Di età svevo-angioina, Boccaccio ne parlò nel Decamerone: fu rifugio di pestilenze, ospiterà tra qualche anno un museo archeologico Sta per essere restituito allantico splendore il Palazzo Reale di Castellammare di Stabia, restaurato con quasi venti milioni -------------------------------------------------------------------------------- donatella bernabò silorata Ancora imbrigliato dai ponteggi del restauro fa capolino tra il verde intenso delle pendici del Monte Faito. Imponente e isolato, sovrasta ledilizia in cemento armato di Castellammare di Stabia e tra qualche mese sarà restituito alla città nella sua bellezza originaria: così rinasce il Palazzo Reale di Quisisana, dopo quasi trentanni di incuria e insensato abbandono. I lavori proseguono a ritmo serrato, la consegna è fissata per la fine dellanno: gli interni sono quasi ultimati, come anche la facciata a monte e la casa del custode; sono stati ripristinati gli antichi stucchi e le decorazioni, è stato ricostruito il loggiato con le volte a crociera della facciata a valle. Da quasi cinque anni si lavora al recupero di questo grandioso complesso il cui nucleo più antico risale alletà sveva-angioina: Boccaccio ne parla in una delle novelle del suo Decamerone e nei documenti della cancelleria angioina del 1280 è riferito a Carlo I dAngiò. La struttura è imponente: tre corpi di fabbrica collegati che assecondano la pendenza naturale del sito e un parco intorno con essenze secolari e sette fontane. Il toponimo è da ricondursi a "domus de loco sano", poi volgarizzato in Casasana e quindi Quisisana: le cronache del passato raccontano di miracolose guarigioni e ricordano il posto come rifugio da terribili pestilenze. Fu sito reale fino allUnità dItalia, fu acquisito dal Comune di Castellammare nel 1879; dagli anni Trenta fu destinato ad albergo di lusso, sino alla fine degli anni Sessanta. La chiusura segnò linizio di un lento ed inesorabile abbandono culminato con il terremoto del 1980 che portò distruzione - il crollo del tetto e dei solai - e saccheggi di ogni genere. Nel 1994 lamministrazione comunale guidata allora da Catello Polito decise il recupero del complesso chiedendone il finanziamento alla Regione Campania. Nellagosto del 1995 il Cipe ha finanziato il restauro per complessivi 38 miliardi di lire, nellambito degli interventi diretti a contrastare la crisi occupazione nellarea torrese-stabiese. Il progetto esecutivo del restauro è del 1996 e porta la firma congiunta del Comune di Castellammare di Stabia e della Soprintendenza archeologica di Pompei; ma solo nel maggio del 2002, dopo varie vicissitudini burocratiche, è stato aperto il cantiere. Entro la fine del 2007 i lavori saranno terminati e il Palazzo Quisisana diventerà sede del primo Istituto Centrale per il Restauro al sud ed ospiterà il Museo archeologico di Castellammare. Una doppia destinazione che va a sancire la vocazione culturale e turistica del sito. «La rinascita del Palazzo Reale quale contenitore prestigioso e polo deccellenza per la Scuola di alta formazione per il restauro è un risultato importante per la città e lintera regione; come museo sarà inoltre un volano di promozione territoriale fondamentale», spiega il sindaco Salvatore Vozza che aggiunge: «Costituirà un unico sistema con larea archeologica di Stabiae, un grande attrattore turistico strategicamente collocato tra larea vesuviana e la penisola sorrentina». Nel 2008, dintesa con il Ministero e lIstituto Centrale per il Restauro, il piano nobile del Palazzo accoglierà la Scuola di alta formazione per il restauro e un Centro per attività di ricerca, sperimentazione, documentazione e attuazione di interventi di conservazione dei beni culturali. «La decisione di aprire due nuove scuole di formazione al sud viene a seguito delle tante richieste che arrivano da tutto il territorio nazionale: una sarà a Castellammare di Stabia, laltra a Matera», ha annunciato di recente la direttrice dellIcr, Caterina Bon Valsassina. Il diploma della Scuola di Alta Formazione sarà equipollente a una laurea specialistica: il corso di studi, che si sviluppa su un ciclo unico per cinque anni, prevederà 8.000 ore di lezione e 300 crediti formativi, 100 dei quali destinati ad attività di laboratorio di restauro con un rapporto massimo docente-allievi di uno a cinque. Oltre alla sede della Scuola Nazionale di Restauro il Palazzo Reale, come ha annunciato anche il soprintendente Stefano de Caro, ospiterà presto il Museo archeologico che raccoglie i tanti reperti rinvenuti durante le campagne di scavo nel territorio stabiese. Una recente proposta inoltre prevede di ricreare in tre sale attigue al museo lambientazione borbonica di quando la reggia era al suo massimo splendore.