toscana. Poi si scopre che (chi? come? quando?) ha dato il via libera a questo progetto. Che reso noto dalla stampa locale, guarda caso, non ha suscitato reazioni degli amministratori toscani. Si tratta di un progetto clamoroso, ma attenzione: l'insediamento di Monticchiello in questo momento è peggio delle trivelle». Questo perché i tecnici hanno parlato di trivelle-leggere? «No, non per questo. Perché in ogni caso dopo le trivelle, se nella pancia della terra si trova qualcosa, arrivano poi le pompe. Quello che intendo dire è che non bisogna focalizzarsi troppo sul progetto in sé perché il problema è ben più ampio». Vale a dire? «Che la Toscana sta subendo un assalto fortissimo. Prima l'immobiliarismo, ora le trivelle che rappresentano un passaggio ulteriore, addirittura più grave se considerato singolarmente. Il problema è che le cose più belle si vendono più care, è la legge di mercato. La Toscana attira capitali di investimento maggiori, perché il bene Toscana si vende meglio del bene Veneto o del bene Puglia». Un bene che dovrebbe essere difeso in primis dalle amministrazioni locali? «L'ha detto lei. E io aggiungo: come la Regione. Sono convinto che se il governo nazionale avesse saputo, avrebbe bloccato tutto, quella delibera non sarebbe passata». La delibera però adesso c'è. La Regione ha annunciato una retromarcia. E il ministero dell'Ambiente ha avviato verifiche. È ottimista o mette in conto di dover scendere ancora in piazza? «Sono un uomo pragmatico e accolgo positivamente ogni passo indietro; Ma resto, restiamo vigili, molto vigili. Pronti a scendere in piazza nel caso in cui il progetto riprenda il suo cammino. Per la prossima settimana abbiamo già convocato a Firenze l'assemblea generale dei comitati ambientalisti».
Alberto Asor Rosa Qui subiamo un assalto foltissimo A Firenze solo lacune e pasticci
Il professore Alberto Asor Rosa esprime preoccupazione per un progetto di dimensioni provinciali che potrebbe danneggiare il paesaggio toscano. Il progetto, che coinvolge un territorio di oltre 1.500 chilometri quadrati, è stato approvato dalla Regione, ma poi ritirato. Asor Rosa sospetta che ci sia confusione all'interno della Regione e che i vertici regionali abbiano commesso errori. Egli sostiene che il problema non è solo il progetto, ma che la Toscana sta subendo un assalto fortissimo, con l'immobiliarismo e le trivelle che rappresentano un passaggio ulteriore.
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