II profilo di Arcus Le principali caratteristiche della nuova società per restauro e recupero Arcus. È la nuova società per azioni del ministero del Beni culturali che dovrà occuparsi di Interventi di restauro e recupero nel campo dell'arte e di altre iniziative nell'ambito dello spettacolo. Sostituisce la Sibec, altra Spa creata nel '97 con gli stessi compiti, ma che non ha mai operato. II capitale sociale. La dote finanziaria è di 8 milioni di euro. Al capitale sociale possono partecipare, per un Importo non superiore al 60 della quota sottoscritta dallo Stato, anche le Regioni, gli enti locali, altri soggetti pubblici e privati. Il Cda. Il consiglio di amministrazione di Arcus è costituito da sette componenti, che vengono nominati dal ministro dei Beni culturali. Tre componenti sono proposti dal ministro dell'Economia. Il presidente della società è nominato dopo aver sentito le commissioni parlamentari competenti. Le risorse. Arcus potrà contrarre mutui nell'ambito delle risorse che la Finanziarla dello scorso anno ha destinato alla cultura: si tratta del 3 delle spese per infrastrutture. Un regolamento Beni culturali-Infrastrutture In via di emanazione, ha stabilito che quel 3 si calcola sugli importi della legge obiettivo Nasce Arcus, la società per azioni del ministero dei Beni culturali che, con un capitale sociale di 8 milioni di euro, dovrà occuparsi di promuovere e finanziare interventi di restauro e recupero del patrimonio artistico e dì favorire altre iniziative nel campo dello spettacolo. Per fare questo potrà attingere alle risorse destinate alla spesa per le infrastrutture che la Finanziaria dello scorso anno ha messo, nella misura del 3, a disposizione della cultura. La novità è contenuta nella legge approvata ieri in via definitiva dalla commissione Cultura del Senato, riunita in sede deliberante. Il provvedimento contiene anche una serie dì interventi a favore dell'arte e dello sport, per una spesa complessiva di 153,5 milioni di euro nel triennio 2003-2005. Da Sibec ad Arcus. Si chiamava Società italiana per i beni culturali (Sibec Spa). Vide i natali nel 1997, per effetto dell'articolo 10 della legge 352. Anche quella era una società per azioni del ministero dei Beni culturali e aveva le stesse finalità della neonata Arcus. La dote era, però, decisamente meno consistente: un miliardo di vecchie lire, che oggi corrisponderebbero a poco più di 516 rnila euro. La Sibec non è mai "uscita" dalle pieghe della legge: non ha mai operato e l'ultimo tentativo di farla vivere è stato effettuato lo scorso anno, quando il Governo cercò di darle ossigeno portando il capitale sociale a 10 milioni di euro e estendendone le competenze ad attività di consulenza a favore dei ministeri dei Beni culturali, delle Attività produttive e delle Infrastrutture. Poi si è deciso di cambiare radicalmente rotta e si è puntato su una società del tutto nuova, quanto meno nel nome (ma non solo). Sibec non esiste più. L'articolo 10 della legge 352 è stato riscritto facendo riferimento ad Arcus (la denominazione completa è: Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo Arcus Spa). Il suo compito è, recita la legge, «la promozione, il sostegno finanziario, tecnico-economico e organizzativo di progetti e altre iniziative di investimento per la realizzazione di interventi di restauro e recupero dei beni culturali e di altri interventi in favore delle attività culturali e dello spettacolo, nel rispetto delle funzioni costituzionali delle regioni e degli enti locali». La struttura della nuova Spa. Come Sibec, anche Arcus è una Spa con sede a Roma, al cui capitale sociale possono partecipare, per un importo non superiore al 60 (nel caso di Sibec era l'85) della quota sottoscritta dallo Stato, anche le regioni, gli enti locali e altri soggetti pubblici e privati. Il consiglio di amministrazione della nuova società è formato da sette componenti nominati dal ministro dei Beni culturali, tre dei quali proposti dal ministro dell'Economia. Le risorse. La cassa a cui attingere sarà soprattutto il 3 della spesa per infrastrutture che la Finanziaria dello scorso anno ha riservato a interventi a favore della cultura. Il regolamento per l'individuazione di quei fondi, predisposto dai Beni culturali e dalle Infrastrutture, è alle battute finali e ha stabilito che il 3 si calcola sugli importi contenuti nella legge obiettivo. Secondo prime stime, i soldi disponibili per la tutela dell'arte ammonteranno a circa 100 milioni di euro. Le altre novità. La legge approvata ieri prevede anche altri interventi nel campo della cultura e dello sport. Le spese più rilevanti riguardano la creazione del sistema informativo degli archivi di Stato e delle soprintendenze archivistiche (22,5 milioni di euro in tre anni), ma l'elenco è lungo e va dalla ristrutturazione del monastero di Sezze (Latina; 500 milioni di euro) a quella del teatro La Fenice di Venezia (un miliardo di euro), passando per la costruzione o l' adeguamento del velodromo di Treviso (1,5 miliardi di euro). La Fondazione Petruzzelli. La commissione Cultura del Senato ieri ha approvato (sempre in sede deliberante) anche il disegno di legge che istituisce la Fondazione lirico-sinfonica del teatro Petruzzelli di Bari. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.