E quello in via S. Caterina dAlessandria. Valore circa 12 milioni di euro. Vi sarebbero accorpati gli uffici culturali Ma tutti gli uffici regionali non dovevano andare a Castello? Gelli: in attesa di trasferirsi meglio comprare che pagare affitti salati -------------------------------------------------------------------------------- La Regione tratta lacquisto dellex educandato di via Santa Caterina dAlessandria. E accanto a Palazzo Sacrati-Strozzi di piazza Duomo, dove dopo lestate si trasferirà il governatore Claudio Martini, accanto al complesso di via Cavour 2-18 che verrà interamente destinato al Consiglio, e accanto a palazzo Cerretani, lex edificio delle Ferrovie di piazza dellUnità dove prenderà posto la direzione della presidenza della giunta, nascerà in centro un quarto polo degli uffici regionali. Il contratto non è stato ancora firmato ma la trattativa è ad uno stadio avanzato: circa 12 milioni di euro sarebbe il totale richiesto dallente religioso per la cessione dellimmobile che fino a poco tempo fa ospitava delle suore. Un palazzo di 4.500 metri quadrati dove, secondo i piani del vicepresidente regionale con delega allorganizzazione Federico Gelli, prenderanno posto ben 132 dipendenti: «Sarebbe la soluzione definitiva per la direzione della cultura e beni culturali, sport, lavoro e formazione professionale, una soluzione che ci permetterebbe soprattutto di risparmiare alcuni affitti». Quello degli uffici di piazza della Libertà, per il quale ogni anno la Regione sborsa 538mila euro. E visto che in via La Farina si trasferirebbe la Fidi Toscana, anche quello di piazza della Repubblica dove oggi si trovano gli uffici della finanziaria regionale. Ma perché continuare a localizzare uffici nel centro storico, quando il congestionamento consiglierebbe di decentrare le sedi? Appena rimbalzata a Palazzo Vecchio, la notizia della trattativa dacquisto ha suscitato perplessità. Anzi: «Allinizio mi ero allarmato», confessa il vicesindaco con delega alla mobilità Giuseppe Matulli. «Un allarme rientrato in parte quando ho capito che si tratterebbe di accorpare lì gli uffici di piazza della Libertà e di via La Farina, ma dobbiamo comunque valutare meglio», aggiunge Matulli. Perplessità che il vicepresidente Gelli prova ad allontanare: «In questo momento ci fa molto comodo trovare una soluzione stabile per gli uffici della cultura in una zona centrale», sostiene. Ma perché continuare ad acquistare dal momento che la Regione ha ufficialmente dichiarato di voler costruire a Castello, sui terreni di Fondiaria-Sai e poco lontano dalla nuova sede della Provincia di Firenze, il nuovo palazzo degli uffici regionali? «La prospettiva di Castello non viene meno ma ci vorrà ancora un po di tempo ed più conveniente lasciare tutti gli immobili in affitto - sostiene Gelli - con quello che oggi versiamo per il canone possiamo tranquillamente pagarci un mutuo per la futura sede di Castello». Ma anche così è difficile non pensare che la stessa Regione ritiene il progetto Castello una prospettiva assai lontana. Mesi fa, del resto, saltò fuori un vero e proprio braccio di ferro con il cavalier Ligresti, patron di Fondiaria-Sai proprietaria di tutti i terreni di Castello, circa i lavori di realizzazione dei palazzi provinciali e regionali. Ligresti, facendo leva su una clausola contenuta nel protocollo dintesa firmato a suo tempo con Palazzo Vecchio, la clausola che ipotizzava di affidare ai privati la costruzione dei palazzo pubblici, ha fatto sapere a Comune e Regione che una gara dappalto per i lavori non sarebbe affatto gradita. E oggi, dopo tanti mesi, siamo ancora lì. Fermi al braccio di ferro. Con la conseguenza di bloccare anche il parco che, secondo gli accordi (il Comune ha già concesso la licenza), avrebbe dovuto essere realizzato per primo.