Nella società contemporanea, la società delle telecomunicazioni, di internet, del digitale e delle memorie informatiche illimitate hanno ancora un senso gli archivi? Quei «lunghi corridoi bui», fatti di «carte, polvere, scaffali», quei luoghi così lontani dall'immaginario moderno impregnato di fantasie telematiche e cip conservano ancora un ruolo o si tratta di istituzioni oramai messe definitivamente fuori gioco dallo sviluppo della tecnologia? E se sì, qual è la loro funzione? Quali sono i nuovi valori che le istituzioni archivistiche sono chiamate a tutelare nella realtà contemporanea? Lo spunto per tentare di dare una risposta a questi interrogativi è venuto ieri dalla presentazione del volume Il potere degli archivi Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea (Bruno Mondadori) di Linda Giuva, Stefano Vitali e Isabella Zanni Rosiello. Nella sede dell'Enciclopedia Treccani, oltre agli autori, erano presenti anche la docente di Archivistica Mariella Guercio e gli storici Giovanni De Luna e Luciano Canfora nonché il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli. «Il potere degli archivi è un titolo perfetto - ha detto Mariella Guercio -. Sottolinea con grande efficacia la relazione tra archivi e potere». In una età ossessionata dalla invasività del controllo pubblico e conseguentemente dalla tutela della privacy, ma caratterizzata anche da una certa volatilità delle informazioni, gli archivi - prosegue - conservano «la capacità di essere strumenti di tutela dell'identità individuale e collettiva. Si tratta di luoghi fondamentali, innanzitutto dal punto di vista tecnico, per la conservazione e la trasmissione della memoria contribuendo a mantenere e rafforzare le identità individuali e collettive, ma sono oramai divenuti strumenti indispensabili per la difesa della democrazia e l'affermazione dei diritti dei cittadini». Proprio nel momento in cui si torna a discutere infatti di segreti documentali necessari a tutelare la riservatezza e la sicurezza di singoli e governi, bisognerebbe ricordare che «durante l'ancien regime la consultazione delle carte era possibile solo per graziosa concessione del sovrano». L'archivio come elemento essenziale nella formazione della coscienza nazionale e nella nascita di uno stato è al centro delle riflessioni di Giovanni De Luna: «Tramite gli archivi gli stati nazionali perimetravano appartenenze, identità, valori. Si decideva cosa conservare o cosa no. Si costruiva in altri termini una storia nazionale». Insomma, lungi dall'essere un luogo riservato solo agli studiosi, l'archivio è uno dei cuori pulsanti della nazione. Sono di pochi mesi fa, infatti, «le polemiche in Spagna per lo spostamento delle carte della guerra civile da Salamanca a Barcellona». Mentre in Italia si affollano «i disegni di legge (27) su giornate della memoria varie. Basta! La storia non si costruisce per legge, ma si fa, si studia negli archivi». In quella che viene chiamata l'età dei diritti, in uno stato di democrazia matura - conclude De Luna - gli archivi «smettono i panni di arcana imperii, di mezzo al servizio del potere, per divenire un supporto per la tutela nostra convivenza civile». Il ministro Rutelli ha dichiarato che l'Archivio centrale dello Stato deve trasformarsi «da ente per la conservazione delle carte a organismo tecnico che definisca gli standard nazionali per la tenuta della documentazione archivistica». Che la conservazione di carte e documenti sia sempre stata un'arma formidabile per la gestione e la conservazione del potere lo ha ricordato con ironia e acume anche Luciano Canfora: «Giulio Cesare, ad esempio, rese per la prima volta pubblici gli acta senatus, mentre il suo successore e primo imperatore Augusto li riportò alla segretezza». Come a dire, la conoscena e la memoria sono potere.
Attenti agli archivi, la memoria è potere
Il volume "Il potere degli archivi" di Linda Giuva, Stefano Vitali e Isabella Zanni Rosiello esplora la relazione tra archivi e potere nella società contemporanea. Gli autori sottolineano che gli archivi sono ancora un ruolo importante nella conservazione della memoria e nella tutela dell'identità individuale e collettiva. Secondo Mariella Guercio, gli archivi sono strumenti di tutela dell'identità individuale e collettiva e contribuiscono a mantenere e rafforzare le identità individuali e collettive. Giovanni De Luna sostiene che gli archivi sono al centro della formazione della coscienza nazionale e della nascita di uno stato, e che si decide cosa conservare o cosa no.
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