PERUGIA - Il capoluogo umbro e le sue contraddizioni. Chiuderà i battenti domenica prossima "Un viaggio nel tempo e nella memoria", a Palazzo della Penna (Perugia), mostra a cura di Alberto Grohmann, docente di Storia economica dell'Università agli studi di Perugia. «La mostra - spiega Grohmann - testimonia una città che apparentemente sembra quasi ferma nel tempo, nella campagna per esempio. Una città che tuttavia è anche testimone di una serie di elementi innovativi, le strade di circonvallazione, per esempio, la ferrovia, la tranvia, le ciminiere industriali, i lampioni pubblici. Elementi propri di una società nuova che si evidenzia anche nei personaggi ritratti. Da un lato, i poveri con abiti di memoria molto antica. Dall'altro, le vesti femminili delle signore ricche: sono del tutto conformi alla moda europea del periodo. Nuovissimi per l'epoca sono le decorazioni pittoriche di alcuni edifici e mostrano come gli allievi dell'Accademia svolgessero il ruolo di artigiani diffusori di questo nuovo gusto. Innovativa è piazza Italia i cui edifici potrebbero stare a Perugia come in qualsiasi città del periodo. Di contro, una società dal ritmo molto lento». Sono 140 le lastre selezionate da Grohmann. L'idea della mostra, che ha visto migliaia di visitatori aggirarsi tra le sale di Palazzo della penna, è partita dalla Soprintenza, che conserva le lastre. Intendendo favorirne la valorizzarle, l'istituzione ha chiesto il sostegno del al Comune che se ne è interessato attraverso l'Assessorato alle Politiche culturali, la cui sede, tra l'altro, ospita l'esposizione. «Le piastre - racconta Grohmann - in totale sono 2720, relative a tutta l'Umbria. Si tratta di una serie di scatti commissionati ai fotografi Girolamo Tilli e Giuseppe Giugliarelli per una collezione di cartoline, L'Umbria illustrata, scattate tra il 1895 e il 1920. Non è possibile datarle singolarmente, ma si riconoscono i diversi periodi dalla presenza sul corso di lampioni differenti e del tram, dagli arredi urbani, dai vestiti, e così via. A me è stato chiesto di curare un lavoro su Perugia e io ho preferito creare una sorta di percorso introduttivo alla città, cui si fa ingresso, anche nella mostra con foto dal lago Trasimeno e da Ponte San Giovanni. Dalla campagna si arriva fino in città nel percorso espositivo, così come nella realtà vera e propria di Perugia». Appese alle pareti delle sale espositive immagini giganti di una Perugia che non c'è più. Niente macchine per le strade, grandi mercati nelle piazze centrali, tanti artigiani, piazza Italia senza le fontane e gli alberi, le pendici dell'acropoli regno incontrastato degli orti, e così via. In mostra non solo foto, ma anche abiti d'epoca, una vecchia macchina fotografica, documenti storici che provengono direttamente dall'Archivio di Stato e dalla biblioteca Augusta, bozzetti ritrovati all'Accademia di belle arti. «Ho inserito questi documenti per far capire come in questi anni i pittori si servano della fotografia per ritrarre ambienti che non hanno visto e come, viceversa, i fotografi inquadrino i loro soggetti come lo farebbe l'occhio di un pittore. I fotografi risentono delle scuole pittoriche». L'occasione per gli scatti di Tilli e Giugliarelli fu la mostra d'arte antica che si svolse a Perugia nel 1907. «Perugia s'immaginava agli inizi del Novecento una grande sede di turismo internazionale. A raggiungerla numerosi visitatori imbevuti da un'idea romantica del Medioevo. I fotografi non a caso ritraggono scene simili a quelle della pittura umbra rinascimentale che all'epoca erano tornati di moda, come il Perugino e il Pinturicchio, trascurati dall'Ottocento». Resta soltanto una settimana, poi "Un viaggio nel tempo e nella memoria" chiuderà i battenti. Solo pochi giorni per lasciarsi andare al ricordo e alla passione per una città ripercorrendone se non altro una precisa fase storica attraverso le fotografie di Tilli e Giugliarelli. «La storia insegna sempre che è indispensabile conoscere il passato per scoprire il presente. Per questo è meglio che nel rapporto con il passato si generi memoria, piuttosto che nostalgia».