Palma di Montechiaro. (f.b.) - Mentre per la Matrice non è stato previsto ancora alcun intervento conservativo e mentre la Curia non è riuscita ancora a fare ricollocare nella nicchia da dove è crollata alcuni anni fa la pala in tela opera del pittore Raffaele Manzelli e che rappresenta la Samaritana che si reca al pozzo di Giacobbe, per la piccola chiesa di Santa Rosalia che si trova nell'omonima piazza ai piedi della scalinata da cui si raggiunge il Duomo, si sta finalmente aprendo uno spiraglio affinché possa essere recuperata. L'arciprete e vicario foraneo Angelo Portella, sotto la cui giurisdizione ricade il piccolo tempio che si trova da anni sconsacrato, ha affidato il compito progettuale per restaurare uno dei più importanti cimeli dell'arte tardo barocca, all'architetto agrigentino Giuseppina Guggino. La scelta è stata condivisa dal responsabile del patrimonio ecclesiastico della diocesi, Giovanni Mangiapane, e quindi la professionista si potrà mettere subito all'opera per redigere un progetto con il quale potere salvare dalla rovina la chiesa, nella speranza che la Soprintendenza ai Beni culturali ed possa finanziarlo tramite i fondi la Regione. L'incarico progettuale ormai si imponeva, a causa delle precarie condizioni in cui versa il monumento che l'arcivescovo Carmelo Ferraro ha affidato in uso ai soci della locale associazione culturale Giulio Tomasi ma che presenta all'interno pericolose incongruenze a causa principalmente di acqua fognaria che ha in parte rovinato i pavimenti rendendo quasi inagibile tutta la seicentesca struttura. La chiesa presenta altro sopra il portale uno stemma rampante del Gattopardo costruito in pietra ed anche questa preziosa testimonianza dello stemma araldico dei Tomasi, duchi di Palma e principi di Lampedusa, si è sensibilmente deteriorata a causa della negligenza delle autorità preposte alla cura e alla conservazione dei beni culturali e storici e delle intemperie. L'architetto Guggino ha assicurato che il suo intervento verterà in primo luogo sul recupero dello stemma in pietra del Gattopardo rampante che costituisce l'emblema della nobile casata e che per i turisti rappresenta un'autentica attrazione anche perché, dopo il trafugamento del lacunare centrale al Palazzo Ducale, è il cimelio che si conserva nella facciata della chiesetta a costituire ormai l'unico accostamento con la storia gattopardiana dei Tomasi di Lampedusa.