Camminare per la centralissima via Torino significa percorrere pagine di storia. Tuttavia, quanti attraversano quella strada tra le più commerciali della metropoli, spesso non si rendono neppure conto di calpestare gli austeri interni della grandiosa dimora dell'imperatore Massimiano (250 d.C.-310 d.C.), augusto dell'impero romano d'occidente. Eppure, anche se oggi il capoluogo lombardo tradisce una quotidianità frenetica, tutta concentrata sul presente, Milano in realtà è uno scrigno ricco di storia, di palpiti dell'antichità. A raccontarlo permangono molti resti e reperti dal V sec. a.C. al V d.C., ricostruiti nella nuova sezione del Museo Archeologico di Corso Magenta, in un allestimento curato dalla direttrice Donatella Caporusso, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune. Secondo James Hillman, ciò che rende preziose le cose antiche è il loro carattere senza età (cfr. Hillman, La forza del carattere. La vita che dura, Adelphi 2000). Gli oggetti antichi o gli insediamenti storici non richiamano l'idea della morte, piuttosto quella del «sempre vivo». Per questo, ci piace camminare per le vie di città antiche, o collezionare oggetti. Perche la storia ha depositato su quelle strade strati di tempo che le rende uniche, conservando la memoria delle generazioni passate, le loro gesta, di cui noi ci sforziamo di cogliere le tracce nei nostri attimi dell'oggi. Così, al «viandante» che passeggia nel quadrilatero della moda o che si inoltra nella cittadella della finanza, si apre uno scenario che pulsa di storia e di ricordi. Con uno sforzo di fantasia e di attenzione, attraverso i pochi resti che sono rimasti spesso fagocitati dalle costruzioni moderne e comunque poco notati da chi vive di corsa può capitare di «rivedere» il teatro romano (che sopravvive oggi sotto il palazzo della Borsa), l'arena (i cui resti sono in via de Amicis) o il foro (in piazza San Sepolcro). Andando un poco oltre, ci si può imbattere nelle necropoli romane, che si estendevano all'esterno degli abitati, lungo il tratto extraurbano delle due vie principali, il cardo maximus (oggi via Manzoni), a Nord Est, e il decumanus maxi mus (corso di Porta Romana), a Sud Est. Percorrendo le vie di questa «città invisibile», incredibile e immaginifica come quelle raccontate nel 1971 da Italo Calvino, i più fortunati potrebbero incontrare gli antichi Mediolanenses e scoprire, non senza un certo stupore, che poi non erano così diversi dagli odierni abitanti di Milano ai quali, forse, gioverebbe ristudiare la propria storia, per evitare errori grossolani. I Mediolanenses dell'età imperiale, infatti, costituivano una società composita e multietnica, con presenza di individui negroidi e caucasoidi, a testimonianza dell'origine multirazziale del capoluogo lombardo, quasi una profezia della società di oggi. Che Milano fosse un crocevia di popoli e di vicende, del resto, lo testimonia lo stesso nome Mediolanum, «territorio di mezzo», La città, fondata nel V sec. a.C. dai Celti, conserva ancora oggi parte della fisionomia donatale da quel popolo nordico e guerriero, che fondò un tempio dedicato alla grande Madre dove adesso sorge il Duomo. Inoltre, tra i culti antichi, c'è anche quello delle Matronae, sopravvissute nell'era attraverso la devozione alle Tre Marie. Come oggi, anche ieri Milano sapeva essere orgogliosa e indipendente, poco incline a farsi comandare, fosse anche da quella grande Roma che, in quegli anni, andava sottomettendo l'intero mondo finora conosciuto. Così, l'incontro con i Romani non fu pacifico, ma anche quei lombardi furono costretti a soccombere: nel 49 a.C., Milano divenne municipium civium romanorum, città di cittadini romani, centro florido ed economicamente vivace. Successivamente, nei primi secoli dell'impero, la città è residenza di imperatori e Vescovi. Scelta come sede imperiale per la sua posizione strategica, la città si trasforma: nel 313 d.C., Costantino, augusto per l'Occidente, sceglie Milano per la proclamazione dell'Editto di tolleranza, con cui viene sancita la libertà di culto per i cristiani. Tra le più imponenti costruzioni del periodo, oltre alla già ricordata residenza dell'imperatore Massimiano (sul retro del Museo sono ancora visibili le due torri), anche le terme erculee (così chiamate dal soprannome del sovrano, Erculeo appunto) di cui sono conservati i pavimenti a mosaico e la colossale statua di Eracle. Forse, però, il reperto più prezioso del periodo è la diatreta (dal greco diatretos, traforato) Trivulzio, nota con il nome del collezionista che nel Settecento la portò a Milano. Si tratta di una magnifica coppa di vetro incolore, intagliata da un unico blocco, in modo da formare una rete traforata di vetro di altre colorazioni, verde, nocciola e azzurro. Al mondo, esistono pochissimi esemplari di manufatti simili e questo è l'unico integro. Ancora oggi, gli studiosi cercano di interpretare la modalità della realizzazione. Dopo Costantino il Grande e il figlio Costanzo II (seguace dell'eresia ariana che, nel 355 d.C., presiede il Concilio di Milano con cui si condanna il Vescovo antiarano Atanasio e si esilia il Vescovo della città Dionigi), emerge la figura di Teodosio, augusto per l'Oriente dal 379 d.C. e unico imperatore dal 394 d.C., che emana a Mediolanum, nel 391 d.C., l'Editto di proscrizione del paganesimo, dopo aver fatto atto di sottomissione al Vescovo Ambrogio. Sono anni, questi, di splendore e di ricchezza per il capoluogo padano. Tuttavia, però, per Roma come per Milano il vento della storia aveva mutato direzione. Le tragiche vicende belliche, causate dall'arrivo dei barbari, determinano una profonda crisi demografica, economica e sociale, nella quale i Longobardi trovano Milano nel 596 d.C. Eppure, come la fenice, Milano seppe risorgere dalle proprie ceneri. Lo testimonia la storia, che ci racconta di una città che visse anni grandiosi e che superò i momenti più bui delle invasioni barbariche, con quella proverbiale grinta e determinazione che ancora oggi distinguono i Milanesi. I quali sono sollecitati, anche grazie all'allestimento museale, a ripercorrere la propria storia per accorgersi che, dopo tanti secoli, forse il punto di arrivo non è poi tanto lontano dal punto di partenza. Il centro della città, quel Duomo di cui Milano va a ragione fiera, è poi lo stesso santuario che, millenni fa, fu il primo insediamento della capitale degli Insubri. E, a quanti reclamano una città abitata da soli milanesi, la storia ricorda che fu proprio la componente multirazziale a fare di Milano la grande metropoli che oggi tutti riconoscono.
L'antica Roma al centro di Milano
Milano è una città con una storia ricca e complessa, che risale al V secolo a.C. quando fu fondata dai Celti. La città è stata colonizzata dai Romani, che la hanno resa una delle città più importanti dell'impero. Durante il periodo romano, Milano è stata sede di imperatori e vescovi, e ha visto la proclamazione dell'Editto di tolleranza da parte di Costantino. La città ha anche visto la costruzione di importanti edifici, come le terme erculee e la diatreta Trivulzio. Tuttavia, la città ha anche subito invasioni barbariche e ha dovuto affrontare una crisi demografica, economica e sociale.
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