La diga si farà con o senza gli spagnoli. La Dragados è andata via per sua scelta, questa la versione ufficiale. SARROCH. «Mettiamo subito le cose in chiaro: la diga di monte Nieddu si farà. E i lavori riprenderanno tra sei mesi, un anno al massimo. Con questa frase, il presidente del Consorzio di bonifica, Dino Dessì, ha rafforzato le speranze dei sindaci di Sarroch, Pula e Villa San Pietro, riuniti ai piedi dell'invaso-cantiere. E ha lanciato anche un segnale agli ambientalisti, fieri oppositori del progetto: «Non ci fermerete». Parla, Dino Dessì, e per la prima volta racconta la sua versione dei fatti. Che riserva qualche sorpresa. La prima: L'azienda non è stata mandata via da nessuno. Semplicemente, ha preso i piedi e abbandonato il cantiere. Per la versione del Consorzio, nel 2001 l'associazione temporanea di imprese, capitanata dalla spagnola Dragados, avrebbe chiesto un aggiornamento degli importi previsti dal vecchio bando del 1998. Pur sapendo - dice Roberto Meloni, ingegnere in forza al Consorzio - che questa norma non esiste da almeno quindici anni e, quindi, non erano possibili adeguamenti. Ciononostante, ha abbandonato i lavori. La seconda novità riguarda il collegio arbitrale insediatosi a settembre, che vede contrapposti un rappresentante della Dragados e uno del Consorzio: lo scopo del collegio è di risolvere il contenzioso nato dopo lo stop ai lavori, avvenuto ormai sei anni fa. L'impresa spagnola chiede un risarcimento di ottanta milioni di euro, mentre il Consorzio ribatte che, se l'opera non viene conclusa, chiederà cento milioni di euro per danni ambientali. La diga si farà, con o senza gli spagnoli. - ha ribadito Dino Dessì -. Se c'è qualcosa da dare all'impresa, daremo il dovuto. Ma sempre secondo quanto previsto dalla legge, perché qui si parla di soldi pubblici e non è impensabile un danno erariale. Intanto, la riunione del collegio prevista per mercoledì sera è saltata ed è stata rinviata a fine mese. Una mossa - ha commentato l'assessore regionali ai Lavori pubblici, Carlo Mannoni - che leggo in maniera positiva. Perché ? L'esponente della giunta Soru non parla, ma lascia intendere che, molto probabilmente, gli spagnoli hanno chiesto tempo per esaminare la proposta di risolvere la vertenza. In soldoni: il Consorzio ha proposto una cifra, la Dragados chiede tempo per valutare il da farsi. Nel frattempo, la linea della Regione è chiara: L'opera incompiuta è una ferita ambientale che va rimarginata, e non con il ripristino ambientale. La diga si farà, perché serve. Da parte nostra c'è la massima disponibilità per garantire i fondi necessari, stimati in sessanta milioni di euro e peraltro già stanziati dal Cipe e dall'ex commissario per l'emergenza idrica. E l'ambiente ? I primi oppositori sono le associazioni Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra, che hanno sempre messo in dubbio la reale utilità di un'opera che ha portato solo un danno ingente nel bel mezzo di un sito d'interesse comunitario, con lo sradicamento degli ulivi secolari e lo sventramento di un'intera montagna. Dice Dessì: Rispetto gli ambientalisti, ma non quando si mettono di traverso su un'opera già appaltata e coi contratti firmati. In merito, comunque, abbiamo preparato un dvd con tutte le simulazioni del caso: l'impatto non è così smisurato come affermano.