GLI APPRODI IL CASO La sentenza annulla la decisione del Tar e dà ragione a Palazzo Santa Lucia: nessun cambiamento sulle destinazioni di quest'anno Bacoli. La competenza delle aree nel parco sommerso archeologico di Baia è della Regione Campania. Lo ha stabilito con una sentenza il Consiglio di Stato. La sesta sezione, presieduta dal giudice Giovanni Ruoppolo, ha accolto il ricorso presentato da Palazzo Santa Lucia e ha restituito il rilascio delle concessioni per il montaggio dei pontili galleggianti nell'area marina protetta all'assessorato ai Trasporti regionale. Ed è l'ennesimo colpo di scena in una querelle che coinvolge Stato e Regione da anni e che, di fatto, continua a ritardare l'inizio della stagione diportistica lungo il litorale flegreo. Intanto, nel porto di Baia, è iniziato l'assemblaggio dei ponteggi per l'attracco di imbarcazioni da diporto. Le concessioni sono state rilasciate il 30 maggio scorso dalla capitaneria di porto di Napoli, in accordo con gli altri enti competenti. I giudici del Tar Campania avevano deciso che la giurisdizione del parco spettava al ministero ai Beni Ambientali, quindi alla capitaneria. La direzione marittima della Campania, guidata dall'ammiraglio Alberto Stefanini, ha firmato così i permessi temporanei validi fino al 31 ottobre per mille posti barca. Ma ora la competenza delle aree nel tratto marino protetto torna alla Regione Campania. Per questa estate tutto resta come è già stato deciso. Dall'anno prossimo il piano diportistico nel parco sommerso sarà definito, invece, dall'assessorato ai Trasporti di Palazzo Santa Lucia. E si potrebbero prospettare nuove reazioni da parte degli operatori nautici. Ma facciamo un passo indietro: i conflitti sono sorti con un bando firmato nel maggio del 2005 dall'assessore regionale ai trasporti, Ennio Cascetta, per l'assegnazione dei titoli concessori nello specchio acqueo di Baia. Dalla graduatoria furono esclusi alcuni consorzi, tra cui il «Nauticoon», che si sono rivolti al Tar. I giudici hanno deciso che la giurisdizione del parco marino flegreo, come per tutte le altre aree marine protette in Italia, è del ministero ai Beni ambientali. La Regione, dal canto suo, ha presentato ricorso chiedendo il parere del Consiglio di Stato. I magistrati hanno accolto l'appello restituendole la giurisdizione delle aree nell'oasi protetta. E, inoltre, hanno stabilito la validità del bando emanato nel maggio di due anni fa. È stata considerata legittima anche la graduatoria dei consorzi vincitori. Infine, ha riconosciuto l'intesa stipulata il 14 luglio del 2005 tra Stato e Regione, che ha conferito a quest'ultima i poteri nel tratto in questione per la definizione del piano diportistico. L'accordo, invece, era stato annullato in precedenza dai giudici del Tar. «L'intesa ha previsto che la disciplina delle concessioni nelle aree marine protette sia diversificata in relazione alle diverse caratteristiche ambientali e alle situazioni socio-economiche che contraddistinguono i tre tipi di area individuati», si legge nella sentenza. Da qui il passaggio dell'autorità alla Regione. Il parco sommerso archeologico di Baia è stato istituito nell'agosto del 2002 con un accordo tra ministero ai Beni Ambientali, ministeo delle Infrastrutture dei Trasporti, ministero ai Beni Culturali e Regione Campania. Lo scopo è tutelare un habitat marino con un importante valore storico-archeologico e ambientale per la presenza dei siti della Roma imperiale. L'area, estesa dal molo Omlin al lido Augusto a Lucrino, è suddivisa in tre zone: riserva integrale, generale e parziale. La gestione provvisoria è stata affidata alla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta. La zona parziale, secondo l'intesa ministeriale, è utilizzabile per la nautica da diporto: ci sono poco più di mille posti barca.