Il sistema culturale e museale del Piemonte «ha ormai fatto il pieno di pubblico locale». Per conquistarne altro deve indurre torinesi e piemontesi ad avere maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità. E' l'ammonimento scaturito dal dibattito suscitato dalla relazione annuale dell'«0sservatorio Culturale del Piemonte». Curata dalla Fondazione Fitzcarraldo, guidata da Ugo Bacchella, è stata presentata ieri dal presidente dell'Ires Mario Santoro, alla presenza di Fiorenzo Alfieri, Valter Giuliano e Giampiero Leo, assessori alla Cultura di Comune, Provincia e Regione, e di Massimo Beretta e Dario Disegni, rispettivamente della Fondazione Crt e della Compagnia di San Paolo. «Abbiamo rilevato - spiega Santoro - che in Piemonte i consumi di cultura e i rispettivi comparti produttivi hanno raggiunto una consolidata stabilità, frutto delle politiche finora condotte. Ne sono un esempio musei e beni culturali che hanno conservato il pubblico acquisito a seguito di grandi eventi, grazie a un'attività fortemente propositiva». Il concorso complessivo di Stato, Regione, enti locali, fondazioni ex bancarie, operatori del settore, più le spese del pubblico, nel 2001 hanno messo a disposizione della cultura circa 1440 milioni di euro, pari a un incremento del 4,7 per cento rispetto all'anno precedente. I musei di Torino nel 2002 hanno conservato gli oltre 2 milioni e 758 mila visitatori acquisiti dopo le estensioni della Sindone, mentre quelli extraurbani perdono un 2 per cento di presenze, come il teatro. Il cinema fa qualche progresso, con un aumento di schermi, passati dai 52 del 2001 ai 79 del 2002, con un aumento d'offerta però non proporzionale all'incremento degli ingressi. Sono saliti del 2,4 per cento, ma la media per sala è scesa dai 6500 del 2000 ai 4 mila del 2002. Mentre il mercato dei libri conosce un lieve incremento dello 0,7 per cento e quello degli audiovisivi registra addirittura un vero «boom», con una crescita del fatturato pari al 24 per cento rispetto al 2000. «Ora però - nota Santoro - per passare da questa costruttiva stabilità a un ulteriore sviluppo bisogna innescare nuovi processi. Si è fatto il pieno del pubblico locale disponibile. Bisogna cercarne dell'altro, con iniziative d'elevata attrazione turistica e con interventi che caratterizzino le peculiarità dell'identità piemontese». Che cosa fare? «Bisogna - interviene Leo - rafforzare ulteriormente la concordia istituzionale che caratterizza la politica culturale del Piemonte. Quindi è necessario migliorare la nostra comunicazione internazionale. Ma soprattutto diventa indispensabile convincere l'opinione pubblica che una politica per la cultura non può essere occasionale. Richiede anzi continuità di scelte strategiche, che comportano ricadute economiche e miglioramento della qualità della vita». «Ottenere le risorse necessarie - aggiunge Giuliano - non è sempre una battaglia facile, pur se affermiamo che sono investimenti strategici, anche se non sviluppano profitti, ma intelligenza». E' concorde Alfieri: «La maggiore fatica che attende Torino non è quella di pilotare la sua trasformazione o di dotarsi delle migliori strutture olimpiche. E' invece quella di cambiare atteggiamenti mentali. E' necessario investire sui torinesi, perché migliorino la considerazione che hanno di sé. Fino a metà ottocento hanno avuto la fierezza di essere cittadini di una capitale, militare e artistica, orgogliosi della propria tenacia, capaci di contrastare le peggiori crisi. Bisogna rinvigorire quell'abito mentale». Come? «Riprendiamo a studiare la nostra storia urbana e piemontese. Educhiamo le nuove generazioni ai valori che questa terra ha espresso. Miglioriamo la nostra capacità di accogliere chi ci vuole scoprire. I grandi eventi possono valorizzare la città, ma non bastano, se sono minati da masochistico scetticismo, se non sono sostenuti con vigore dall'intera comunità sociale».
"Torino ha bisogno dì grandi eventi"
Il sistema culturale e museale del Piemonte ha raggiunto una stabilità, grazie alle politiche condotte fino ad ora. I consumi di cultura e i rispettivi comparti produttivi hanno raggiunto una consolidata stabilità. I musei di Torino hanno conservato gli oltre 2 milioni e 758 mila visitatori acquisiti dopo le estensioni della Sindone. Il cinema ha fatto qualche progresso, con un aumento di schermi, ma la media per sala è scesa. Il mercato dei libri conosce un lieve incremento, mentre quello degli audiovisivi registra un boom. Per continuare a sviluppare il sistema culturale del Piemonte, bisogna innescare nuovi processi e cercare di attrarre nuovi pubblici.
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