SARÀ anche per quel noto fattore o per la vivace azione della Salvatore, la soprintendente, fatto è che l'archeologia umbra sembra aver messo le ali. In questi giorni piovono anche reperti da Strozzacapponi e da Todi. Da una parte urne e ceramiche. Manufatti in vetro dall'altra ma così sorprendenti che neanche a Murano. Sotto la crosta d'asfalto rimosso la terra disseccata diffonde riflessi accecanti come neve. Nel cantiere di Strozzacapponi ci si rosola sotto un sole gagliardo. Persino il pallore degli operai polacchi della ditta edile specializza di Domenico Cara ha già virato in terracotta. Si lavora di pala e piccone. Il buco è profondo e angusto. Andrej c'infila appena la testa e alza il braccio con le dita ad indicare tre. Ancora urne. Siamo nel mezzo di una necropoli tagliata in due dalla strada. A pochi metri c'è il famoso supermercato con le tombe etrusche nello scantinato. Qui viveva una comunità di artigiani e scalpellini, che sputava sangue per cavare travertino. Gente umile, ma non poverissima, tanto da concedersi il nome nella tomba. Un desiderio di immortalità precluso agli ultimi, quelli destinati a dissolversi nelle fosse anonime. Questa comunità riforniva le città etrusche dei blocchi neccessari per le mura. Ma anche di urne cinerarie. Un vero affare per le officine che il travertino sapevano adattarlo alle esigenze del mercato funerario. E' anche assai probabile un'esportazione verso i centri di Assisi, Bevagna, Civitella d'Arna e Bettona. I rinvenimenti non sono dunque una sorpresa da queste parti. Le prime notizie di tombe a camera, risalgono al 1822. Altre sepolture sono state rinvenute nel 1921. Ancora scoperte nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e Settanta. Poi lo sbancamento del 1996 per costruire il supermercato. La sequela dei trovamenti attesta dunque l'esistenza di un territorio, poco distante dal centro urbano e attraversato da una via di comunicazione, l'attuale Pievaiola, che poteva garantire i collegamenti con Perugia e Città della Pieve. Un vero e proprio sobborgo rurale attivo in età ellenistica (III-II sec.a.C.), i cui abitanti attingevano risorse da un terreno fertile e dallo sfruttamento di un'ambita materia prima. Il cantiere non passa inosservato ed è un andirivieni di curiosi. Attività frenetica per le operazioni di scavo, recupero dei materiali e documentazione. Dopo i rilievi si richiude tutto. Un carosello di auto ignare scivolerà su questo nuovo svincolo stradale sopra la necropoli. Una profanazione che il progresso reclama. L'archeologa della Soprintendenza, Luana Cenciaioli, mostra tuttavia una certa cautela su questo aspetto ma anche soddisfazione per i rinvenimenti. «Possiamo anche prendere in considerazione l'ipotesi di lasciare qualcosa in vista. Vedremo. Intanto da qui sono sempre usciti corredi poveri e di unica tipologia. In questi giorni abbiamo invece trovato una ricca tomba alla cappuccina, due del tipo "ustrinum" e sepolture a camera molto ben conservate. Per non parlare dell'urna di buona fattura». Anche Samuele Ranucci e Maria Cappelletti, archeologi esterni, confermano. "Tre tipologie di tombe in un'area così limitata non è cosa di poco conto". Tutte le sepolture fanno parte della stessa necropoli ma qui si dimostra la continuità di vita. Prima furono gli Etruschi ad usarla poi i Romani. Segno che il sito ha continuato a dar da vivere per secoli. O meglio, sappiamo dove la gente veniva sepolta. Resta il mistero sull'ubicazione del centro abitato, di cui non è mai stata trovata traccia. Nonostante l'esperienza, gli archeologi tradiscono qualche turbamento nel raccontare di quella fossa. Uno scheletro di bambino. Il corredo che lo ha accompagnato. Dovettero adagiarlo con dolcezza, i genitori, la testa appoggiata su una tegola come fosse un cuscino. Vicino a lui, forse tra le mani, frammenti di guscio. L'uovo di gallina è stato sempre associato al simbolo della rinascita. Un fragile messaggio di vita e speranza. Poi ceramiche. Un vaso ricolmo di argilla mostra un piccolo anfratto come di tana d'animale. Molti semi, forse granaglie. Il rifugio di un roditore che ci aveva messo su casa. L'idea di una talpa romana che sceglie un vaso funerario per dimora è intrigante. Saranno le indagini paleobotaniche a dirlo. Il fanciullo era però di buona famiglia a giudicare dal corredo. Del resto le sepolture alla cappuccina raramente restituiscono materiali. Una semplice fossa e qualche tegola per proteggere il corpo dal peso della terra. Tutto qui. Nel coperchio dell'urna etrusca di cui accennava Luana Cenciaioli si legge "Custurna". Il nome di una famiglia poco nota. C'è anche un rilievo particolarmente accurato. Un fregio ornamentale che rimanda al mito di Scilla, epico mostro marino dalle spire micidiali che diede filo da torcere ad Ulisse. Individuate anche due tombe ad "ustrinum" Una sorta di buca attrezzata per la combustione lenta. Il corpo veniva incenerito così. Quasi tutte le sepolture mostrano segni di scasso. Alcune urne sono danneggiate come ferite dal piccone. Forse il gesto rabbioso di chi sperava in un tesoro dopo quella faticaccia. E invece solo semplici oggetti di ceramica. Gli indizi fanno pensare a profanatori di epoca romana o giù di lì. I tombaroli, del resto, vantano tradizioni antichissime.
UMBRIA - archeologia umbra compie passi avanti
In Umbria, un cantiere di scavo archeologico ha rivelato reperti di epoca etrusca e romana. Le scoperte includono urne, ceramiche e manufatti in vetro, tra cui una ricca tomba alla cappuccina con un corredo di oggetti funerari. Gli archeologi hanno trovato anche una fossa con il corpo di un bambino, forse di una famiglia di buona condizione, e un'urna con il nome "Custurna". Le tombe mostrano segni di scasso e alcune sono state profanate. Gli indizi suggeriscono che le sepolture siano state commesse da profanatori di epoca romana o giù di lì.
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