«II testo conclusivo del Regolamento di riorganizzazione del Ministero dei Beni Culturali ha provocato un giudizio negativo da parte dei sindacati e del Consiglio Superiore del Beni Culturali, ma critiche sono arrivate in questi giorni anche da Soprintendenze sul territorio nazionale. In questa Italia ricca di un patrimonio inestimabile che necessita di un impegnativo lavoro di tutela e valorizzazione, per approfondire i significati del Regolamento e di una materia complessa, abbiamo incontrato la Soprintendente per i beni storico artistici di Parma e Piacenza, Lucia Fornari Schianchi. «Il testo conclusivo lascia sostanzialmente invariate le riforme precedenti Melandri, Urbani - ha spiegato - intervenendo, in aspetti di dettaglio, sulla struttura centrale del Ministero e delle sue articolazioni periferiche, mantenendo un sistema complesso, macchinoso e con troppi passaggi burocratici fra centro e periferia per il tramite delle Direzioni regionali, con accresciuti poteri di indirizzo e di controllo. Alle soprintendenze di settore resta la tutela, la vigilanza su opere e lavori, per il resto un mero ruolo istruttorio per uffici gerarchicamente superiori. Questo significa allontanarsi sempre più dal quotidiano contatto con il territorio e le sue esigenze che, invece, dovrebbero rimanere predominanti anche per celerità di risposta, basata sulla conoscenza diretta dei singoli problemi che dovrebbero essere risolvibili in presa diretta e non solo attraverso le moltiplicazioni delle carte che tendono a disorientare il cittadino. Proprio per questo ci saremmo aspettati una vera semplificazione e una possibilità di risoluzione più immediata dei problemi, basata u un primato della cultura e della conoscenza e non solo attraverso formalismi procedurali su cui, da anni, si insiste in maniera fin troppo esclusiva». «Una vera ricostruzione del Ministero - ha proseguito la Soprintendente - avrebbe dovuto, contemporaneamente, almeno prospettare, di fatto contenere, un arricchimento di risorse umane e finanziarie e non solo la loro paventata ridistribuzione. Le recenti riforme non si può dire abbiano aiutato a rendere più efficiente e snella la macchina ministeriale. Andrebbero, invece, liberate quelle professionalità, competenze e capacità decisionali, che pur esistono all'interno degli uffici e che sono spesso le più mortificate».»